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Grandi temi - Approfondimento |
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040910bagiAP
In arabo il termine arabo
Higiab significa letteralmente copertura
Il velo islamico: simbolo religioso e pomo
della discordia
Abbiamo confrontato la visione orientale e quella occidentale sull’uso
di questo indumento, trovando una sorta di analogia tra la religione
musulmana e quella cattolica.
Il dibattito, però, resta ancora aperto, anche all'interno della
stessa società islamica
Negli ultimi tempi, fomentati anche dal rapimento dei due giornalisti
francesi, compiuto affinché la legge che vieta d’indossare
il velo islamico nelle scuole venga abrogata, il pomo della discordia è diventato
proprio questo: un simbolo d’identità religiosa e culturale,
qual è il velo, viene contemporaneamente contestato e difeso,
sia nei rapporti tra oriente e occidente, sia nell'ambito stesso del
mondo islamico.
Nel Corano è previsto un velo, in arabo Higiab, letteralmente “copertura”,
che in francese viene tradotto con “foulard” e che, nell’immaginario
collettivo, ne dà un’idea meno seriosa.
Anche nell'ambito cristiano si parla del velo delle donne, ma in maniera
un po’ diversa. La sua funzione, infatti, era quella di coprire
i capelli durante le cerimonie religiose. La chioma, essendo considerata
un attributo di bellezza femminile, doveva essere celata, sia per modestia,
sia per non distrarre gli uomini dal raccoglimento. L’obbligo del
velo è durato nelle chiese cattoliche fino ai nostri giorni e
solo negli ultimi anni è stato generalmente abbandonato. La tradizione è proseguita
solo nelle occasioni solenni, come il matrimonio. I cattolici non concepirebbero
una sposa senza il velo: tuttavia esso, in questo caso, ha perso completamente
il suo scopo originale ed è divenuto trasparente, semplice dettaglio
ornamentale.
Nell’ambito islamico, invece, l’uso del velo si è diffuso
perché la donna non dovrebbe mostrarsi in pubblico e, quando lo
fa, è necessario che si copra il più possibile. Abbiamo
però una varietà di veli: alcuni coprono semplicemente
i capelli, altri coprono anche il viso (chador iraniano), altri ancora
coprono tutto il corpo (burqa afghano).
Diverse le interpretazioni del suo significato: per alcuni la prescrizione
coranica è un semplice invito alla modestia nel vestire femminile
e non propriamente una regola religiosa. Il velo viene visto, quindi,
come una tradizione ormai da superare. In quest’ottica, infatti,
molte musulmane non lo usano più: la Turchia lo ha addirittura
proibito per legge.
Per altri, invece, il velo è una prescrizione fondamentale.
La questione si è poi complicata con la presenza crescente di
musulmani in occidente: ci si è chiesti se il velo
possa essere indossato anche nelle scuole e negli uffici, se esso possa
considerarsi un’espressione di libertà culturale o invece
un simbolo di discriminazione e di oppressione delle donne.
Di contro, lo scoprirsi delle occidentali appare un’incredibile
mancanza di pudore di fronte alla società musulmana: il velo diventa,
in questo caso, un rimedio drastico e sicuro.
Esso ha poi un significato più generale: mentre in occidente vi è un
ampia libertà sessuale e i rapporti pre-matrimoniali sono molto
diffusi, la società musulmana (come d'altronde quella cattolica)
non intende assecondare questo costume e il velo assume la connotazione
simbolica di un comportamento che riserva i rapporti sessuali al solo
ambito matrimoniale.
Il velo, infine, costituisce un segno della tradizione musulmana. Diviene
quindi un elemento d’identità culturale, esibito per chiedere
rispetto e considerazione.
In occidente, in genere, non si comprendono tutte queste motivazioni:
il velo appare semplicemente come un elemento di subordinazione della
donna. Ma gli islamici affermano esattamente il contrario: i principi
della morale tradizionale non sono contro la donna ma a suo favore.
Il dibattito rimane aperto.
Barbara
Giangravè
(16 settembre 2004)
rev abr
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al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
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