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Esteri
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La replica
dell'esecutivo: "Falso". Il Vaticano: "Siamo preoccupati"
Cina, Asianews denuncia: "Il governo arresta i vescovi"
L'agenzia
missionaria parla di una campagna per sottomettere i
prelati
della chiesa non ufficiale al partito comunista. La Santa Sede teme in
particolare per le condizioni di Zhao Zhengdong, 84 anni, "fermato dalla
polizia e poi sparito nel nulla"
In
Cina "è in atto una campagna per costringere tutti i vescovi
della chiesa non ufficiale a sottomettersi al partito comunista e a
non
ubbidire al Papa". La denuncia, che arriva dall'agenzia di stampa
missionaria AsiaNews, segue le dichiarazioni di ieri di un rappresentante
dell'Ufficio
affari religiosi cinesi (Uar): il funzionario ha negato l'arresto
del vescovo ultraottantenne Zhao Zhengdong, denunciato invece dal Vaticano.
Secondo Pechino il prelato sta partecipando "volontariamente" a
un corso per "insegnare
al clero locale la politica religiosa del governo".
L'allarme lanciato da AsiaNews parla di veri e propri rapimenti, da parte
delle autorità centrali, "di persone inermi che mirano a
indottrinare e convincere i vescovi e i sacerdoti a entrare nell'Associazione
patriottica,
l'organizzazione che controlla la chiesa cattolica in Cina".
Nel suo rapporto l'agenzia ha riportato le minacce ricevute da un presule
che ha preferito mantenere l'anonimato. I militari hanno chiesto al
vescovo
se avrebbe ubbidito prima alle autorità di Pechino o al Pontefice.
Il vescovo ha replicato che nelle questioni di fede avrebbe risposto
al
Papa e nella società al governo. Dura la reazione degli agenti:
"Questo non è accettabile. La tua chiesa è
in Cina, e tu devi obbedire anzitutto al governo".
Due giorni fa la sala stampa della Santa Sede aveva
espresso per la terza volta in pochi mesi "profondo dolore" per
l'arresto di Zhao Zhengdong. L'ottantaquattrenne vescovo era stato preso
in custodia
dalla polizia e non si conosceva il suo luogo di detenzione. Il Vaticano
si era detto preoccupato anche per l'arresto di altri due vescovi fermati
nei giorni scorsi.
Il portavoce del Papa, Joaquin Navarro Valls, ha ribadito che "la
Santa Sede prova profondo dolore per
queste misure, per le quali non è stata comunicata alcuna ragione".
I provvedimenti, definiti "inconcepibili in uno stato di dirittto",
"contravvengono a quei diritti della persona, in particolare a quello
della libertà religiosa, che sono sanciti in numerosi documenti
internazionali, sottoscritti anche dalla Repubblica Popolare Cinese".
Francesco Paolo Leonardo
(25 giugno 2004)
rev sage
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al n. 10 del 1/6/2001
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