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Scienze matematiche,
fisiche e naturali |
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040706scatAP
L'incontro è
organizzato dal dipartimento di chimica e fisica della terra
Scienza e tecnologia unite nel
recupero dei beni culturalii
All’ex
noviziato dei Crociferi un pomeriggio di confronto tra i rappresentanti
di vari settori del sapere scientifico sul contributo delle scienze esatte
e della tecnologia al recupero dei beni artistici e architettonici
La necessità di un approccio
interdisciplinare alla conservazione dei beni culturali. L’importanza
del dialogo e della collaborazione tra i vari filoni del sapere scientifico
e umanistico che si cimentano in questo campo.
Queste le conclusioni degli esperti del restauro e della tutela dei beni
culturali che si sono dati appuntamento all’ex noviziato dei Crociferi
per interrogarsi sul tema: “Beni culturali, contributi delle discipline
scientifiche”. Il convegno, suddiviso in due giornate, è stato
organizzato dal Dipartimento di chimica e fisica della terra dell’Università di
Palermo, e dal Geolab di Palermo, una società di servizi, composta
da ingegneri, geologi e tecnici specializzati nella tecnologia dei materiali
e nella sperimentazione dei prodotti nell’industria delle costruzioni.
In questa seconda parte della prima giornata di studi, geologi, ingegneri,
architetti, entomologi ed esperti del restauro, hanno presentato i risultati
delle proprie esperienze professionali maturate nel campo della “Diagnostica
e del degrado dei beni culturali”. Gli interventi sono stati regolati
da Giovanni Fatta, docente di Architettura Tecnica presso la facoltà d’ingegneria
e coordinatore del dottorato di ricerca in “Ingegneria edile: progetto
e recupero edilizio”.
Ad aprire i lavori è stata Laura Ercoli, geologa, che ha illustrato
i passi salienti del “Progetto Serpotta”, un piano che prevede
il restauro entro il 2005 di 10 chiese decorate dagli stucchi dell’artista
palermitano e degli studenti della sua scuola. “Il nostro lavoro – ha
affermato la Ercoli – è indirizzato allo studio delle tecniche
e dei materiali usati negli stucchi, all’accertamento di eventuali
interventi di restauro avvenuti nel tempo e all’individuazione
delle cause e degli effetti del degrado delle opere”. Il lavoro
del laboratorio ha inoltre consentito d’individuare vari tipi di
degrado a cui sono state sottoposte nel tempo le opere: dai semplici
depositi superficiali di sostanze organiche alle mancanze vere e proprie,
dovute alla perdita dei pezzi o ai furti. “Per arrivare a questi
traguardi – ha concluso la geologa – abbiamo effettuato più di
centocinquanta campionamenti di materiali”.
Di “indagini non invasive” e del contributo che la tecnologia
può dare alla conservazione dei beni culturali ha parlato Luigi
Terranova. Il rappresentante del Geolab ha illustrato gli studi condotti
sul tempio C del complesso monumentale di Selinunte (TP) attraverso il
sistema georadar, un dispositivo ad onde elettromagnetiche che consente
di rilevare le discontinuità naturali o artificiali all’interno
dei materiali, evitando campionamenti dannosi per il monumento.
La giornata di studi è proseguita con l’intervento del professor
Giovanni Liotta, entomologo dell’Università di Palermo,
che ha messo in luce il problema della difesa dei monumenti dal pericolo
tarme: “Esistono degli insetti che attaccano non solo sostanze
organiche come i legnami ma anche materiali come il gesso”. Liotta
ha inoltre sottolineato l’importanza di una scienza come l’entomologia
nell’ambito del recupero dei beni artistici, “In questi casi – ha
affermato – è più che mai auspicabile un’azione
di prevenzione dal pericolo tarme, e invece, spesso, la nostra disciplina
viene interpellata solo quando il danno è già notevole
e gli interventi non possono essere risolutivi al cento per cento”.
L’ultimo intervento è stato di Maria Pia Spanò, del
Centro regionale per la progettazione e il restauro, che ha illustrato
l’attività del centro: “Il nostro compito – ha
affermato – è quello di monitorare lo stato dei beni artistico-monumentali,
redigendo delle vere e proprie cartelle cliniche, per potere poi individuare
le migliori metodologie d’intervento per ogni singolo caso”.
Il pomeriggio si è concluso con un dibattito sulla formazione
di figure professionali specializzate sui beni culturali in virtù degli
scenari aperti dalla nuova riforma universitaria.
Salvatore Cataldo
(13 luglio 2004)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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