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Ingegneria

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Ingegneria senza soldi, salta il dottorato in nucleare
Il corso di ricerca in “Ingegneria dei reattori nucleari innovativi e a fusione”, unico nel suo genere in Italia, quest’anno non verrà attivato. Il ministero ha tagliato i fondi. I laureati andranno in Spagna e Inghilterra. Il direttore del Dipartimento, Giuseppe Vella: “Così si favorisce la fuga dei cervelli’”

Anche l’Ingegneria nucleare tra le vittime illustri dei tagli alla ricerca. Il dottorato in “Ingegneria dei reattori nucleari innovativi e a fusione”, promosso dal dipartimento di Ingegneria nucleare dell’Università di Palermo diretto da Giuseppe Vella e che rappresenta un caso unico nel panorama italiano di riferimento, quest’anno non verrà attivato. “I corsi di dottorato andrebbero potenziati e invece le risorse vengono sempre più ridotte e non rappresentano nemmeno la metà di quelle che vengono messe a disposizione negli altri Paesi”, lamenta Vella. Il mancato finanziamento del dottorato ha destato una certa sorpresa. “Quest’anno sei studenti laureati in Ingegneria avevano intenzione di partecipare al dottorato - sottolinea il docente -. Ora due di loro frequenteranno un corso simile in Spagna e un altro si è già recato in Inghilterra. Il dottorato è un’importante palestra perché consente di formare laureati che hanno già un elevato livello di conoscenze”. Si ripropone quindi il problema della “fuga dei cervelli”. “Moltissime istituzioni italiane, a partire da Confindustria - continua Vella - hanno sollevato questo problema. Se si riduce il valore aggiunto che può essere determinato dalla ricerca, il Paese rischia, a lungo andare, un azzeramento della conoscenza”. Sulla stessa linea Michele Ciofalo, uno dei docenti impegnati nel dottorato. “Coloro che partecipano a questo tipo di corso producono un’attività di ricerca di ottima qualità nel Paese, ma se non riusciamo ad offrire loro un numero adeguato di borse di studio o tematiche che vanno incontro ai loro interessi, andranno da un’altra parte. Così facendo si va verso uno smantellamento dell’università statale”. Negli ultimi tempi si è parlato di un possibile ritorno all’energia nucleare ma la mancata attivazione del dottorato in “Ingegneria dei reattori nucleari innovati e a fusione” sembra andare in tutt’altra direzione. “Le tematiche che abbiamo affrontato nel corso degli anni – spiega Vella - sono sempre state adeguate alle richieste dei centri di ricerca nazionali ed europei e siamo stati gli unici in Italia a condurre questo particolare insieme di studi”. Il corso, che è stato attivato per la prima volta nel 1996 e che ha potuto contare in media, negli ultimi anni, su tre-quattro iscritti per ogni ciclo, si occupa delle problematiche relative agli impianti nucleari a fissione di tipo innovativo e delle tematiche di natura ingegneristica legate ai reattori nucleari a fusione. “Lo spettro delle attività è piuttosto ampio – continua il docente – si va dalla valutazione dell’impatto ambientale dei sistemi ad alto rischio all’applicazione delle metodologie nucleari in campo medico”. Il dottorato, di durata triennale riservato solo ai laureati del vecchio ordinamento, consentirebbe sbocchi occupazionali anche al di fuori del mondo della ricerca. “Si punta molto sulla radioprotezione - dichiara Vella – un’attività dalle forti implicazioni ecologiche perché consente l’individuazione dei contaminanti radioattivi presenti nell’ambiente”. Alcuni tra gli studi più importanti condotti nell’ambito del dottorato sono quelli che riguardano i reattori innovativi a fissione nucleare. “Sono dei dispositivi che danno maggiori garanzie di sicurezza – spiega Vella – già a partire dalla costruzione dei componenti, la cui qualità è sottoposta ad un attento controllo”. Si tratta di reattori che hanno caratteristiche più adeguate alla produzione di energia. “La loro flessibilità, infatti, consente di inserirli facilmente nelle reti elettriche differenziate, in relazione alle esigenze dei vari Paesi”. Tra i reattori innovativi particolare attenzione è dedicata agli “Ads”. “Sono reattori in grado di ridurre la quantità dei rifiuti radioattivi e garantire la massima sicurezza”, conclude Vella.
Giorgio La Bruzzo

(22 settembre 2004)

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