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Approfondimento ingegneria

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Molte le collaborazioni internazionali e le pubblicazioni redatte
Il dipartimento di Ingegneria aeronautica
Istituito da pochi anni ed è già famoso

In cantiere anche la realizzazoine del "convertiplano", un velivolo metà aeroplano metà elicottero. Ma la mancanza di fondi resta ancora il poblema principale

Una struttura giovane, che in soli due anni dalla sua nascita vanta un posto di rilievo nel panorama internazionale. E’ il Dipartimento di ingegneria aeronautica e dei trasporti dell’ateneo palermitano.
Per conoscere le attività promosse, abbiamo incontrato il direttore della struttura, Giuseppe Davì.
Professore, quali ricerche state portando avanti?
Le nostre attività spaziano dall’aerodinamica alle
costruzioni aerospaziali, dalla meccanica del volo alla sicurezza.
Ci occupiamo anche di materiali compositi con matrice in fibra di carbonio. Sono materiali estremamente leggeri, molto usati in aeronautica. Se, infatti, nell’ingegneria civile il peso non rappresenta un problema, in quella aerospaziale la leggerezza è determinante. Le maggiori aspettative sono concentrate sui materiali compositi “piezoelettrici”, controllabili attraverso tensione elettrica.
Inoltre, stiamo lavorando alla realizzazione del “convertiplano“. E‘ un velivolo in cui i motori sono in grado di ruotare sulle ali, in questo modo è possibile farlo funzionare come elicottero e come aeroplano.
La nostra attenzione si concentra anche sullo studio delle “strutture intelligenti” che, basandosi sulle proprietà di alcuni materiali, possono essere modificate nella loro forma e funzione a seconda delle sollecitazioni provenienti dall’ambiente esterno. Basta pensare all’ala di un aeroplano, che modifica la sua forma in funzione delle prestazioni richieste in quel momento, delle condizioni atmosferiche o della velocità di volo.
Il mondo dell’industria vi commissiona studi e ricerche?
Abbiamo stipulato diverse convenzioni con il settore pubblico e i privati per la realizzazione di ricerche o studi di fattibilità. In passato, l’assessorato ai Trasporti ci ha commissionato uno studio sugli autoporti, sotto la responsabilità scientifica del professore Amoroso.
In questo momento è attiva la convenzione quadro con l’Ente nazionale assistenza al volo per un progetto sulla sicurezza e quella con il Centro ricerche Cagiva per uno studio aerodinamico di un motoscafo.
I dipartimenti godono di titolarità scientifica e giuridica, il direttore può quindi stipulare convenzioni in modo autonomo.
Esiste una rete di collegamento tra i diversi istituti di ricerca italiani?
Siamo in stretto contatto con tutte le facoltà universitarie e i dipartimenti che si occupano di ingegneria aerospaziale, cioè Napoli, Roma, Pisa, Torino e Milano.
Un punto di riferimento è l’Aidaa, l'associazione italiana di aeronautica e astronautica, struttura dai fini prettamente scientifici dove confluiscono tutti i docenti e parte dell’industria come Alitalia e Augusta.
Operate anche a livello internazionale?
All’estero ricopriamo un ruolo di punta. Collaboriamo con università californiane e britanniche promuovendo programmi di mobilità per docenti e tesisti. Pubblichiamo studi e ricerche su prestigiose riviste specializzate come l’Aiaa (American institute of aeronautics and astronautics).
Molti dei nostri studenti oggi lavorano all’estero, alcuni a Tolosa, altri ad Amburgo, come Roberto Spallino. Quando in facoltà abbiamo promosso un master sui materiali compositi, ci siamo avvalsi della sua collaborazione, per lo svolgimento di un modulo didattico.
Quali sono i principali ostacoli che riscontrate?
Uno dei maggiori limiti è dato dalla mancanza di finanziamenti.
Molti laureati francesi e indiani, per esempio, chiedono di poter svolgere attività di ricerca da noi, ma non abbiamo fondi e siamo costretti a rifiutare. Possiamo accogliere solo chi usufruisce di una borsa di studio. Ci troviamo quindi in una condizione paradossale: i laureati palermitani vanno all’estero, mentre le nostre porte restano chiuse per i non borsisti.
La mancanza di risorse, inoltre, non ci consente di ampliare la galleria del vento del nostro laboratorio.
Nadia Palazzolo
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(29 luglio 2004)

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