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Cultura e Spettacolo

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Il film documentario vincitore della Palma d’oro campione di incassi
Fahrenheit 9/11 scottante atto d’accusa contro Bush

Il regista Moore è alle prese con le prove della "falsità" del presidente americano. Attraverso interviste e filmati cerca di dimostrare i brogli elettorali, le connivenze e gli accordi economici con i sauditi e gli agghiaccianti giochi politici per giustificare una guerra ingiusta che l'America sta pagando a caro prezzo

Indipendentemente dalle preferenze politiche, chiunque esca dalle sale cinematografiche dopo aver visto Fahrenheit 9/11 non può rimanere indifferente. Si tratta di un film documentario che, avvalendosi dell'enorme potere della controinformazione, in due ore è capace di scuotere le coscienze e di lasciare sgomenti. Accanito contestatore di Bush e delle sue scelte politiche, Michael Moore ha realizzato un documentario agghiacciante, a tratti ironico, mettendo a nudo le inquietanti verità dei giochi politici americani e degli accordi economici con il "nemico". Moore, non è andato tanto per il sottile, parlando dei possibili brogli elettorali e mostrando i documenti che provano connivenze e legami tra l’amministrazione Bush e alcuni membri della famiglia di Bin Laden. Lascia letteralmente senza parole una sequenza che mostra il presidente, l'undici settembre in visita presso una scuola elementare, impassibile per sette minuti di fronte alla notizia dell'attacco alle Torri. E poi c’è l’altra faccia dell’America, quella che, paralizzata dalla minaccia terrorismo e convinta dell'inevitabilità della scelta, ha mandato i suoi ragazzi a combattere una “guerra di pace” in Iraq, e che ora che il terrorismo continua a mietere vittime, piange i morti e accudisce i feriti dimenticati.
Nonostante l’accusa di faziosità da parte dei conservatori, le reazioni di sgomento e alcune stroncature feroci, il film, già campione di incassi, mostra in modo incisivo quanto la libertà di informazione sia un diritto irrinunciabile delle società democratiche che va esercitato per evitare di continuare a credere alle menzogne.
Manuela Pagano

(1 settembre 2004)

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