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Approfondimento Scienze poliiche

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A Scienze Politiche un seminario su Europa, Islam e globalizzazione

"La Costituzione europea non ha futuro"
L’attuale quadro giuridico, istituzionale e culturale del vecchio continente, in vista del possibile varo della carta fondamentale della Ue, anche in rapporto all'avvicinamento con il mondo musulmano. Questi alcuni degli argomenti del convegno. Antonello Miranda, docente di Diritto privato comparato a Scienze politiche, e Adolfo Moranti, docente di Psicologia dell’Università “Guglielmo Marconi” di Roma, a confronto su uno dei temi più scottanti del momento

La Costituzione europea non vedrà mai la luce. E' questa la conclusione emersa nel corso del convegno, svoltosi presso la facoltà di Scienze politiche, che ha cercato di definire il futuro verso cui sta andando incontro la “cara, vecchia Europa”
Per Alessandro Arcobasso, responsabile del Collegio San Rocco.it, e organizzatore del seminario “Il ruolo dell’Europa nell’era della globalizzazione. Quale rapporto con l’Islam?”, e per Mauro La Mantia, responsabile del sindacato studentesco Ugs, scopo del seminario era quello di “discutere dell’attuale situazione politica, focalizzando l’attenzione su quella che è oggi l’identità dei popoli”. Ad aprire l'incontro è stato il consigliere comunale Raoul Russo che, nel suo intervento, ha sottolineato che “attualmente ci troviamo in una fase di costruzione di una nuova identità dell’Europa. E’ importante che questa nuova entità politica, giuridica, istituzionale e soprattutto culturale, sia riconosciuta innanzitutto dalla gente. Solo andando alla ricerca delle comuni radici, in particolare quelle cristiane, si può infondere negli europei il senso di appartenenza, nonostante le innegabili diversità tra i popoli. In fondo Palermo rappresenta un esempio di come popoli diversi possano convivere e integrarsi”.
L’intervento di Alberto Maira, rappresentante dell’assessorato regionale dei Beni culturali, ha mirato invece a chiarire quale ruolo abbia oggi la globalizzazione in Europa. “Bisogna considerare che oggi nel nostro continente vivono moltissimi extracomunitari e gente proveniente dall’Est, a cui è stato permesso, dai governi del centrosinistra, di giungere nei paesi europei più ricchi con troppa facilità. Queste persone che, il più delle volte vivono in condizioni disumane, non stanno godendo dei benefici che la globalizzazione ha sortito nelle zone ricche del mondo. Il benessere - continua Maira - è una condizione che solo il 30 per cento della popolazione mondiale vive quotidianamente, mentre 500 milioni di persone cercano di sopravvivere a guerre, carestie e malattie. Non è la globalizzazione, né il progresso ad aver causato la povertà nel mondo, ma le disuguaglianze. Semmai questa sta cercando di ridistribuire le risorse.”
A discutere del nuovo assetto giuridico dell’Europa è stato Antonello Miranda, docente di Diritto privato comparato a Scienze Politiche, che si è mostrato molto scettico sulla possibilità che la Costituzione europea veda realmente la luce, considerato che una sola defezione da parte di un solo stato basterà per non fare entrare in vigore la carta. “Sono due le questioni che rendono difficile l’entrata in vigore della Costituzione europea. La prima riguarda lo scontro tra due ideologie giuridiche, nonché due modelli costituzionali: quello inglese che non prevede nessuna carta scritta dei diritti e doveri dei cittadini, e quello francese, ispiratore di tutte le carte costituzionali scritte. E’ improbabile che si arrivi a un compromesso, per questo credo che la Costituzione europea non abbia futuro. Altra annosa questione riguarda il preambolo alla Costituzione, - continua il professor Miranda - nel quale si sottolinea la comune origine cristiana dei popoli europei. Questa premessa pone paesi come la Turchia in una posizione difficile, a causa della sua tradizione musulmana, radicata da secoli nel popolo turco. Di fatto si impone a questi Stati un adeguamento che non potrà mai essere accettato dalla gente.” La questione della Turchia è stata affrontata anche dal Adolfo Morganti, docente di Psicologia dell’Università “Guglielmo Marconi” di Roma.
Il suo intervento si è focalizzato sulla diversità culturale tra i popoli cristiani e musulmani, sottolineando che “sarà improbabile che si arrivi alla sottoscrizione della carta, specie nel clima attuale, in cui lo scontro tra l’occidente e l’Islam è così devastante. Ci troviamo di fronte a due fondamentalismi, che indicano una frammentazione culturale. L’Europa teme la cultura islamica perché non la conosce. Ciò provoca da un lato una grande diffidenza, ma dall’altro lato c’è l’esigenza di “addomesticare” chi è diverso da noi. Si è cominciato con le merci e ora si sta tentando con i valori. Dal canto loro, gli islamici sono sospettosi verso la civiltà occidentale perché spesso sono stati sfruttati e derubati. Di certo la strategia di invasione di Bush non ha contribuito a rendere il clima più favorevole”, ha concluso Adolfo Morganti. Vedremo nei prossimi mesi quale direzione imboccherà la nuova, vecchia Europa.
Eleonora Mannino.
rev frad/damo

(30 settembre 2004)

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