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Facoltà d'Ingegneria
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040902scatAPing
Cento posti
disponibili anche nella sede di Agrigento
Ingegneria informatica, 335 candidati per 130 posti
Saranno solo in 130 a poter accedere ad uno tra i corsi più
ambiti della facoltà. I risultati tra dieci giorni. Matematica, chimica
e fisica tra le domande del test. Studenti divisi sul numero chiuso, unanimi
i professori: “E’ necessario”
Settembre.
Tempo di esami per gli studenti universitari ma spesso anche per chi all’università
vuole entrarvi ed è costretto a fare i conti con il famigerato
numero chiuso, spauracchio degli aspiranti cadetti e delle rispettive
famiglie. Anche per quest’anno infatti molti diplomati che hanno
scelto l’università devono superare i test selettivi d’ingresso
previsti per l’iscrizione ad alcuni corsi di laurea.
Il corso di laurea in Ingegneria informatica è tra i più
gettonati della facoltà di viale delle Scienze: un indirizzo di
studi che forma esperti in progettazione di sistemi informatici e di software,
che però è tra quelli a numero programmato. Ieri mattina
si sono svolti gli esami d’ammissione per tutti i corsi di laurea
a numero chiuso della facoltà d’Ingegneria; test quindi anche
per i 335 aspiranti ingegneri informatici che si sono contesi i 130 posti
disponibili per il corso (di cui 10 riservati agli studenti extracomunitari)
e che sapranno i risultati tra circa dieci giorni. Contemporaneamente,
la stessa cosa avveniva nella sede distaccata di Agrigento, dove è
attivo lo stesso indirizzo di studi e dove i posti disponibili sono soltanto
cento. Le stesse domande per tutti i corsi, da Informatica a Telecomunicazioni,
passando per Elettronica e Gestionale. Il test è stato suddiviso
in cinque aree tematiche, per ognuna delle quali sono stati concessi trenta
minuti di tempo: matematica (1 e 2), fisica e chimica, esercizi di logica
e di comprensione verbale. Nessuna prova d’esame, invece, per chi
ha deciso d’iscriversi al corso di laurea specialistica (5 anni)
in Ingegneria informatica per i sistemi intelligenti: i posti disponibili
sono soltanto 5, e sessanta i candidati, ma la selezione sarà effettuata
per titoli.
Rabbia, soddisfazione, serenità, gioia, sconforto e ansia per i
risultati. Questi i diversi stati d’animo che si registravano ieri
mattina nei lunghi e torridi corridoi della facoltà tra gli studenti
che avevano ultimato il loro esame. “E’ stato un test abbastanza
complicato, non pensavo che fossero richieste certe conoscenze –
afferma, deluso, Francesco -, inoltre ritengo che sia sbagliato sottoporre
lo stesso test per corsi di laurea decisamente differenti”. La pensa
diversamente Gabriele, che esce sorridente dall’aula: “Non
è stato un esame difficile, ho studiato sufficientemente e mi aspettavo
certe domande. Penso che il numero chiuso sia crudele ma necessario –
continua -, è l’unico modo per far diminuire l’abbandono
scolastico”. Dello stesso parere è Fabio, che racconta della
sua passione per la matematica e l’informatica: “Da tempo
ormai pensavo d’iscrivermi a questo corso, spero di essere tra gli
ammessi”. Contraria al numero chiuso è anche Mara: “Ho
scelto questo indirizzo perché ritengo che offra più possibilità
di lavoro, ma il test era davvero difficile”.
Se tra gli studenti i pareri sono contrastanti, compatto è invece
il fronte dei professori nel difendere il numero programmato. “Capisco
lo stato d’animo dei ragazzi - afferma il professor La Cascia, docente
di Basi di dati e di Programmazione, e membro della commissione d’esame
- ma con le poche risorse che abbiamo è impossibile garantire un
percorso di studi qualitativamente alto per più di 130 studenti”.
Sulla stessa linea il professor Ardizzone, docente di Elaborazione delle
immagini e anch’esso membro di commissione: “Il numero chiuso
è assolutamente necessario, per poter accogliere più studenti
dovremmo aumentare anche il numero delle aule”. Concorde è
anche il professor Dispensa, ordinario di Energetica, che tuttavia sottolinea
la necessità di un’azione d’orientamento per aiutare
gli studenti a scegliere il percorso di studi più adatto alle proprie
attitudini: “Spesso i ragazzi fanno delle scelte seguendo la moda
del momento e senza rendersi conto del danno che può comportare
una decisione affrettata - afferma Dispensa -, per questo ritengo che
sarebbe giusto compiere un’azione d’indirizzo direttamente
nei licei”.
Salvatore Cataldo
(2 settembre 2004)
rev cave
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