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Scienze della formazione- Approfondimenti |
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Gialuca
Calì, laureato in psicologia, parla del genio e della sua follia
John Nash, caso clinico in una tesi da 110 e lode
Attraverso
un’ attenta analisi
della vita del Premio Nobel e dei suoi disturbi, viene affrontato
il tema del delirio. Il lavoro, di interesse clinico oltre che teorico,
spiega come sia possibile che in uno stesso soggetto convivano un’intelletto
sopraffino e una malattia psichica
Cosa
ci fa un genio premio Nobel per l’economia in una tesi di laurea
in Psicologia che si occupa del delirio? Lo abbiamo chiesto a Giancluca
Calì, 27 anni, neo laureato con 110 e lode, che ha dedicato gli
studi conclusivi della sua carriera universitaria alla vita di John Nash
e alla compresenza di genio e follia che lo contraddistinse.
Interessato alla sofferenza umana e alle sue molteplici declinazioni,
Gianluca ha realizzato una tesi dal titolo "Oltre la mente: nella
macchina del delirio. Aspetti clinici e psicopatologici del dr. John Nash"
a cui ha dedicato più di un anno e mezzo di lavoro, seguito dalla
professoressa Scafidi Fonti docente di psicopatologia generale.
“La genesi del lavoro - spiega il neolaureato - è stata complessa.
Mi stavo occupando nella prima stesura della tesi dei processi di simbolizzazione
e un giorno, leggendo un libro sul delirio, mi è venuto in mente
un possibile parallelismo con la vita di John Nash”.
Il delirio, nella classificazione psichiatrica, è un convincimento
erroneo e assolutamente infalsificabile che svolge un ruolo difensivo
per mantenere integra la psicologia del soggetto che avverte il mondo
come minaccia. Viene dunque da domandarsi come si inserisca la figura
di Nash in questo tipo di studi. Come è noto, grazie alla versione
cinematografica di A Beautiful Mind che racconta la biografia
del genio, John Nash soffriva di deliri e allucinazioni.
“La mia tesi - spiega Gianluca - cerca di problematizzare il tema
del delirio che ha interesse clinico oltre che teorico” attraverso
l’analisi empirica della vita di John Nash". In questo tipo
di indagine una personalità così fuori dal comune come quella
del grande matematico offre degli interessanti spunti di riflessione.
“Quello che più mi ha colpito di quest’uomo così
grande e insieme così fragile - continua Gianluca - è la
perfetta compresenza del genio e della follia”. Per quanto non sia
possibile stabilire un rapporto lineare di causa ed effetto tra la genialità
di Nash e i suoi disturbi psichici, Gianluca sottolinea come ciò
che gli ha consentito di diventare un genio della matematica sia il fondamento
stesso della sua malattia. “Lo sviluppo ipertrofico di un intelletto
fuori dal comune fa parte della corazza del “falso sé”
che i soggetti deliranti frappongono tra se stessi e gli altri per proteggere
il proprio nucleo precocemente ferito e per trovare l’adattamento
alla realtà. Sembra che la tendenza iperrazionale al controllo,
la necessità di spiegare il comportamento degli altri in termini
prevedibili e matematici fosse l’unico modo che Nash possedeva per
interpretare il mondo da cui difendersi” . Genio e sregolatezza
convivevano in un grande uomo-bambino. John Nash premio Nobel per l’economia
e teorico dei giochi “non cooperativi”. John Nash l’uomo
che adescava ragazzi nei bagni pubblici. Come possono convivere aspetti
così contraddittori nello stesso soggetto? “Ferito quando
non era in grado di prevedere gli eventi e quindi di spiegarli Nash ha
generato a livello somatico uno stato di tensione che scaricava agendo
d’impulso. Di contro, quando crescendo ha manifestato un sistema
di aderenza acritica al volere degli altri, in primo luogo dei genitori,
Nash ha sviluppato un’intelligenza geniale attraverso cui poteva
costruire caselle perfette e rassicuranti in cui inserire gli altri e
il mondo in generale”. Senza dubbio, il caso di John Nash, in cui
convivono opposti così estremi, è paradigmatico poiché
dimostra quanto il confine tra sano e malato sia sottile e difficile da
decifrare. “Il compito di un bravo psicologo- conclude Gianluca-
non è quello di correggere idee erronee o falsi convincimenti bensì
quello di cercare di comprendere le tematiche esistenziali del soggetto
che lo hanno posto in una condizione di terrore che lo costringe a inventarsi
un mondo “altro” fatto di allucinazioni e deliri che lo aiutano
a districarsi nella realtà”.
Manuela Pagano
(8 settembre 2004)
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al n. 10 del 1/6/2001
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