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Cultura
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Inaugurata
ieri sera la mostra fotografica di Anna Fici
L'amore omosessuale, tra dolcezza e baci rubati dal clic
Un reportage nato per caso, sulle strade di Amsterdam, nel corso
del Gay Pride dell'agosto 2002. "Attraverso queste immagini
ho cercato di far vedere come anche i loro rapporti possano essere altrettanto
affettuosi", spiega la docente dell'Ateneo Palermitano, che parla
anche del differenze tra Italia e Olanda
Venti
foto, in bianco e nero, per mostrare la dolcezza delle coppie omosessuali.
Anna Fici, docente di Teorie e tecnica dei nuovi media alla facoltà
di Scienze della formazione, ha inaugurato ieri sera, all’associazione
culturale Corvo Torvo di Palermo, la mostra fotografica dal titolo “L’altra
faccia dell’amore”, aperta fino all'11 luglio prossimo. “
Attraverso
queste immagini ho cercato di fare vedere - spiega la docente
- come anche i
rapporti tra omosessuali possano essere dolci e affettuosi”. L’omosessualità,
sia maschile che femminile, viene spesso ostentata in maniera spettacolare
e provocatoria. “E’ evidente che alcuni di loro fanno le
'marchette' o vivono la loro situazione sotterraneamente, ma la causa
va ricercata
nel contesto sociale che non li accetta. Il superamento dei pregiudizi
potrebbe spingere gli omosessuali a non ostentare più certi atteggiamenti
e vivere più serenamente la loro condizione”.
E un contributo
può essere dato proprio da questo reportage, nato, in modo
casuale, sulle strade di Amsterdam. Le foto sono state scattate, nell’agosto
2002, durante il Gay Pride che si è svolto nella capitale
olandese, dove Anna Fici accompagnava alcuni studenti universitari
in viaggio d’istruzione.
“Avevamo camminato tantissimo e, quando la manifestazione è
iniziata, ero in albergo a riposarmi. I ragazzi, che invece erano andati
in giro, al loro ritorno me ne hanno parlato e il giorno dopo mi sono
immersa nella folla”. Nascono così questi scatti. “In
realtà, essendo stato un incontro abbastanza causale - racconta -,
mi sono ritrovata a fare delle fotografie senza avere in mente un progetto
vero e proprio. L’idea di farne un reportage è
nata successivamente, facendo una selezione degli scatti”.
L’interesse per il mondo omosessuale nasce però da prima.
“Studiando per oltre vent’anni danza classica - continua
la docente - sono entrata in contatto con un ambiente in cui la presenza
omosessuale era
rilevante.
Il mio maestro di danza e il segretario della scuola sono stati per me
un modello. L’affettuosità che nutrivano l’uno nei
confronti dell’altro mi ha colpita tantissimo perché mancava
di quei tabù che possono caratterizzare invece molte coppie
etero”.
Il viaggio ad Amsterdam è stato anche un’occasione per confrontare
le diverse condizioni degli omosessuali in Olanda e in Italia. “Le
differenze sono profonde. Nei Paesi Bassi c’è una maggiore
serenità mentre la nostra vicinanza, anche fisica, alla religione
cattolica esercita un’influenza, non trascurabile, in senso
opposto”.
L’Olanda è nota per la sua apertura mentale, dalla liberalizzazione
delle droghe leggere a quella della prostituzione. “E’ un
luogo internazionale ma anonimo - osserva la sociologa -
perché manca
di una sua identità.
Una libertà che consista nel passare inosservato in mezzo alla
folla è triste perché conquistata dal fatto che non
sei nessuno”. Guadagnare libertà a scapito della propria
identità
è rischioso. “E’ più libero il travestito che
vive dalle parti di Casa Professa (storica chiesa palermitana, ndr)
perché è perfettamente
integrato nel quartiere, ha fatto accettare la propria identità
e ha accettato l’identità degli altri”.
In Italia si sono registrati netti miglioramenti negli ultimi tempi.
La possibilità di adottare un figlio è uno dei cardini
della lotta per i diritti delle coppie omosessuali. “Credo
che nella famiglia occorrerebbero dei punti di riferimento per un bambino
in età
evolutiva - conclude Anna Fici - e cioè ruoli maschili e ruoli
femminili ben definiti. Tuttavia penso che gli omosessuali vivano
una situazione
di
coppia tale
e quale a quella delle coppie etero, con una chiara identificazione dei
ruoli”.
Giorgio La Bruzzo
(23 giugno 2004)
rev sage
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