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Fumetti e animazione – Approfondimento
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Il disegnatore
americano è stato ospite al “Palermo fumetto”
Jim Lee, la mano nascosta dietro le imprese di Batman
Dopo gli inizi alla Marvel, l’artista ha rilanciato negli
Usa le serie dedicate a Superman e al supereroe di Gotham City. Si ispira
a Sergio Toppi e a Milo Manara ma quando disegna ritorna un quattordicenne: “Cerco
di riprodurre la stessa emozione che provavo quando ero solo un lettore”
Maglietta
rossa e cappellino blu. Jim Lee, uno dei disegnatori più amati
del mondo dei comics, si presenta così al “Palermo fumetto”,
la manifestazione che si è tenuta nel capoluogo siciliano dal 17
al 19 settembre, come se si volesse confondere con i fan che lo stanno
aspettando. Poi si siede e senza battere ciglio comincia a soddisfare
le richieste dei suoi “ammiratori”. L’uomo che ha rilanciato
negli Usa le serie di Superman e Batman disegna per
tre ore consecutive, ripercorrendo, attraverso i suoi schizzi, la storia
del fumetto americano: da Hulk a Spiderman, dall’uomo
pipistrello di Gotham City ai Fantastici Quattro, passando per
gli X-Men e i WildC.A.T.s. Quando finisce mi avvicino
un po’ timoroso per fargli qualche domanda. Mi sento un tifoso di
calcio che si avvicina a Zidane dopo avergli visto tirare alla perfezione
venti punizioni consecutive. Temo che sia troppo stanco per rispondere
alle mie domande ma quando glielo chiedo Jim si mostra subito disponibile
e cominciamo la nostra chiacchierata.
Come hai cominciato la tua attività di disegnatore?
“E’ una storia lunga (ride). Dopo la laurea nel 1986 ho raccolto
i miei disegni in una cartella e sono andato ad una manifestazione che
si teneva a New York, dove li ho mostrati agli editori della Marvel. I
miei disegni sono piaciuti e così ho iniziato a lavorare per un
anno alla serie Alfa-fight. Poi mi sono occupato del Punitore
e degli X-Men, ho messo su l’Image Comics e adesso lavoro
alla D.C. (la casa editrice di Batman e Superman, ndr)”.
Nel corso della tua carriera hai disegnato diversi personaggi.
Che tipo di rapporto hai instaurato con loro?
“Non sono personaggi reali e quindi non mi piace parlare di un vero
e proprio ‘rapporto’. Quando però disegno gli X-Men
cerco di riprodurre la stessa emozione che provavo quando ero solo un
lettore. Anche quando disegno Batman mi sembra di ritornare quattordicenne.
In generale cerco di evocare i miei ricordi, senza nessun messaggio nascosto”.
Come è cambiato il tuo stile negli anni?
“Lo stile di un disegnatore cambia necessariamente nel corso del
tempo perché è sottoposto all’influenza degli altri
artisti. Quando ho cominciato ero un grande fan di John Burn e di Stephen
Nolan, erano i miei idoli. Poi, crescendo, sono stato influenzato da alcuni
amici come Jeff Scott Campbell, e anche da alcuni artisti italiani. I
lavori di Sergio Toppi e di Milo Manara sono fantastici. Insomma, ti ispiri
a quelle cose che più ti colpiscono, fa parte dell’evoluzione
naturale del proprio stile”.
All’inizio della tua carriera disegnavi per la Marvel mentre
ora lavori per la D.C. Comics.
“Sono due esperienze abbastanza differenti. Alla Marvel ho lavorato
come ‘freelance’, ero soltanto un disegnatore, mentre alla
D.C. sono anche un manager. La carica di vice-presidente significa tanto
perché mi permette di controllare meglio quello che succede ai
miei disegni e contribuisco in misura maggiore al prodotto finale. E’
un’esperienza sicuramente più stimolante rispetto a quando
lavoravo alla Marvel e soprattutto ho la possibilità di lavorare
senza elementi di disturbo”.
C’è un fumetto italiano che ti piace particolarmente?
“Non ne conosco di molti perché non sono pubblicati negli
Stati Uniti. Ho letto qualcosa di Nathan Never e di Diabolik
e poi, come dicevo prima, i libri di Toppi e Manara. Quest’anno
ho avuto comunque l’opportunità di conoscere Gabriele Dell’Otto
e molti altri artisti italiani che lavorano alla Disney o alla Panini”.
Giorgio La Bruzzo
(21 settembre 2004)
rev damo
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al n. 10 del 1/6/2001
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