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040922giolAPing
Ingegneria senza soldi, salta il dottorato
in nucleare
Il corso di ricerca in “Ingegneria dei reattori nucleari innovativi
e a fusione”, unico nel suo genere in Italia, quest’anno non
verrà attivato. Il ministero ha tagliato i fondi. I laureati andranno
in Spagna e Inghilterra. Il direttore del Dipartimento, Giuseppe Vella:
“Così si favorisce la fuga dei cervelli’”
Anche
l’Ingegneria nucleare tra le vittime illustri dei tagli alla ricerca.
Il dottorato in “Ingegneria dei reattori nucleari innovativi e a
fusione”, promosso dal dipartimento di Ingegneria nucleare dell’Università
di Palermo diretto da Giuseppe Vella e che rappresenta un caso unico nel
panorama italiano di riferimento, quest’anno non verrà attivato.
“I corsi di dottorato andrebbero potenziati e invece le risorse
vengono sempre più ridotte e non rappresentano nemmeno la metà
di quelle che vengono messe a disposizione negli altri Paesi”, lamenta
Vella. Il mancato finanziamento del dottorato ha destato una certa sorpresa.
“Quest’anno sei studenti laureati in Ingegneria avevano intenzione
di partecipare al dottorato - sottolinea il docente -. Ora due di loro
frequenteranno un corso simile in Spagna e un altro si è già
recato in Inghilterra. Il dottorato è un’importante palestra
perché consente di formare laureati che hanno già un elevato
livello di conoscenze”. Si ripropone quindi il problema della “fuga
dei cervelli”. “Moltissime istituzioni italiane, a partire
da Confindustria - continua Vella - hanno sollevato questo problema. Se
si riduce il valore aggiunto che può essere determinato dalla ricerca,
il Paese rischia, a lungo andare, un azzeramento della conoscenza”.
Sulla stessa linea Michele Ciofalo, uno dei docenti impegnati nel dottorato.
“Coloro che partecipano a questo tipo di corso producono un’attività
di ricerca di ottima qualità nel Paese, ma se non riusciamo ad
offrire loro un numero adeguato di borse di studio o tematiche che vanno
incontro ai loro interessi, andranno da un’altra parte. Così
facendo si va verso uno smantellamento dell’università statale”.
Negli ultimi tempi si è parlato di un possibile ritorno all’energia
nucleare ma la mancata attivazione del dottorato in “Ingegneria
dei reattori nucleari innovati e a fusione” sembra andare in tutt’altra
direzione. “Le tematiche che abbiamo affrontato nel corso degli
anni – spiega Vella - sono sempre state adeguate alle richieste
dei centri di ricerca nazionali ed europei e siamo stati gli unici in
Italia a condurre questo particolare insieme di studi”. Il corso,
che è stato attivato per la prima volta nel 1996 e che ha potuto
contare in media, negli ultimi anni, su tre-quattro iscritti per ogni
ciclo, si occupa delle problematiche relative agli impianti nucleari a
fissione di tipo innovativo e delle tematiche di natura ingegneristica
legate ai reattori nucleari a fusione. “Lo spettro delle attività
è piuttosto ampio – continua il docente – si va dalla
valutazione dell’impatto ambientale dei sistemi ad alto rischio
all’applicazione delle metodologie nucleari in campo medico”.
Il dottorato, di durata triennale riservato solo ai laureati del vecchio
ordinamento, consentirebbe sbocchi occupazionali anche al di fuori del
mondo della ricerca. “Si punta molto sulla radioprotezione - dichiara
Vella – un’attività dalle forti implicazioni ecologiche
perché consente l’individuazione dei contaminanti radioattivi
presenti nell’ambiente”. Alcuni tra gli studi più importanti
condotti nell’ambito del dottorato sono quelli che riguardano i
reattori innovativi a fissione nucleare. “Sono dei dispositivi che
danno maggiori garanzie di sicurezza – spiega Vella – già
a partire dalla costruzione dei componenti, la cui qualità è
sottoposta ad un attento controllo”. Si tratta di reattori che hanno
caratteristiche più adeguate alla produzione di energia. “La
loro flessibilità, infatti, consente di inserirli facilmente nelle
reti elettriche differenziate, in relazione alle esigenze dei vari Paesi”.
Tra i reattori innovativi particolare attenzione è dedicata agli
“Ads”. “Sono reattori in grado di ridurre la quantità
dei rifiuti radioattivi e garantire la massima sicurezza”, conclude
Vella.
Giorgio La Bruzzo
(22 settembre 2004)
rev anme
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