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Approfondimento
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040729napaAPing
Molte le
collaborazioni internazionali e le pubblicazioni redatte
Il dipartimento di Ingegneria aeronautica
Istituito da pochi anni ed è già famoso
In cantiere anche la realizzazoine del "convertiplano",
un velivolo metà aeroplano metà elicottero. Ma la mancanza
di fondi resta ancora il poblema principale
Una
struttura giovane, che in soli due anni dalla sua nascita vanta un posto
di rilievo nel panorama internazionale. E’ il Dipartimento di ingegneria
aeronautica e dei trasporti dell’ateneo palermitano.
Per conoscere le attività promosse, abbiamo incontrato il direttore
della struttura, Giuseppe Davì.
Professore, quali ricerche state portando avanti?
Le nostre attività spaziano dall’aerodinamica alle costruzioni
aerospaziali, dalla meccanica del volo alla sicurezza.
Ci occupiamo anche di materiali compositi con matrice in fibra di carbonio.
Sono materiali estremamente leggeri, molto usati in aeronautica. Se, infatti,
nell’ingegneria civile il peso non rappresenta un problema, in quella
aerospaziale la leggerezza è determinante. Le maggiori aspettative
sono concentrate sui materiali compositi “piezoelettrici”,
controllabili attraverso tensione elettrica.
Inoltre, stiamo lavorando alla realizzazione del “convertiplano“.
E‘ un velivolo in cui i motori sono in grado di ruotare sulle ali,
in questo modo è possibile farlo funzionare come elicottero e come
aeroplano.
La nostra attenzione si concentra anche sullo studio delle “strutture
intelligenti” che, basandosi sulle proprietà di alcuni materiali,
possono essere modificate nella loro forma e funzione a seconda delle
sollecitazioni provenienti dall’ambiente esterno. Basta pensare
all’ala di un aeroplano, che modifica la sua forma in funzione delle
prestazioni richieste in quel momento, delle condizioni atmosferiche o
della velocità di volo.
Il mondo dell’industria vi commissiona studi e ricerche?
Abbiamo stipulato diverse convenzioni con il settore pubblico e i privati
per la realizzazione di ricerche o studi di fattibilità. In passato,
l’assessorato ai Trasporti ci ha commissionato uno studio sugli
autoporti, sotto la responsabilità scientifica del professore Amoroso.
In questo momento è attiva la convenzione quadro con l’Ente
nazionale assistenza al volo per un progetto sulla sicurezza e quella
con il Centro ricerche Cagiva per uno studio aerodinamico di un motoscafo.
I dipartimenti godono di titolarità scientifica e giuridica, il
direttore può quindi stipulare convenzioni in modo autonomo.
Esiste una rete di collegamento tra i diversi istituti di ricerca
italiani?
Siamo in stretto contatto con tutte le facoltà universitarie e
i dipartimenti che si occupano di ingegneria aerospaziale, cioè
Napoli, Roma, Pisa, Torino e Milano.
Un punto di riferimento è l’Aidaa, l'associazione italiana
di aeronautica e astronautica, struttura dai fini prettamente scientifici
dove confluiscono tutti i docenti e parte dell’industria come Alitalia
e Augusta.
Operate anche a livello internazionale?
All’estero ricopriamo un ruolo di punta. Collaboriamo con università
californiane e britanniche promuovendo programmi di mobilità per
docenti e tesisti. Pubblichiamo studi e ricerche su prestigiose riviste
specializzate come l’Aiaa (American institute of aeronautics and
astronautics).
Molti dei nostri studenti oggi lavorano all’estero, alcuni a Tolosa,
altri ad Amburgo, come Roberto Spallino. Quando in facoltà abbiamo
promosso un master sui materiali compositi, ci siamo avvalsi della sua
collaborazione, per lo svolgimento di un modulo didattico.
Quali sono i principali ostacoli che riscontrate?
Uno dei maggiori limiti è dato dalla mancanza di finanziamenti.
Molti laureati francesi e indiani, per esempio, chiedono di poter svolgere
attività di ricerca da noi, ma non abbiamo fondi e siamo costretti
a rifiutare. Possiamo accogliere solo chi usufruisce di una borsa di studio.
Ci troviamo quindi in una condizione paradossale: i laureati palermitani
vanno all’estero, mentre le nostre porte restano chiuse per i non
borsisti.
La mancanza di risorse, inoltre, non ci consente di ampliare la galleria
del vento del nostro laboratorio.
Nadia Palazzolo
rev abr
(29 luglio 2004)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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