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Cultura e Spettacolo |
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040713nora2
The Call, la morte chiama al cellulare
Omicidi
agghiaccianti senza un movente, un clima di suspence in un susseguirsi
di colpi di scena, fino alla fine dell'ultimo film di Takashi Milke. L'unica
possibilità di non morire è non rispondere alla chiamata
delal morte
Atmosfere
cupe, omicidi inspiegabili, una suoneria che ricorda la musichetta di
un carillon. Questi gli ingredienti del nuovo thriller - horror che viene
dal Giappone.
The call, questo il titolo del film uscito il 9 luglio nelle
sale italiane, ricalca fedelmente lo schema dei film horror di ultima
generazione come The Ring, nei quali un morto continua a tormentare
i vivi, in una catena di omicidi all'apparenza senza logica, né
movente.
Le vittime di questa follia omicida ricevono tutte una telefonata dal
loro stesso numero di cellulare, e un messaggio registrato coglie, con
due giorni d'anticipo, l'attimo della loro morte.
Si innesca una catena di omicidi, tutti collegati tra loro dal fatto che
la chiamata per la prossima vittima parte sempre dal telefonino dell'ultima
persona uccisa.
La storia di abusi della protagonista Yumi, picchiata dalla madre, fa
da sfondo al film, e sembra questa la chiave per capire il mistero di
queste morti. Altro filone portato avanti è quello che testimonia
quanto i media sfruttino il dolore e la paura della gente, con un esorcismo
in diretta tv di una ragazza a cui è stata preannunciata la morte
al cellulare, in un count down che accresce l'ansia di chi assiste a quest'
agghiacciante spettacolo.
In realtà il finale ambiguo lascia spazio a diverse interpretazioni,
in un clima di suspence che percorre tutto il film.
Eleonora Mannino
(13 luglio 2004)
rev vera
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