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La voce degli studenti

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"Fare amicizia all'università è difficile"
Francesco Paolo Di Benedetto, ideatore dell'associazione "A, come amicizia" allarga le braccia: a due anni dalla nascita gli associati sono solo 20. Feste, gite e concerti tra le attività, ma i ragazzi preferiscono studiare. Info:0916522743, e-mail: effedibi@unipa.it

L’Università, luogo di incontri, di amori sbocciati e finiti, di ragazzi che si incontrano per la prima volta, si conoscono durante le lezioni e poi diventano amici. In questi ultimi tempi, però, sembra che la maggior parte degli studenti dell’Ateneo di Palermo non abbia più tanto tempo da dedicare alle conoscenze nate all’interno del campus. Pare, infatti, che i ragazzi preferiscano dedicare il loro tempo a studiare. Almeno questo è quello che si percepisce dal resoconto di “A, come amicizia”, associazione studentesca nata due anni fa che conta soltanto venti iscritti, cioè quei pochi ragazzi che, sin dall’inizio, hanno aderito all’idea di un loro docente. “A, come amicizia”, infatti, contrariamente a quanto succede di solito per le associazioni studentesche, è nata per volere di Francesco Paolo Di Benedetto (nella foto), docente nel corso di laurea in Ingegneria meccanica. “La nostra associazione - spiega - ha il principale obiettivo di trasformare i colleghi in amici”. Nessun contributo in denaro, nessun regolamento a cui sottostare, ma solo la voglia di stare insieme, conoscere persone nuove per farle diventare proprie amiche.
Tutto è nato due anni fa quando Di Benedetto ha deciso di trasformare in realtà una sua vecchia idea. Lui all’amicizia ci crede davvero e, da insegnante che vuole trasmettere qualcosa che vada al di là degli obblighi accademici, ha coinvolto alcuni dei suoi studenti. “L’amicizia - spiega il professore - è la base della vita, è un tesoro che tutti devono possedere. Una persona senza amici è un essere umano non solo molto solo, ma soprattutto molto povero”.
Nonostante i buoni propositi, però, la sua associazione non è riuscita a diffondersi nell’Ateneo. “E’ un vero peccato perché se fossimo di più potremmo organizzare belle gite, serate in discoteca, in pizzeria, persino concerti. Finora abbiamo organizzato qualche festa, ma in venti possiamo fare poche cose. La cosa che più mi dispiace è proprio questa: gli iscritti sono pochi e non tendono ad aumentare. I ragazzi dicono di essere troppo impegnati con lo studio”.
E in effetti, girando per il campus, ci siamo accorti che la realtà è proprio quella descrittaci da Di Benedetto. I ragazzi che abbiamo sentito ci hanno rivelato che è vero, al momento sono più interessati allo studio che ad altro. “Credo molto nell’amicizia - dice Emanuela, 22 anni, iscritta in Economia - ma non avrei tempo di frequentare un’associazione. Tra lezioni, esami e tutto il resto ho sempre poco tempo per tutto, persino per me stessa”. Stesso parere anche da parte di Paolo, 20 anni, iscritto a Lettere: “Sono fuorisede quindi, oltre alle lezioni e agli esami, devo pensare a cucinare e fare la spesa. Nei fine settimana poi torno a casa, quindi non vedo come potrei frequentare un’associazione”. Due testimonianze, queste, che si aggiungono a quelle di altri ragazzi intervistati. Una realtà davvero triste, quella che emerge, perché è davvero incredibile che in un Ateneo che vanta davvero moltissimi iscritti, sono soltanto 20 quelli a cui interessa l’amicizia. Noi, invece, speriamo di trovare qualcuno che all’amicizia ci creda davvero. Se siete interessati potete contattare telefonicamente l’ideatore di “A, come amicizia” allo 091/6522743, oppure inviare un’e-mail all’indirizzo effedibi@unipa.it. Perché si può essere sommersi dagli esami, si può studiare e lavorare, ma non si può rinunciare all’amicizia, il sentimento più bello che sia mai esistito. E questo vale anche per quelli che hanno ricevuto delle delusioni e guardano all’amicizia con sospetto. “Se una persona ti delude - sottolinea Di Benedetto - non vuol dire che l’amicizia non esiste. Bisogna sempre tenere aperta la porta del proprio cuore”.
Veronica Eracleo

(8 settembre 2004)

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