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Ingegneria

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Energetica, ecco i tecnici dello sviluppo sostenibile
Dallo studio dei processi energetici per l’uso delle fonti fossili ed alternative a quello delle tecnologie solari termiche e fotovoltaiche: il corso di laurea della facoltà di Ingegneria punta su un ampio campo di azione. “Formeremo figure in grado di ottimizzare l’impiego delle risorse energetiche, riducendo al minimo l’impatto sull’ambiente”, spiega il coordinatore Dispenza

Aumenta la richiesta di energia, diminuiscono le risorse tradizionali e l’Ateneo palermitano si adegua attraverso il corso di laurea triennale in Ingegneria energetica, un indirizzo che, nel resto d’Italia, è presente soltanto in altre sette università. “Oggi c’è grande attenzione verso l’impiego razionale delle risorse energetiche – spiega il coordinatore del corso, Celidonio Dispenza – e l’ingegnere energetico deve essere in grado di ottimizzare e gestire con efficacia l’impiego di tali risorse, riducendo al minimo l’impatto sull’ambiente”. Il corso mira dunque a formare una figura professionale capace di contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio. Da qui la necessità di fornire una serie di competenze correttamente equilibrate tra le diverse aree dell’ingegneria industriale (meccanica, chimica, elettrotecnica, nucleare, ambientale), senza dimenticare alcune nozioni di carattere economico-gestionale, necessarie per la gestione delle risorse energetiche e dei processi per il loro uso. “All’inizio concentriamo la nostra attenzione sulle materie di base – sottolinea Dispenza – in modo da consentire ai ragazzi provenienti dal liceo di affrontare adeguatamente le fasi successive del corso. Negli anni successivi, poi, diamo spazio anche ad attività più direttamente correlate al mondo del lavoro, come stage e tirocini”. Lo scorso anno, però, solo 15 studenti hanno deciso di iscriversi. “Spesso i ragazzi non hanno sufficienti informazioni e finiscono con l’andare altrove – spiega il docente -. Quest’anno sono stati in 37 a sostenere le prove di ammissione e speriamo che in futuro il loro numero cresca ulteriormente, magari grazie ad una più adeguata pubblicizzazione del corso. A partire magari dal sito che ho messo a disposizione degli interessati”.
La laurea in Ingegneria energetica si articola in due profili: “Formativo” e “Sicurezza e tecnologie nucleari”. Il primo percorso fornisce un’ampia preparazione nei diversi settori dell’Ingegneria energetica grazie all’approfondimento delle discipline di base. “La fornitura di servizi energetici completi, e non parliamo solo di energia elettrica ma anche di gas e calore – spiega Dispenza – ricopre una parte assai rilevante nel mondo. In Italia vi è un numero grandissimo di aziende produttrici che operano nel settore dell’energia e delle macchine impiegate nei processi energetici”. Gli sbocchi occupazionali non mancano. “Oggi - continua il docente - l’attività relativa sia alla progettazione che alla realizzazione degli impianti termici, frigoriferi e di climatizzazione è più intensa che mai. Le grandi industrie energetiche sono poi, di fatto, società in cui vi è un rilevante impiego di risorse umane. Basti pensare all’Enel o all’Eni”. Il secondo profilo, denominato “Sicurezza e tecnologie nucleari”, punta più specificamente alla formazione di figure professionali che siano capaci di operare nell’ambito delle applicazioni per l’uso pacifico dei radioisotopi e dunque sia nei settori prettamente industriali sia nelle strutture sanitarie. “Ambiti in cui trova occupazione un buon numero di laureati”, sottolinea Dispenza.
La facoltà ha anche istituito le lauree specialistiche di due anni in Ingegneria energetica e in Ingegneria nucleare. Due opportunità importanti per proseguire gli studi anche dopo aver completato il corso triennale. “La laurea specialistica – spiega il docente – deve fornire un adeguato livello di approfondimento e specializzazione su quelli che sono gli argomenti centrali dell’Ingegneria energetica. Lo scopo è quello di formare dei tecnici qualificati, capaci di promuovere e sviluppare l’innovazione tecnologica e di svolgere attività di progettazione e di ricerca”.
Giorgio La Bruzzo

(22 settembre 2004)

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