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Medicina - Approfondimento |
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040929fabsAPmed
La
struttura vanta molte collaborazioni con Università europee
L'istituto di Ginecologia e ostetricia di Palermo
Dall'età regia ad oggi fra tradizione e innovazione
La scuola vanta nel suo passato l’apporto di medici e ricercatori
che hanno inventato diverse tecniche mediche come la laparoscopia e la
pillola contraccettiva. Adesso la situazione non è così
rosea, soprattutto nel campo della ricerca: “Il settore manca di
fondi, volontà e aiuta poco i giovani” - denuncia il direttore
Antonio Martorana
Vanta
una tradizione pluridecennale e un gruppo di medici e ricercatori che,
soprattutto a ridosso degli anni ’70, hanno dato apporti decisivi
e innovativi alle maggiori scoperte nel campo ginecologico. E’ la
storia dell’istituto di Ginecologia e Ostetricia dell’Università
di Palermo, struttura già presente e attiva in età regia
e che ha dalla sua diversi fiori all’occhiello. "Questa scuola
- racconta il direttore Antonio Martorana - è stato la culla di
diverse tecniche chirurgiche che adesso hanno una diffusione capillare
in tanti ambiti medici. Basti pensare - prosegue - alla chirurgia laparoscopica,
portata qui dai professori Urbano e Cittadini dopo aver frequentato la
rinomata scuola di Raul Palmer a Parigi. Era il 1964, in Italia questa
tecnica era del tutto sconosciuta: loro due sono stati i pionieri di questo
innovativo approccio all’apparato genitale interno”.
Questo è soltanto uno degli elementi e delle innovazioni più
interessanti che l’istituto ha prodotto. La scuola ha infatti dato
origine agli studi su varie discipline quali l’endocrinologia ginecologica,
ossia l’utilizzo di dosaggi ormonali, biologici e radioimmunologici.
“La famosa 'pillola contraccettiva' - dice Martorana - ha avuto
come pioniere ancora una volta il professore Cittadini che, primo in Italia,
ne scrisse un libro.
L’istituto è sempre stato all’avanguardia nel trattamento
di anomalie morfologiche uterine, che sono le maggiori cause di aborti:
“In merito - spiega il docente - la chirurgia si avvaleva di una
tecnica denominata “a cielo aperto”. Adesso, invece, gli interventi
di rimozione di polipi, fibromi intercavitali e così via si effettuano
per via vaginale attraverso tecniche mini-invasive”. La ginecologia
oncologica, tranne che nei centri iperspecializzati, rimane invece ancorata
alla chirurgia tradizionale.
Il periodo in cui operavano Cittadini, Rubino e Albano favoriva e invogliava
la scoperta, cioè la voglia e la curiosità di trovare alternative
sempre più incisive alla medicina tradizionale. Adesso la situazione
è parecchio cambiata: “Attualmente sul tema della ricerca
non siamo autonomi - denuncia Martorana -. Per svolgere questo tipo di
attività servono fondi, mezzi, volontà e, soprattutto, incentivi
umani” . Il direttore approfondisce il concetto: “Il ruolo
di ricercatori oggi è sempre più messo da parte, è
un settore iperinvecchiato, ‘chiuso’ ai giovani, cui uccide
persino la speranza. Oggi abbiamo un’età media per i ricercatori
che va dai 55 ai 60 anni. E’ proprio questo il problema: la ricerca
può anche non ottenere risultati positivi, ma ha il compito di
infondere speranza e soprattutto deve essere inquadrata in un’atmosfera
psicologica ‘giovane’. Nell’istituto abbiamo ragazzi
molto validi che vedono davanti a loro ricercatori ormai anziani e disillusi:
cos’altro possono fare se non andare via?”.
Il discorso scivola poi sull’attività formativa degli studenti.
“Abbiamo un corso di laurea triennale in Ostetricia, presieduto
dal professore Damiani, in cui si focalizza l’attenzione sulle gravidanze
ad alto rischio”. Della parte didattica si occupano soprattutto
i medici universitari che operano nella struttura, anche se i medici ospedalieri
svolgono spesso la stessa funzione, insieme a quella d’assistenza.
Una nota a parte merita la possibilità per gli studenti di venire
a contatto con le Università europee, soprattutto quelle dell’Est.
In più, il Consiglio di facoltà ha recentemente dato il
via libera all’opportunità per i ragazzi di svolgere stages
presso centri specializzati siciliani convenzionati, come l’ospedale
Civico di Palermo e il Sant’Antonio Abbate di Trapani, “ma
in generale - conclude Martorana - il Consiglio non si è mai opposto
alla possibilità che i propri studenti facciano esperienze formative
differenti”.
Fabio Scavuzzo
rev cave
(11 settembre 2004)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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