Testata giornalistica dell'Università degli Studi di Palermo. - ateneo@unipa.it


www.ateneonline.info
portale d'informazione
dell'Università degli Studi
di Palermo

LE SEZIONI


Notiziario

>Esteri

>Interni

>Sicilia

>Palermo

>Sport e tempo libero

>News

>L'edicola online

>Rassegna stampa

>I grandi temi



Economia

040921leoAP
Parla Gioacchino Fazio, docente di Economia applicata
Crisi Alitalia, due strade per uscire dal tunnel
"La ristrutturazione della compagnia è fondamentale per ottenere i finanziamenti e per la privatizzazione bisognerà rendere appetibile il marchio sul mercato europeo - spiega il professore dell'Ateneo palermitano - I provvedimenti previsti dal piano Cimoli sono solo il primo passo per risanare i bilanci, ma sarà necessario tirare la cinghia per diversi anni"

“Per evitare il collasso Alitalia può sostanzialmente seguire due strade La prima porta alla ristrutturazione della compagnia, necessaria per avere un finanziamento che è, di fatto, un aiuto di Stato. La seconda possibilità riguarda la privatizzazione, ma, da questo punto di vista, non si sono ancora verificate le condizioni tali da renderla possibile". A parlare è Gioacchino Fazio, docente di Economia applicata all’Università di Palermo, che aggiunge: "Al momento Alitalia vive una situazione di incertezza che non la rende appetibile nel mercato europeo. L’unico big player che potrebbe rilevarla, Air France, vuole rivedere gli accordi presi precedentemente, proprio perché le dinamiche di mercato sono cambiate”.
Negli ultimi giorni sono stati centinaia i dipendenti dell’Alitalia che hanno protestato contro i tagli al personale annunciati dal piano Cimoli. Sono 5mila, infatti, gli esuberi previsti per realizzare risparmi per 315 milioni di euro. La divisione in Alitalia Fly e Alitalia Service consentirà di limitare i licenziamenti e il recente accordo raggiunto con i piloti permetterà alla compagnia di bandiera di rifiatare, mettendo da parte altri 52 milioni. “Tutte le compagnie tradizionali - ha continuato Fazio - soffrono le situazioni del mercato, che negli ultimi anni sono cambiate. Al momento Alitalia si trova nella stessa condizione in cui si sono trovate qualche anno fa altre compagnie come Klm, Iberia, British Airways, ma, nel nostro caso, gli interventi per risanare i bilanci sono arrivati con qualche anno di ritardo. I provvedimenti presi in considerazione negli ultimi giorni sono necessari soprattutto per ridurre i tagli al personale, ma sono solo il primo passo. Per risanare il deficit ci vorranno alcuni anni di ‘vacche magre’ ”.
Il rialzo del titolo in Borsa non ha convinto i sindacati, unanimi nel ritenere il piano industriale insufficiente e troppo duro sul versante occupazionale. La richiesta è che le due nuove società, nate in seguito alla scissione, siano riunite sotto una holding comune e che le speranze di rilancio siano affidate all’aumento della capacità di sfruttare rotte fino a questo momento poco considerate. Con questa soluzione, secondo i sindacati, si eviterebbero pesanti tagli occupazionali.
La crisi dell’Alitalia, tuttavia, rischia di essere solo la punta di un iceberg: quello del trasporto aereo è certamente uno dei settori più depressi a partire dalla crisi seguita all’attentato alle Twin Towers. Da allora le aerolinee di tutto il mondo devono far fronte alla paura di volare, ma anche ai crescenti costi assicurativi e all’impennata del prezzo del carburante. Negli ultimi due anni, inoltre, il reddito reale degli individui in molti paesi è calato. Il dramma di Alitalia e dei suoi lavoratori è il riflesso di una condizione di difficoltà generale che non ha risparmiato numerose compagnie americane. Alcune di esse sono da mesi impegnate in un duro confronto con i sindacati interni per trovare il modo di uscire dalla crisi. Per favorire il contenimento dei costi e consentire il salvataggio delle rispettive aziende, i piloti di Continental Airlines e Northwest sono arrivati a offrire la chiusura dei fondi pensionistici e a tagliare le retribuzioni. United Airlines, la seconda compagnia aerea degli Stati Uniti, è in amministrazione controllata dalla fine del 2002 ed è in procinto di ridurre di ulteriori 6mila unità la propria forza lavoro, già scesa da 104 a 62mila addetti negli ultimi due anni. Altrettanto drammatica è la condizione di Lufthansa, dove gli stipendi sono stati tagliati del 20%. “In questi ultimi anni - ha concluso Fazio - l’economia globale è cresciuta a tassi molto bassi. Il settore del trasporto è molto legato a questo valore e ne ha risentito pesantemente. Ci sono stati, inoltre, orientamenti diversi a cui le principali compagnie di bandiera non si sono sapute adattare. Mi riferisco al settore ‘low cost’ che nei prossimi quattro anni dovrebbe conquistare ben il 14% del mercato. Bisogna, quindi, che le società tradizionali facciano delle scelte: devono decidere se fare concorrenza a quelli che stanno diventando dei nuovi colossi del mercato o orientarsi su un altro tipo di domanda, prendendo in considerazione, ad esempio, tratte intercontinentali a un prezzo più vantaggioso”.
Francesco Paolo Leonardo


(21 settembre 2004)

rev sage

Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo al n. 10 del 1/6/2001
Direttore: Giuseppe Silvestri. Direttore responsabile: Dario Fidora
Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di laurea in Scienze della Comunicazione
Presidente: Antonio La Spina