|
|
|
|
Approfondimenti
- Scienze politiche |
|
|
040611toti
Cosa cambia con l'allargamento Ue
La nuova Europa guarda a Est
Dal primo maggio l’Ue ha dieci nuovi stati membri. Un evento
storico, soprattutto per i Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia.
Ma si aprono nuovi scenari anche per i “veterani” della comunità.
A spiegarli è il docente di diritto comparato Antonello Miranda
L’ingresso di altri dieci paesi nell’Unione europea è
indubbiamente un fatto storico. E non solo per i nuovi arrivati. Si apre
per l’Europa una fase nuova, in cui si possono ridisegnare gli equilibri
politici del vecchio continente, anche per quanto riguarda il rapporto
con gli Stati Uniti. Antonello Miranda, direttore del centro interdipartimentale
di Studi europei e comparatistici, spiega come è stato possibile
l’allargamento ad est e le prospettive che si aprono in politica
estera con i nuovi membri.
Che percorso hanno dovuto seguire i paesi dell’ex blocco
sovietico per adeguare i loro ordinamenti giuridici a quelli dell’Unione
europea?
Sul piano formale le costituzioni di quei paesi erano conformi a molti
principi adottati dall'occidente, ma in realtà la situazione era
ben diversa. Adeguarsi agli standard di democrazia dell’Ue è
stata una operazione complessa per l'adeguamento delle regole "privatistiche".
In questo campo ci sono stati cambiamenti davvero enormi. In molti di
questi paesi il sistema commerciale molto limitato e basato sulla proprietà
di Stato ha dovuto essere ripensato in modo totale per adeguarsi al primo
e più semplice principio comunitario che è quello della
libera concorrenza.
Si è trattato di ricreare norme in tema di proprietà privata
e di libertà economica che hanno influito sulla concezione del
contratto e della proprietà, della successione, e persino della
famiglia. Intere parti del diritto privato sono state letteralmente stravolte
dalla necessità di adeguamento alle regole comunitarie.
L’ingresso nell’unione di paesi molto vicini alle
posizioni degli Usa (uno su tutti: la Polonia) può rallentare ancora
la formazione di una “voce unica” europea in tema di politica
estera?
E chi dice che le posizioni europee siano distanti
da quelle americane? L'Europa non significa solo Francia o Germania. Che
poi l'Unione europea non abbia una politica estera omogenea è un
problema che risale a molto tempo fa e che non dipende certo dall'allargamento.
Forse la presenza di più voci finirà per favorire la nascita
di una voce comune. Il guaio è che fino a quando i paesi membri
continueranno ad avere politiche estere indipendenti e spesso contrarie
non si può neppure immaginare una politica comune. Però
con i nuovi ingressi potrebbero saltare le "vecchie alleanze"
e questo può essere un bene. Non è un caso che i francesi
stiano tentando di rinverdire la formula del triumvirato cercando di coinvolgere
nei colloqui riservati i tedeschi e gli inglesi.
Alcuni paesi vogliono ritardare di qualche anno la piena applicazione
della libera circolazione delle persone per i nuovi membri. E’ un
cedimento ad alcune tendenze xenofobe emerse ultimamente?
Il principio della libera circolazione non è gravemente compromesso.
La clausola cui fai riferimento in fondo non impedisce la libera circolazione,
ma stabilisce una "circolazione controllata", nel senso che
per chi proviene da questi paesi non si applicherà immediatamente
la convenzione Schenghen e quindi ci sarà il controllo alle frontiere
(quelle esterne) e ci sarà la necessità di un permesso di
soggiorno per periodi di stabilimento superiori ai sei mesi. Una regolamentazione
si è resa necessaria perché alcuni paesi "di frontiera"
rischiano un afflusso incontrollato di persone. Penso in particolare alla
Germania che diventa un paese "interno" e che dovrà assorbire
i primi (e più massicci) flussi migratori.
L’apertura graduale delle frontiere dovrebbe prevenire l'accrescersi
del fenomeno della xenofobia. In più c’è un altro
aspetto importante: i nuovi Paesi dovrebbero costituire la frontiera esterna
della Unione e quindi dovrebbero essere in grado di controllare e gestire
l'afflusso dall'esterno.
Salvatore Trapani
(22 giugno
2004)
rev feb
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
Direttore: Giuseppe Silvestri. Direttore
responsabile: Dario Fidora
Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
laurea in Scienze della Comunicazione
Presidente: Antonio La Spina
|