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Grandi temi - Approfondimento

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In arabo il termine arabo Higiab significa letteralmente copertura

Il velo islamico: simbolo religioso e pomo della discordia
Abbiamo confrontato la visione orientale e quella occidentale sull’uso di questo indumento, trovando una sorta di analogia tra la religione musulmana e quella cattolica. Il dibattito, però, resta ancora aperto, anche all'interno della stessa società islamica

Negli ultimi tempi, fomentati anche dal rapimento dei due giornalisti francesi, compiuto affinché la legge che vieta d’indossare il velo islamico nelle scuole venga abrogata, il pomo della discordia è diventato proprio questo: un simbolo d’identità religiosa e culturale, qual è il velo, viene contemporaneamente contestato e difeso, sia nei rapporti tra oriente e occidente, sia nell'ambito stesso del mondo islamico.
Nel Corano è previsto un velo, in arabo Higiab, letteralmente “copertura”, che in francese viene tradotto con “foulard” e che, nell’immaginario collettivo, ne dà un’idea meno seriosa.
Anche nell'ambito cristiano si parla del velo delle donne, ma in maniera un po’ diversa. La sua funzione, infatti, era quella di coprire i capelli durante le cerimonie religiose. La chioma, essendo considerata un attributo di bellezza femminile, doveva essere celata, sia per modestia, sia per non distrarre gli uomini dal raccoglimento. L’obbligo del velo è durato nelle chiese cattoliche fino ai nostri giorni e solo negli ultimi anni è stato generalmente abbandonato. La tradizione è proseguita solo nelle occasioni solenni, come il matrimonio. I cattolici non concepirebbero una sposa senza il velo: tuttavia esso, in questo caso, ha perso completamente il suo scopo originale ed è divenuto trasparente, semplice dettaglio ornamentale.
Nell’ambito islamico, invece, l’uso del velo si è diffuso perché la donna non dovrebbe mostrarsi in pubblico e, quando lo fa, è necessario che si copra il più possibile. Abbiamo però una varietà di veli: alcuni coprono semplicemente i capelli, altri coprono anche il viso (chador iraniano), altri ancora coprono tutto il corpo (burqa afghano).
Diverse le interpretazioni del suo significato: per alcuni la prescrizione coranica è un semplice invito alla modestia nel vestire femminile e non propriamente una regola religiosa. Il velo viene visto, quindi, come una tradizione ormai da superare. In quest’ottica, infatti, molte musulmane non lo usano più: la Turchia lo ha addirittura proibito per legge.
Per altri, invece, il velo è una prescrizione fondamentale.
La questione si è poi complicata con la presenza crescente di musulmani in occidente: ci si è chiesti se il velo possa essere indossato anche nelle scuole e negli uffici, se esso possa considerarsi un’espressione di libertà culturale o invece un simbolo di discriminazione e di oppressione delle donne. Di contro, lo scoprirsi delle occidentali appare un’incredibile mancanza di pudore di fronte alla società musulmana: il velo diventa, in questo caso, un rimedio drastico e sicuro.
Esso ha poi un significato più generale: mentre in occidente vi è un ampia libertà sessuale e i rapporti pre-matrimoniali sono molto diffusi, la società musulmana (come d'altronde quella cattolica) non intende assecondare questo costume e il velo assume la connotazione simbolica di un comportamento che riserva i rapporti sessuali al solo ambito matrimoniale.
Il velo, infine, costituisce un segno della tradizione musulmana. Diviene quindi un elemento d’identità culturale, esibito per chiedere rispetto e considerazione.
In occidente, in genere, non si comprendono tutte queste motivazioni: il velo appare semplicemente come un elemento di subordinazione della donna. Ma gli islamici affermano esattamente il contrario: i principi della morale tradizionale non sono contro la donna ma a suo favore.
Il dibattito rimane aperto.

Barbara Giangravè

(16 settembre 2004)


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