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Sanno camminnare, prendere oggetti, ma anche conversare
Robotica, scatta l'ora degli androidi
Le ricerche hanno portato, negli ultimi anni, alla costruzione di alcuni prototipi di umanoidi con caratteristiche e abilità impensabili fino a qualche tempo fa.
L’obiettivo fondamentale, però, rimane quello di costruire macchine in grado di fornire piena assistenza sia alle persone anziane che a quelle disabili

“Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare…”. Camminano, conversano, vedono e giocano pure a calcio: ecco i nuovi androidi, le macchine dalle sembianze umane uscite dallo schermo cinematografico e diventate realtà.
Le ricerche nel campo della robotica hanno portato, negli ultimi anni, alla costruzione di alcuni prototipi di robot con caratteristiche e abilità impensabili fino a qualche tempo fa.
Lo scorso anno, dopo aver investito cento milioni di dollari in dieci anni di ricerche, la casa automobilistica Honda presentava "Asimo", un ometto di 120 centimetri in grado di camminare, di salire e scendere le scale, ma anche di compiere altre azioni tipiche dell’uomo come aprire e chiudere le porte. Costruito per riprodurre i movimenti a coordinazione complessa del corpo umano, questo androide è dotato di giunture, che gli consentono di alzare e spostare oggetti anche pesanti. La grande novità è però costituita dalla sua intelligenza artificiale: Asimo riesce a riconoscere se qualcuno vuole stringergli la mano, offrendo la sua per la stretta.
Un risultato incredibile, quasi insperato. Eppure oggi, l’umanoide della Honda sembra già superato. "Qrio", il nuovo robot prodotto dalla Sony, è capace di muoversi in maniera più fluida rispetto ad Asimo, grazie a un sistema che gli permette di reagire in tempo reale agli stimoli provenienti dall’esterno. L'umanoide è dotato di due telecamere a colori e sette microfoni installati nel suo corpo, che gli consentono di riconoscere fino a dieci persone. Qrio, inoltre, può essere connesso ad Internet e quindi condividere con il proprio proprietario le conoscenze che si vuole approfondire.
Leader indiscusso della robotica a livello mondiale è senza dubbio il Giappone, e "Actroid", l'ultima creazione, ne è l’ulteriore conferma. Il nuovo modello di androide nasce dalla collaborazione tra l’Università di Osaka e la società Kokoro. Alto un metro e sessanta e rivestito di silicone, ha le sembianze di una seducente donna giapponese, sa muovere le braccia con naturalezza e parla e muove anche i muscoli della faccia. Già dall'anno prossimo, il robot potrebbe essere messo sul mercato e utilizzato come guida nei musei, negli hotel o nei ristoranti. La risposta occidentale si chiama invece "Kismet" ed è stato progettato dal Mit di Boston. E’una faccia animata, con tanto di occhi, orecchie e bocca, capace di comunicare e assumere le espressioni tipiche di un bambino che si relaziona con il mondo. Kismet è una macchina autonoma in grado di pronunciare frasi elementari, instaurare brevi dialoghi ed essere sovraeccitata per un giocattolo.
Le ricerche in campo della robotica hanno fatto passi da gigante ma l'intenzione è di spingersi ancora oltre. Tra giugno e luglio si è tenuta a Lisbona la "Robocup 2004", un campionato di calcio per robot bipedi autonomi. La sfida annunciata dal ricercatore giapponese Hiroaki Kitano è quella di far affrontare, nel 2050, una gara tra una squadra di calcio formata da umanoidi e il team campione del mondo. L’obiettivo fondamentale, però, rimane quello dei "robot-badanti", umanoidi in grado di fornire piena assistenza sia alle persone anziane che a quelle disabili. E in questo caso, l’ostacolo principale da superare riguarda la progettazione di androidi ancora più efficienti, che sappiano imparare dall’esperienza e che siano in grado di produrre comportamenti diversi a seconda delle situazioni.

Giorgio La Bruzzo
(13 luglio 2004)

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