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Scienze matematiche, fisiche e naturali

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L'incontro è organizzato dal dipartimento di chimica e fisica della terra

Scienza e tecnologia unite nel recupero dei beni culturalii
All’ex noviziato dei Crociferi un pomeriggio di confronto tra i rappresentanti di vari settori del sapere scientifico sul contributo delle scienze esatte e della tecnologia al recupero dei beni artistici e architettonici

La necessità di un approccio interdisciplinare alla conservazione dei beni culturali. L’importanza del dialogo e della collaborazione tra i vari filoni del sapere scientifico e umanistico che si cimentano in questo campo.
Queste le conclusioni degli esperti del restauro e della tutela dei beni culturali che si sono dati appuntamento all’ex noviziato dei Crociferi per interrogarsi sul tema: “Beni culturali, contributi delle discipline scientifiche”. Il convegno, suddiviso in due giornate, è stato organizzato dal Dipartimento di chimica e fisica della terra dell’Università di Palermo, e dal Geolab di Palermo, una società di servizi, composta da ingegneri, geologi e tecnici specializzati nella tecnologia dei materiali e nella sperimentazione dei prodotti nell’industria delle costruzioni.
In questa seconda parte della prima giornata di studi, geologi, ingegneri, architetti, entomologi ed esperti del restauro, hanno presentato i risultati delle proprie esperienze professionali maturate nel campo della “Diagnostica e del degrado dei beni culturali”. Gli interventi sono stati regolati da Giovanni Fatta, docente di Architettura Tecnica presso la facoltà d’ingegneria e coordinatore del dottorato di ricerca in “Ingegneria edile: progetto e recupero edilizio”.
Ad aprire i lavori è stata Laura Ercoli, geologa, che ha illustrato i passi salienti del “Progetto Serpotta”, un piano che prevede il restauro entro il 2005 di 10 chiese decorate dagli stucchi dell’artista palermitano e degli studenti della sua scuola. “Il nostro lavoro – ha affermato la Ercoli – è indirizzato allo studio delle tecniche e dei materiali usati negli stucchi, all’accertamento di eventuali interventi di restauro avvenuti nel tempo e all’individuazione delle cause e degli effetti del degrado delle opere”. Il lavoro del laboratorio ha inoltre consentito d’individuare vari tipi di degrado a cui sono state sottoposte nel tempo le opere: dai semplici depositi superficiali di sostanze organiche alle mancanze vere e proprie, dovute alla perdita dei pezzi o ai furti. “Per arrivare a questi traguardi – ha concluso la geologa – abbiamo effettuato più di centocinquanta campionamenti di materiali”.
Di “indagini non invasive” e del contributo che la tecnologia può dare alla conservazione dei beni culturali ha parlato Luigi Terranova. Il rappresentante del Geolab ha illustrato gli studi condotti sul tempio C del complesso monumentale di Selinunte (TP) attraverso il sistema georadar, un dispositivo ad onde elettromagnetiche che consente di rilevare le discontinuità naturali o artificiali all’interno dei materiali, evitando campionamenti dannosi per il monumento.
La giornata di studi è proseguita con l’intervento del professor Giovanni Liotta, entomologo dell’Università di Palermo, che ha messo in luce il problema della difesa dei monumenti dal pericolo tarme: “Esistono degli insetti che attaccano non solo sostanze organiche come i legnami ma anche materiali come il gesso”. Liotta ha inoltre sottolineato l’importanza di una scienza come l’entomologia nell’ambito del recupero dei beni artistici, “In questi casi – ha affermato – è più che mai auspicabile un’azione di prevenzione dal pericolo tarme, e invece, spesso, la nostra disciplina viene interpellata solo quando il danno è già notevole e gli interventi non possono essere risolutivi al cento per cento”.
L’ultimo intervento è stato di Maria Pia Spanò, del Centro regionale per la progettazione e il restauro, che ha illustrato l’attività del centro: “Il nostro compito – ha affermato – è quello di monitorare lo stato dei beni artistico-monumentali, redigendo delle vere e proprie cartelle cliniche, per potere poi individuare le migliori metodologie d’intervento per ogni singolo caso”.
Il pomeriggio si è concluso con un dibattito sulla formazione di figure professionali specializzate sui beni culturali in virtù degli scenari aperti dalla nuova riforma universitaria.
Salvatore Cataldo

(13 luglio 2004)

 

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