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Approfondimento - Lettere

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Docenti e studenti costretti a fare la spola da un locale a un altro

Studi storici e artistici: un dipartimento senza sede
La fusione di cinque istituti, avvenuta nel 1999, è rimasta tale solo sulla carta. La ricerca e la didattica vanno avanti tra tante difficoltà di carattere pratico. Appello del direttore

Il dipartimento di Studi storici e artistici, nato nel 1999 dalla fusione - solo ideale - di cinque istituti (quello di storia medievale, di storia moderna e di storia dell’arte, della facoltà di Lettere; quello di storia, di Scienze della Formazione; e quello di scienze storiche e sociali di Scienze Politiche) soffre ancora della mancanza di una sede unica.
Nonostante questo, però, si dà abbastanza da fare sul piano della ricerca e dei rapporti di collaborazione con gli altri atenei. Ne abbiamo parlato con Salvatore Fodale, direttore del dipartimento e docente di Storia medievale.
Quali sono gli ambiti di ricerca del dipartimento?
I nostri ambiti di ricerca vanno dalla storia medievale a quella contemporanea, passando per quella moderna e comprendendo la storia economica, quella delle dottrine, la filosofia della storia, e così via. Ma si concentrano anche sui vari filoni della storia dell’arte.
Raduniamo praticamente quasi tutti gli storici dell’Università di Palermo e, di conseguenza, la loro attività, didattica e non.
E quali sono le ricerche attualmente in corso?
Non saprei quantificarle, considerato l’elevato numero di professori. Diciamo che i nostri settori di ricerca sono legati alla storia politica e alla storia istituzionale, con riguardo soprattutto alla Sicilia, e in maniera più ampia al Mediterraneo. Questo perché la storia è una disciplina connessa generalmente agli ambiti in cui un individuo vive, lavora e produce.
Sono previsti convegni per i prossimi mesi?
Alcuni docenti di Storia Moderna stanno organizzando un importante convegno sul periodo storico del 600 e 700. Quelli di Storia dell’Arte stanno lavorando alla realizzazione di alcune mostre. Le iniziative sono diverse, ma i problemi non mancano e ci condizionano in tal senso…
Di che problemi parla?
Beh, innanzitutto quello per noi più importante da affrontare: la mancanza di una sede unica.
Il dipartimento, infatti, ha ben quattro sedi differenti, site rispettivamente in viale delle Scienze, via Pascoli, piazza Ignazio Florio e piazza Bologni.
Perché il dipartimento risulta così "frazionato"?
Perché i nostri docenti appartengono a tre diverse facoltà: Lettere, Scienze della Formazione e Scienze Politiche. E la mancanza di una sede unica è fonte di disagio, non solo per noi e per la ricerca, ma anche per gli studenti e la didattica.
In che senso?
Uno dei nostri corsi di laurea, per esempio, Scienze Storiche, vede dislocate le sue lezioni presso queste quattro sedi differenti, distanti l’una dall’altra, che i ragazzi sono costretti a dover raggiungere tutte, magari nell’arco di una sola giornata.
Per non parlare poi dei problemi che crea il fatto di non possedere un’unica biblioteca di dipartimento: trovare dei testi, quando occorre, diventa un’impresa molto difficile.
Questa situazione è nota agli organi competenti?
Mi sono già rivolto persino al Rettore, ma nutro forti dubbi sul fatto che si possa arrivare a una soluzione, all’assegnazione, cioè, di un nuovo (e unico) locale.
Nonostante i disagi, riuscite ad avere e a portare avanti collaborazioni con altri atenei?
Abbiamo rapporti con colleghi non solo italiani, ma anche stranieri. A settembre io e il professore Pietro Corrao andremo a Valencia, dove si terrà un convegno sulla corona d’Aragona, in quanto facciamo parte del comitato organizzatore.

Barbara Giangravè

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(27 luglio 2004)

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