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Approfondimento
- Inchiesta |
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040930nora
Iniziative di controlli tv già
avviate a Bergamo e Torino
Telecamere a scuola? A Palermo sarebbe rivolta
Indagine nelle superiori del capoluogo siciliano per
conoscere il parere di presidi e vicepresidi sulla possibilità di
spiare i ragazzi durante la permanenza in aula. Tutti, tranne il "Meli",
hanno detto
"no"
Dura
la vita per gli studenti spiati dalle telecamere
nelle aule e nei corridoie costretti a timbrare i cartellini
che registrano l'orario di entrata e di uscita da scuola, come se fossero
in fabbrica.
Queste le novità che arrivano da due scuole del Nord Italia (una
a Torino, l'altra Bergamo), dove tra le polemiche hanno installato telecamere
per garantire il regolare svolgersi dell'attività didattica.
Ma sono davvero così "pericolosi" i ragazzi d'oggi, tanto
da doverli controllare, se non spiare in un ambiente come la scuola, nel
quale trascorroro metà della loro giornata, intrecciano amicizie
e fanno le loro prime esperienze di vita? Forse dopo quello che è
accaduto al Liceo Parini di Milano, dove nei giorni scorsi alcuni studenti
hanno provocato l'allagamento della scuola solo per saltare un compito
in classe, l'opinione diffusa è quella che i ragazzi sono degli
irresponsabili, che vanno puniti.
Per capire che clima vige nelle scuole palermitane, abbiamo chiesto a
presidi e vicepresidi di alcune scuole superiori se l'uso della telecamera
sembra rappresentare una soluzione nel controllo dei ragazzi.
Al liceo scientifico "Benedetto Croce" vige un clima di controllo,
che rasenta quello militare, stando alle dichiarazioni del vicepreside
Salvino Amico: "Il nostro è un ambiente tranquillo. Lasciamo
ad altri inziative come le telecamere. Qui non sfugge nessuno al controllo
e alla vigilanza di professori e bidelli". Ambiente più permissivo
all'Ipsia "Ascione", dove il vicepreside, il professor Salvatore
Morales, ha tenuto a precisare: "Non abbiamo mai pensato di installare
un circuito di telecamere per controllare gli studenti. Vogliamo che i
ragazzi siano loro stessi, che vestano come vestono fuori, che non si
sentano criminalizzati anche quando commettono degli errori. Condannarli
per come si vestono? Ma se anche le mie colleghe vestono come le ragazzine",
ha affermato sarcasticamente Morales.
In controtendenza la posizione del preside del liceo classico "Meli",
Sergio Lo Monaco, il quale, senza particolari remore, ha ammesso: "Le
telecamere nella mia scuola non ci sono, ma in qualche ambiente le utilizzerei.
Per esempio non sarei contrario ad istallarle nei corridoi. Ovviamente
la vigilanza affidata al personale scolastico è sempre preferibile,
ma c'è carenza di personale, e poi bisogna ammettere che l'occhio
umano non può guardare tutto". Per argomentare ancora più
chiaramente la sua posizione, il preside Lo Monaco ha portato come esempio
la difficoltà di vigilare in una scuola grande come la sua: "Un
bidello non può controllare spazi grandi, quindi è più
sicuro l'utilizzo di due monitor su cui scorrono le immagini dei locali
ripresi dalle telecamere. In questo modo chi vigila potrà intervenire
subito se accade qualcosa di anomalo". Il preside del "Meli"
è convinto che la telecamera sia di per sè uno strumento
neutro, e che il suo utilizzo dipende dal progetto educativo che vi sta
dietro. "Telecamere a scuola si, non per spiare i ragazzi ma per
prevenire comportamenti non consoni all'ambiente scolastico", ha
concluso Lo Monaco. C'è stato anche chi non ha voluto pronunciarsi
sulla questione, e ha semplicemente affermato che le "norme di comportamento
presenti nel regolamento d'istituto non prevedono forme di controllo come
la telecamera, perchè non è necessario". Sono state
queste le parole del vicepreside dell'Ipsia "Medi", il professor
Angelo Inzerillo. Secondo alcune indiscrezioni però l'esperimento
di trasformare una scuola palermitana in una sorta di "Grande Fratello"
scolastico, non sarebbe rimasto solo sulla carta. Ma nessuno degli intervistati
ha voluto fare il nome della scuola, talvolta affermando di aver non mai
sentito parlare di questa storia. L'unico che ha ammesso di esser certo
che in una scuola di Palermo sè stata tentata un'esperienza del
genere, stroncata sul nascere perchè ritenuta invasiva nei confronti
dei ragazzi e degli insegnanti, è stato il professor Salvino Amico
del "Benedetto Croce". Anche lui afferma di non conoscere il
nome della scuola.
Quindi, almeno per ora, gli studenti palermitani potranno continuare ad
avere una vita scolastica "normale", costellata di baci rubati
nei corridoi, sigarette fumate di nascosto nei bagni, sbirciatine negli
spogliatoi delle ragazze e liti con i compagni. Almeno finchè non
sbarcherà qui da noi l'occhio onniscente del "Grande fratello".
Eleonora Mannino
(11 novembre
2004)
rev anme
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al n. 10 del 1/6/2001
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