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Inchiesta |
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040730nora
Il Sant'Anna di
Torino aspettava da 2 anni l'autorizzazione
Via libera alla
pillola per l'aborto
La sperimentazione partirà a ottobre su 400 donne che potranno
praticare l'aborto farmacologico, con la pillola Ru486. Questo sistema
di interruzione della gravidanza è in vigore da anni in molti paesi
europei e negli Stati Uniti. In Italia nessuna norma lo vieta
La
pillola Ru486, la nuova frontiera medica per l'interruzione volontaria
di una gravidanza indesiderata arriva in Italia. Mentre in molti paesi
europei e negli Stati Uniti l'aborto indotto tramite un trattamento farmacologico
è già realtà da alcuni anni, nel nostro Paese si
è dovuto attendere due anni per l'autorizzazione del ministero
della Salute, arrivata solo il 28 luglio scorso.
Sarà l'ospedale Sant'Anna di Torino la prima struttura sanitaria
nazionale a sperimentare il nuovo aborto farmacologico e già da
ottobre 400 donne si sottoporrano al nuovo sistema.
Il metodo in pratica
sostituisce il bisturi, attivando gli stessi meccanismi che causano l'aborto
spontaneo e consiste prima nella somministrazione
di farmaco a base di mifepristone e dopo due giorni un'altro farmaco a
base di prostaglandina,
Per essere certi dell'efficacia del trattamento è necesario assumere
queste pillole entro la settima settimana di gravidanza, e sempre sotto
autorizzazione medica.
Il metodo una volta sperimentato, permetterà ad ogni donna che
deve interrompere una gravidanza indesiderata di affidarsi così
ad un sistema meno invasivo
e traumatico dell'operazione chirurgica.
Non sono molti gli esperti che si pronunciano a favore della nuova pillola
abortiva, mentre altri ritengono un diritto della donna poter scegliere
questo metodo per interrompere una gravidanza. In Italia, nessuna norma
dell' ordinamento pone divieti all'uso della pillola per l'aborto, quindi
ritardare ulteriormente la sperimentazione non avrebbe avuto senso, visto
che questa pratica è stata già approvata da anni in altri
paesi con successo.
"Non bastava mandare un osservatore del ministero della Salute in
Francia, in Gran bretagna o in Usa, e prendere atto della realtà
e dei vantaggi?" sostengono dall'Aduc, l'Associazione per i diritti
degli utenti e consumatori.
Per molti, infatti, le procedure di sperimentazione nel campo sanitario
sono solo una perdita di tempo.
"Evidentemente l'intento di chi ha fatto aspettare due anni per l'autorizzazione
alla sperimentazione - denuncia Vincenzo Donvito, presidente dell'Aduc
- non è solo scientifico, ma essenzialmente ideologico e politico.
Chiediamo che ogni ospedale d'Italia, attraverso le strutture sanitarie
ovviamente, faccia come l'ospedale Sant'Anna di Torino. A questo punto
non c'è motivo di aspettare ancora".
Già due anni fa, quando si cominciò a parlare di pillola
abortiva, Umberto Veronesi, ex ministro della Sanità, si era pronunciato
a favore dell'aborto farmacologico, dichiarando: "Se abbiamo in tasca
una possibilità
di interrompere uan gravidanza con un metodo meno traumatico di quello
chirurgico, non vedo perchè rinunciarvi. l'importante è
che tutto si faccia rispettando la legge 194 sull'aborto ".
Eleonora Mannino
(30 luglio 2004)
rev rosi/damo
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