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Geologia e geodesia Da 140 anni in viaggio nel tempo e nello spazio Dagli elefanti nani del Pleistocene trovati a Carini allo studio delle frane e dei terremoti, la geologia dimostra sempre di più di essere una scienza utile a capire passato e presente della Terra. A un secolo dalla morte del suo fondatore, Gaetano Giorgio Gemmellaro, il dipartimento ne rilancia gli studi Se
c’è un dipartimento che ha un rapporto speciale con il passato,
questo è Geologia e geodesia. E questo non solo perché era
già uno degli istituti più longevi dell’ateneo palermitano
(nacque nel 1860), ma anche perché gran parte della sua attività
è dedicata alla paleontologia, la scienza che studia proprio il passato
del nostro pianeta.Nella sede del dipartimento, in corso Tukory, si trova anche il museo geologico, dove si può compiere uno straordinario viaggio nel tempo, da 300 milioni di anni fa ad oggi. Il museo è intitolato a Gaetano Giorgio Gemmellaro. “Fu lui a fondare l’istituto di geologia, nel 1860 - spiega il direttore del dipartimento, Valerio Agnesi - e proprio quest’anno ricorre il centenario della sua morte”. Agnesi definisce il 2004 “anno gemmellariano”, a sottolineare che molte delle iniziative del dipartimento sono dedicate proprio alla figura del celebre geologo. Valerio Agnesi si mostra molto orgoglioso quando parla di “una mostra in fase di allestimento sugli elefanti nani in Sicilia, durante la quale sarà presentato un esemplare di questa specie vissuta nella nostra isola 500 mila anni fa, i cui fossili furono scoperti proprio da Gemmellaro, in una grotta di Carini”. Al momento lo scheletro è in fase di montaggio a Pordenone, dove c’è l’unico laboratorio italiano specializzato in questo tipo di operazioni. “Siamo molto contenti di questo evento, perché gli altri elefanti nani siciliani sono esposti in altre zone d’Italia. Averne finalmente uno a Palermo sarà molto importante, anche sul piano simbolico”. L’interesse per questa specie vissuta nel Pleistocene non è solo geologico, ma anche storico e letterario, perché proprio dai teschi degli elefanti nani è nato il mito dei ciclopi, a causa della particolare conformazione delle cavità per gli occhi. L’importanza del lavoro di Gemmellaro sarà ricordata anche con un convegno che si terrà a novembre, in collaborazione con l’Università di Catania. Il
dipartimento è anche molto attivo per quello che riguarda la gestione
del territorio. Partecipa infatti al progetto Car.G., il piano del Servizio
geologico nazionale per la redazione delle carte geologiche di tutto il
territorio nazionale. “Una cartografia geologica in Italia esiste
già, ma in scala 1:100000. Con questo progetto si stanno realizzando
mappe molto più dettagliate, in scala 1:50000. Il nostro dipartimento
si occupa dell’area centro-occidentale della Sicilia”.La cartografia geologica è molto importante anche per la prevenzione di eventi franosi. Su questo fronte il dipartimento di Geologia e geodesia è impegnato anche in un altro progetto, l’Inventario fenomeni franosi italiani (Iffi). Come spiega il professore Agnesi, “vanno censite le frane e individuate le zone a rischio, per una gestione ottimale del territorio”. Agnesi prosegue sottolineando “l’impegno del dipartimento nell’individuazione dei geositi, cioè di quelle aree a particolare interesse geologico, come la Cava Cappuccini di Alcamo, una zona molto importante per lo sviluppo degli elefanti nani e delle tartarughe”. L’attività del dipartimento è quindi fortemente ancorata al territorio siciliano, ma è anche inserita in un contesto europeo. Come dimostra la convenzione stipulata con l’Ente Parco Madonie, che da un paio d’anni fa parte dei Geo Parks, un “network europeo di parchi geologici, che consente di condividere esperienze e informazioni a livello comunitario”. La geologia è una scienza che non conosce confini, e le collaborazioni tra il dipartimento palermitano e gli atenei esteri vanno anche oltre oceano. “Abbiamo avviato molti progetti di studio in Centro America, abbiamo condotto degli studi in Medio Oriente e in Congo, con l’Università di Bukavu, gemellata con l’Ateneo di Palermo”, conclude il direttore del dipartimento. Salvatore Trapani (9 giugno 2004) rev anme
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