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Scienze matematiche, fisiche e naturali

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econdo gli esperti la "fine del mondo" tra 85 milioni di anni
Vita a rischio sulla Terra, ecco la data dell'Armageddon

Clamoroso annuncio nel corso di un convegno di Astrofisica organizzato a Cefalù dal Dipartimento di Scienze fisiche e astronomiche dell'Università di Palermo. Un sistema di due stelle di neutroni provocherà un'esplosione che dovrebbe essere fatale per le specie viventi sul pianeta. La collisione dei due oggetti emetterà un'enorme quantità di energia con conseguenze catastrofiche per l'equilibrio della biosfera

Tra 85 milioni di anni la Terra subirà le conseguenze di una violentissima esplosione che avrà effetti catastrofici per le sorti dell’umanità. E' il dato fornito da studiosi italiani e stranieri intervenuti nel corso di un convegno internazionale di Astrofisica organizzato a Cefalù dal Dipartimento di Scienze fisiche e astronomiche dell’Università di Palermo, in collaborazione con l’Osservatorio astronomico di Roma. Al centro dell’incontro, la valutazione, a partire dallo studio dell’evoluzione delle stelle, del comportamento della materia in campi gravitazionali molto intensi e degli effetti relativistici determinati da eventi astronomici di grande portata. Nel caso in questione, sarà proprio un particolare sistema di stelle a determinare un’esplosione che, nonostante non abbia effetti nell’immediato, avrà gravi ripercussioni sulla biosfera terrestre alterandone l’equilibrio e provocando la scomparsa pressocchè totale delle forme di vita. “Responsabile di questo fenomeno - spiega Tiziana Di Salvo, ricercatrice del Dipartimento di Scienze fisiche e astronomiche dell’Università di Palermo - è un sistema binario interagente, in cui due stelle di neutroni per un periodo di circa due ore ruotano l’una attorno all’altra per effetto della mutua attrazione gravitazionale”. Supportata dai dati delle proprie ricerche, la studiosa si è soffermata sulla natura di questo sistema astronomico per spiegare gli eventi che stanno alla base di questa catastrofica esplosione.
Quando la stella esaurisce il combustibile nucleare al suo interno, collassa formando oggetti molto compatti con una densità tale che un centimetro cubo del materiale che li costituisce (più o meno il volume di una zolletta di zucchero) ha un peso pari a quello di tutta l’umanità (circa sei miliardi di persone). La teoria relativistica di Einstein prevede che quando oggetti così densi ruotano a poca distanza l’uno dall’altro, viene emessa energia sotto forma di onde gravitazionali, la cui perdita provoca un avvicinamento progressivo dei due oggetti e quindi una collisione. Enormi quantità di energia verranno liberate in una frazione di secondo e per pochi istanti la Terra sperimenterà una luminosità tra mille e diecimila volte quella del sole, soprattutto sotto forma di raggi X, raggi gamma e particelle di alta energia. Questo sistema, che si trova a soli 1500 anni luce da noi, emetterà, quindi, un lampo di luce gamma che sicuramente porterà all’estinzione di massa delle specie che popolano il nostro Pianeta. “A differenza di altri sistemi in cui siamo in grado di fornire soltanto stime di probabilità - aggiunge Di Salvo - in questo caso gli astronomi sono capaci di calcolare con estrema precisione la data di questo evento, che fortunatamente è lontanissima nel nostro futuro”.
Tra i fenomeni astronomici in cui enormi quantità di energia, sotto forma di radiazione elettromagnetica ad altra frequenza investono il nostro pianeta, ci sono anche le cosiddette supernove. Queste esplosioni, provenienti dalla profondità dello spazio, si verificano una volta al secolo nella nostra galassia e sono legate alla morte di una stella con una massa dieci volte quella del Sole. La più famosa delle Supernove, storicamente documentata nel 1054 a.C. nella direzione della costellazione del Toro, è avvenuta a circa 20 mila anni luce di distanza, ma in questo caso la quantità di energia arrivata sino alla Terra non ha avuto alcuna conseguenza.
Le supernove, al pari dell’emissione di luce gamma, sono state proposte dagli studiosi e dai ricercatori del convegno come ipotesi astronomiche interessanti per spiegare degli eventi ritenuti responsabili della scomparsa di alcune specie viventi della Terra. Tra questi, da segnalare la catastrofe seguita all’impatto sulla superficie terrestre di un asteroide di grandi dimensioni e i repentini cambiamenti climatici innescati da periodi di attività vulcanica particolarmente intensa che avrebbe oscurato la luce solare con conseguente esaurimento delle risorse alimentari. “Queste ipotesi - conclude Di Salvo - sono in accordo con le ricerche di biologi e paleontologi che, attraverso lo studio dei fossili, hanno individuato le estinzioni di massa verificatesi nel corso dell’evoluzione terrestre. Le più famose sono quella del periodo Cambriano, circa mezzo miliardo di anni fa, e quella assai più recente che ha portato in un arco di tempo molto breve alla scomparsa dei dinosauri”.
Antonio La Rosa
rev mpu
(19 luglio 2004)

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