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Grandi temi |
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040628pama
Fucili,
pistole, proiettili si trovano anche nei grandi magazzini
Usa: passione
per le armi o bisogno di autodifesa
Duecento
milioni di cittadini americani possiede un’ arma da fuoco.
Solo l'anno scorso,
oltre 16 mila sono stati i morti coinvolti in stragi , mentre 2 milioni
e 400 mila i casi di uso di armi per autodifesa. Tuttavia il desiderio
di possedere armi non sembra arrestarsi
Nel
2003, sono stati oltre 16 mila i morti coinvolti in stragi a fuoco negli
Stati Uniti d'America, contro i 39 in Giappone e i 68 in Gran Bretagna.
Duecento milioni di cittadini americani possiede un’ arma da fuoco,
e solo tra il 1980 e il 1993 si calcola che ne sono state vendute oltre
cinque milioni in un anno. Fucili e pistole, ma anche mitragliatrici e
proiettili sono diventati un facile acquisto in tutti i grandi magazzini.
Basta un giro tra il reparto videogiochi o quello dell'abbigliamento,
che se si è fortunati con solo 15 dollari ci si può portare
a casa un mitragliatore AK-47.
Persino in banca ai clienti che aprono un nuovo deposito, vengono regalate
munizioni, a titolo di benvenuto. Nelle tranquille cittadine americane
è facile trovare ragazzini appena adolescenti, che maneggiano armi
con estrema facilità. Questa diffusione di armi negli Usa ha creato
un enorme business, favorito anche dalla potentissima lobby Nra (National
rifle association). E nell'America del "far west”, questa passione
sembra coinvolgere tutti, uomini donne e bambini. tantissimi i cultori
che ne difendono l’uso civile, ad esempio per la caccia e il collezionismo.
Esistono persino riviste specializzate del settore, molte delle quali
come "Women & gun", che si rivolgono al "gentil sesso
armato". Spesso vengono organizzati anche fiere e luna park, dove
nonne e nipoti si cimentano al tiro a segno con fucili e veri proiettili.
Purtroppo, questa facilità di procurarsi pistole e affini, ha fatto
aumentare notevolmente il rischio di drammatiche conseguenze. Squilibrati
che vanno in giro per la città armati e indisturbati sterminando
passanti, ma anche adolescenti che fanno stragi di compagni di scuola
e dei loro insegnanti, è ormai diiventata così una triste
realtà con cui l'America è costretta a fare i conti ogni
giorno. Un'interessante inchiesta in proposito è stata sviluppata
dal regista Micheal Moore, vincitore nel 2002, della Palma d'Oro a Cannes.
Il suo film-documentario, "Bowling for Colombine", ha trattato
della tragedia verificatasi nel liceo di Colombine e del cecchino di Washington.
Nel film il regista cerca di dare una risposta al perché l’America
abbia un tasso così alto di omicidi da arma da fuoco. Una domanda
complessa, soprattutto quando chiunque può rivendicare il diritto
per tutelare la propria vita, di possedere senza limiti quante più
armi vuole. "Gli americani hanno la responsabilità di armarsi
- dichiara un cittadino statunitense intervistato dal regista nel documentario
- e chi non è armato viene meno al proprio dovere di cittadino”.
Ogni anno, si contano in Usa circa 2 milioni e 400 mila casi di "defense
gun use", cioé uso di armi per autodifesa e oltre il 42 per
cento delle famiglie americane ha in casa almeno una pistola. In questo
caso è però anche la paura di morire e la conseguente volontà
di difendersi da sé che facilita questa corsa all'acquisto di armi.
Il dato è sottolineato dai numerosi casi di “tragedie per
errore” o di eccesso di legittima difesa, un aspetto drammatico
della realtà americana, ancora più inquietante, se pensiamo
che la legge degli Stati Uniti lo permette. Il Secondo emendamento della
Costituzione america, infatti, legittima il diritto di possedere armi.
Il principio risale a più di 200 anni fa, quando gli Usa erano
in guerra con il Regno Unito. Giustizia fai da te, dunque, ma con la "benedizione"
dello Stato. Forse ci sarebbe più giustizia, meno vendetta e meno
errori sanguinari se ha tutelare l’incolumità dei cittadini
fossero solamente le forze dell’ordine. Forse.
Manuela
Pagano
( 28 giugno 2004)
rev rosi/damo
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