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Inchiesta - Approfondimento |
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Guerre, schiavitù, malattie, dilaniano ancora il “continente
nero” Africa,
dove gli ultimi non saranno mai i primi Dai
conflitti dimenticati in Somalia e Uganda allo sfruttamento dei minori e
delle donne; dalle morti causate dall’Aids alla “migrazione
notturna”. Vittima è sempre lei, l’Africa. Perché?
“I malfattori agiscono spesso impunemente in tutto il mondo approfittando
della mancata applicazione delle leggi”, denuncia Francesco Njagi
Kaburu, esponente di Amnesty International
L’Africa è
una tragedia continua. Una quindicina di conflitti più o meno
dimenticati, milioni di adulti e bambini malati di Aids o che sono vittime
di maltrattamenti.
Dati tremendamente approssimativi perché censimenti e anagrafe
non sono disponibili e non tengono quindi conto dei circa quaranta milioni
di bambini che vedono la luce e non vengono neanche registrati. Ma c’è
chi lotta per loro. Ad esempio Amnesty International, la maggiore organizzazione
mondiale per la difesa dei diritti umani che, a Palermo, vanta ben cinque
gruppi operativi. “Per quanto riguarda il tema dei conflitti
- spiega Francesco Njagi Kaburu, coordinatore della sezione “Africa
orientale” di
Amnesty - i meno conosciuti sono attualmente combattuti in Angola,
nel nord dell'Uganda, Somalia,
ex Sahara spagnola, Sudan
occidentale e l'Eritrea/Etiopia,anche se qui è stato firmato
un trattato di pace nel 2001, ma alcuni punti non sono stati ancora attuati.
Come l’insurrezione armata in Uganda settentrionale, che
nel tempo, si è guadagnata il triste primato di conflitto dimenticato”.
In questa regione, l’Esercito di Resistenza del Signore (LRA) guidato
da Joseph Kony, una sorta di visionario, ha instaurato un regime basato
sui dieci comandamenti. Risultato? Dal 1987, anno dell’esplosione
del conflitto interno, ad oggi, il numero degli sfollati ha superato
la
quota di 1 milione e 200mila persone; quello dei morti è ai livelli
di decine di migliaia.
“Nel tentativo di ricavarsi spazi più sicuri
- prosegue Kaburu - migliaia di ugandesi, tra cui 8mila e cinquecento
minori la sera, camminano dai villaggi limitrofi per chilometri, per
rifugiarsi nelle città
di Kitgum e Gulu, dove occupano spazi pubblici come chiese e scuole”.
Il fenomeno della migrazione notturna è una diretta conseguenza
del regime di terrore imposto dall’LRA sulle comunità locali.
Alcune notti gli spazi improvvisati a rifugio sono sovraffollati, per
cui molti sono costretti a dormire sui marciapiedi ed all’addiaccio.
Questi fenomeni costituiscono chiaramente forme di schiavitù, in
base al Protocollo aggiuntivo sul Traffico di Esseri Umani siglato nella
conferenza ONU sulla Criminalità Organizzata (Palermo, Dicembre
2000), che contiene la prima definizione a livello internazionale del
reato di "traffico di esseri umani". Un documento reso necessario
dal fatto che il traffico di esseri umani è la terza più
grande fonte di profitto del crimine organizzato internazionale, dopo
la droga e le armi, con un guadagno annuale di miliardi di dollari. Le
Nazioni Unite sostengono che ogni anno circa quattro milioni di individui
sono trasportati e venduti, con la forza o con l’inganno, per essere
impiegati come schiavi in diverse forme di lavoro forzato, nel lavoro
domestico, nell’accattonaggio o nella prostituzione. La maggior
parte di loro sono donne e bambini. Secondo Amnesty International, questo
traffico ha portato nel 2003 ad un totale di 20 milioni di schiavi in
tutto il mondo.
La schiavitù a fini sessuali è un’altra piaga che
Amnesty combatte.
“La tratta delle donne è un fenomeno criminale diffuso anche
in Africa - denuncia Kaburu - e che segue attentamente i cambiamenti del
mercato, le situazioni interne sociali e politiche dei paesi, ma anche
gli atteggiamenti degli stati nel combatterlo o, al contrario, il loro
permissivismo. I trafficanti di persone, specialmente di donne e bambini,
si muovono nella quasi totale libertà e impunità in tutto
il mondo, per la irresponsabilità dei governi nella applicazione
delle leggi e della normativa internazionale. In molti casi, inoltre,
godono della complicità di alcuni funzionari che si lasciano corrompere.
Per loro i rischi sono pochi e i guadagni tanti”. Nonostante il
rischio di contrarre il virus dell’HIV, inoltre, le donne vengono
punite se si rifiutano di avere rapporti sessuali non protetti.
Dagli anni ottanta ad oggi l’Aids ha ucciso 22 milioni di persone.
Sono oltre 60 milioni quelle che l’hanno contratto. “In
più
- conclude il coordinatore di Amnesty - le persone affette da Aids sono
esposte a gravi abusi dei diritti umani, tra i quali l’emarginazione,
l’impossibilità
per gli uomini di avere opportunità lavorative e la conseguente
disgregazione del tessuto sociale e familiare, che espone vedove e orfani
al rischio di prostituzione causata dall’indigenza”.
Per chi volesse avere maggiori informazioni sulla situazione africana
e non solo, il sito di Amnesty è www.amnesty.it
- www.amnesty.org . Qui si possono trovare
anche gli ultimi due rapporti dell’organizzazione: Darfur, lo stupro
come arma di guerra ed Eritrea 2003-2004.
Fabio Scavuzzo
(2 Agosto 2004)
rev rosi/damo
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al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
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