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Approfondimento
Scienze poliiche
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040930nora
A
Scienze Politiche un seminario su Europa, Islam e globalizzazione
"La Costituzione europea non ha futuro"
L’attuale quadro giuridico, istituzionale e culturale del vecchio
continente, in vista del possibile varo della carta fondamentale della Ue,
anche in rapporto all'avvicinamento con il mondo musulmano. Questi alcuni
degli argomenti del convegno. Antonello Miranda, docente di Diritto privato
comparato a Scienze politiche, e Adolfo Moranti, docente di Psicologia dell’Università
“Guglielmo Marconi” di Roma, a confronto su uno dei temi più
scottanti del momento
La Costituzione europea non vedrà mai
la luce. E' questa la conclusione emersa nel corso del convegno, svoltosi
presso la facoltà di Scienze politiche, che ha cercato di definire
il futuro verso cui sta andando incontro la “cara, vecchia Europa”
Per Alessandro Arcobasso, responsabile del Collegio San Rocco.it, e organizzatore
del seminario “Il ruolo dell’Europa nell’era della globalizzazione.
Quale rapporto con l’Islam?”, e per Mauro La Mantia, responsabile
del sindacato studentesco Ugs, scopo del seminario era quello di “discutere
dell’attuale situazione politica, focalizzando l’attenzione
su quella che è oggi l’identità dei popoli”.
Ad aprire l'incontro è stato il consigliere comunale Raoul Russo
che, nel suo intervento, ha sottolineato che “attualmente ci troviamo
in una fase di costruzione di una nuova identità dell’Europa.
E’ importante che questa nuova entità politica, giuridica,
istituzionale e soprattutto culturale, sia riconosciuta innanzitutto dalla
gente. Solo andando alla ricerca delle comuni radici, in particolare quelle
cristiane, si può infondere negli europei il senso di appartenenza,
nonostante le innegabili diversità tra i popoli. In fondo Palermo
rappresenta un esempio di come popoli diversi possano convivere e integrarsi”.
L’intervento di Alberto Maira, rappresentante dell’assessorato
regionale dei Beni culturali, ha mirato invece a chiarire quale ruolo
abbia oggi la globalizzazione in Europa. “Bisogna considerare che
oggi nel nostro continente vivono moltissimi extracomunitari e gente proveniente
dall’Est, a cui è stato permesso, dai governi del centrosinistra,
di giungere nei paesi europei più ricchi con troppa facilità.
Queste persone che, il più delle volte vivono in condizioni disumane,
non stanno godendo dei benefici che la globalizzazione ha sortito nelle
zone ricche del mondo. Il benessere - continua Maira - è una condizione
che solo il 30 per cento della popolazione mondiale vive quotidianamente,
mentre 500 milioni di persone cercano di sopravvivere a guerre, carestie
e malattie. Non è la globalizzazione, né il progresso ad
aver causato la povertà nel mondo, ma le disuguaglianze. Semmai
questa sta cercando di ridistribuire le risorse.”
A discutere del nuovo assetto giuridico dell’Europa è stato
Antonello Miranda, docente di Diritto privato comparato a Scienze Politiche,
che si è mostrato molto scettico sulla possibilità che la
Costituzione europea veda realmente la luce, considerato che una sola
defezione da parte di un solo stato basterà per non fare entrare
in vigore la carta. “Sono due le questioni che rendono difficile
l’entrata in vigore della Costituzione europea. La prima riguarda
lo scontro tra due ideologie giuridiche, nonché due modelli costituzionali:
quello inglese che non prevede nessuna carta scritta dei diritti e doveri
dei cittadini, e quello francese, ispiratore di tutte le carte costituzionali
scritte. E’ improbabile che si arrivi a un compromesso, per questo
credo che la Costituzione europea non abbia futuro. Altra annosa questione
riguarda il preambolo alla Costituzione, - continua il professor Miranda
- nel quale si sottolinea la comune origine cristiana dei popoli europei.
Questa premessa pone paesi come la Turchia in una posizione difficile,
a causa della sua tradizione musulmana, radicata da secoli nel popolo
turco. Di fatto si impone a questi Stati un adeguamento che non potrà
mai essere accettato dalla gente.” La questione della Turchia è
stata affrontata anche dal Adolfo Morganti, docente di Psicologia dell’Università
“Guglielmo Marconi” di Roma.
Il suo intervento si è focalizzato sulla diversità culturale
tra i popoli cristiani e musulmani, sottolineando che “sarà
improbabile che si arrivi alla sottoscrizione della carta, specie nel
clima attuale, in cui lo scontro tra l’occidente e l’Islam
è così devastante. Ci troviamo di fronte a due fondamentalismi,
che indicano una frammentazione culturale. L’Europa teme la cultura
islamica perché non la conosce. Ciò provoca da un lato una
grande diffidenza, ma dall’altro lato c’è l’esigenza
di “addomesticare” chi è diverso da noi. Si è
cominciato con le merci e ora si sta tentando con i valori. Dal canto
loro, gli islamici sono sospettosi verso la civiltà occidentale
perché spesso sono stati sfruttati e derubati. Di certo la strategia
di invasione di Bush non ha contribuito a rendere il clima più
favorevole”, ha concluso Adolfo Morganti. Vedremo nei prossimi mesi
quale direzione imboccherà la nuova, vecchia Europa.
Eleonora Mannino.
rev frad/damo
(30 settembre 2004)
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al n. 10 del 1/6/2001
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