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Scienze politiche

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A colloquio con Mauro Mileccia, docente di Filosofia politica
An nel mirino: motivi e rischi dietro gli attentati
Dalla Sardegna a Livorno, fino all’intimidazione in diretta televisiva a Bologna. L’ultima settimana di campagna elettorale si sta caratterizzando per una serie di piccoli ma efficaci attentati contro sedi e gazebi di Alleanza nazionale. Chi sono i responsabili? Semplici antagonisti o ex militanti contrari alle recenti svolte del partito di Gianfranco Fini?

Martedì 8 giugno, ore 22, un boato immenso e improvviso scuote piazza Maggiore a Bologna. La zona è gremita di gente accorsa ad ascoltare il comizio elettorale di Gianfranco Fini, in vista delle consultazioni europee. La gente grida, c’è del sangue, una decina di persone sono ferite. Un anziano di 93 anni non riesce più a muoversi. Il leader di Alleanza Nazionale invita alla calma e prega la platea di non farsi prendere dal panico.
Ad aver provocato lo scoppio è stata una bottiglia contenente liquido infiammabile collegata a polvere pirica, innescata da un congegno e fatta rotolare sotto un camper vicino al palco poco prima della deflagrazione. Non un ordigno da strage ma una provocazione, l’ennesima, contro Alleanza Nazionale. Già, perché il partito della destra conservatrice in quest’ultima settimana di campagna elettorale pre-Europee ha già subito una serie di infelici attentati in tutto il paese. Il primo domenica notte a Livorno contro la sede elettorale del ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, il secondo contro una sezione di Sassari, il terzo contro i gazebi di Gianfranco Alemanno a Roma.
Quasi tutti gli attacchi non sono stati rivendicati. Molti sostengono che sono il frutto dell’estremismo politico di sinistra o degli anarchici, ma c’è addirittura chi sospetta degli stessi estremisti di destra. Discutiamo la situazione che vive Alleanza Nazionale con il professore Mauro Mileccia, docente di Filosofia politica a Scienze politiche.
Professore Mileccia, cosa dobbiamo pensare di questi continui attacchi violenti contro Alleanza nazionale?
"Ne dobbiamo pensare in maniera triste. Quando si cerca di limitare con la violenza gli atti di un partito, soprattutto se di governo, si compie un atto contro la democrazia e la libera circolazione delle idee. Le bombe e gli attacchi contro An fanno paura e ricordano paradossalmente gli attacchi dei fascisti che precedettero il Ventennio".
Che tipo di partito è Alleanza Nazionale?
"È un partito con profonde radici storiche, che ha vissuto mille vicissitudini che lo hanno costretto ad adeguarsi ai nuovi tempi, a cambiare denominazione e a seguire o a subire un processo di democratizzazione. In effetti bisogna dare atto al partito di Alleanza Nazionale di avere scoperto i valori della democrazia e di volerne fare tesoro. Tale svolta dopo dieci anni va registrata come un successo della democrazia don la D maiuscola".
A quali basi sociali e culturali si rivolge il partito di Gianfranco Fini?
"Gianfranco Fini, più per l’autorevolezza conseguita in campo politico e nella compagine governativa che per il suo originario autoritarismo, riscuote fiducia in tutti gli strati sociali e culturali d’Italia, con sempre crescente simpatia anche all’Estero. Prevalentemente sono i ceti medi e quelli popolari a costituire le basi più robuste del partito di Fini, in cui confluiscono gli intellettuali antimarxisti che non trovano garanzie culturali e ideologiche negli altri schieramenti di centrodestra".
Sono passati sette mesi dalla storica visita di Gianfranco Fini in Israele. La svolta è il rifiuto del fascismo ha comportato lo strappo degli estremisti vicino ad Alessandra Mussolini. È vero, come qualcuno sospetta, che possono essere stati loro ad aver provocato gli attentati?
"Mi sembra molto improbabile e non ho le prove per sostenere che sia così. Non credo poi che Alessandra Mussolini, al di fuori di Alleanza nazionale, possa avere, a lungo andare, spazio e consensi. Il suo “strappo” è da considerare opposto alla “svolta” di Fini. É stato provocato da una forte reazione emotiva per essere la nipote del capo del fascismo. E non si basa su un ragionamento criticamente valido da potersi contrapporre all’analisi e alla decisione di Fini. Loro vorrebbero essere la Rifondazione Comunista della destra, ma non esistono le condizioni per l’esistenza di un partito del genere".
Vassily Sortino

rev cave

(10 giugno 2004
)

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