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Lettere

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Il principe Alliata racconta la sua esperienza con la Panaria Film
In Sicilia si faceva cinema con pinne, fucile e occhiali

Per chiudere il ciclo di lezioni di Storia e critica del cinema Rino Schembri ha invitato il fondatore della storica casa di produzione a parlare di "Sguardi tra terra e mare". Il pioniere della cinematografia subacquea ha rmostrato agli studenti tre suoi cortometraggi realizzati tra il '46 e il '50

Una maschera subacquea, un paio di pinne e un fucile d’ alluminio. All’indomani della seconda guerra mondiale, il venticinquenne Francesco Alliata di Villafranca, appassionato di cinema sin dai tempi dell’università e del Cineguf di Palermo, si trova davanti ai tre oggetti sconosciuti che l’amico Pietro Moncada aveva acquistato in un negozio francese.
I tre oggetti misteriosi, arrivati per caso in Sicilia, possono servire, si renderà presto conto il principe Alliata, a scoprire un mondo meraviglioso che nessuno fino ad allora aveva avuto il privilegio di ammirare: quello sotto il pelo dell’acqua. Alliata, allora, con Moncada, l’unico non siciliano del gruppo, e gli amici Quintino Di Napoli e Renzino Avanzo, che aveva avuto una piccola parte nel Paisà di Rosselini oltre ad esserne stato aiuto regista, s’imbarcano nella nuova avventura della fondazione della casa di produzione cinematografica Panaria Film
E’ il 1946 e il principe costruisce il primo "scafandro" per la sua Arriflex 35mm con cui realizza, alle isole Eolie, il primo documentario subacqueo in mare aperto: Cacciatori sottomarini.
“Abbiamo impiegato quasi sei mesi per costruire lo scatolone che avrebbe contenuto la cinepresa. Riprendevamo sott’acqua dalle 6 alle 8 ore senza nemmeno sapere se i 3 mila metri di pellicola girati si sarebbero impressionati e il lavoro quindi non fosse stato tutto da buttare. La maschera e le pinne erano state inventate per tutt’altri scopi. La Marina Militare italiana li aveva usati durante la guerra ma alla fine del ’45 furono liberalizzati. E la prima muta che indossai per andare a fare le riprese sottomarine era composta da un paio di mutandoni e da una maglia di lana”.
Piccole curiosità sul modo di fare cinema, per caso, di un giovanissimo gruppo di ragazzi siciliani all’indomani delle distruzioni provocate dalla guerra. Ricordi di un tempo non troppo lontano, sono passati appena 60 anni, quando si andava a vedere l’opera dei pupi e la mattanza non era un evento per soli turisti. Così Francesco Alliata ha voluto raccontare la sua esperienza agli studenti di Storia e critica del cinema della facoltà di Lettere nel corso dell’incontro sul tema Sguardi tra terra e mare (Innovazione e sperimentazione nelle produzioni della Panaria Film) che chiudeva il ciclo di lezioni dell’anno accademico 2003/04.
Renato Tomasino, presidente del corso di laurea in Scienze e tecnologie dell’arte, dello spettacolo e della moda ha presentato così il pioniere della cinematografia subacquea: “Francesco Alliata di Villafranca, fondatore della casa di produzione cinematografica siciliana Panaria Film, è una figura storica del cinema italiano. Il suo rilievo, oggi, torna ad assumere un significato particolare alla luce del lavoro archivistico, critico e di recupero che sta conducendo sul materiale che risale all’esperienza della casa di produzione da lui fondata nel ‘46. Oggi – prosegue Tomasino - il documentario non trova più, almeno in Italia, la strada della produzione o della veicolazione, anche se il valore antropologico che possiede il genere documentario è di estrema importanza. Anche perché, possono diventare molto interessanti anche dal punto di vista del linguaggio cinematografico, quando si scoprono nuovo modi di girare o ritrovati tecnici, che vengono poi usati per i film a soggetto. Ad esempio, le riprese subacquee effettuate dalla Panaria di Alliata segnarono una svolta per l’epoca”.
Dal ‘46 al ’55 la casa di produzione isolana realizza numerosi documentari, circa una quarantina, sulle attività tradizionali siciliane. Tonnare, in cui per la prima volta un uomo si cala nella camera della morte, precede di gran lunga il documentario realizzato da De Seta. Dalla fine degli anni ’40 Alliata, quale amministratore unico della Panaria, produce Vulcano (1949) con Anna Magnani, La carrozza d’oro (1952) di Jean Renoir con Anna Magnani, Sesto Continente (1953) primo film subacqueo a colori che lancia il documentarista Folco Quilici.
“Le opere realizzare dagli amici che misero della Panaria – sottolinea Rino Schembri docente di Storia e Critica del Cinema - sono tutte di un certo impatto. Cacciatori sottomarini è il primo documentario realizzato con attrezzature che consentivano di effettuare riprese sott’acqua, con la macchina da presa che scendeva sotto i 10 metri. Per questo era fondamentale possedere una certa conoscenza dei fondali marini oltre che, naturalmente, delle tecniche cinematografiche. Il cinema di Alliata – continua Schembri - si può dividere in tre fasi: la prima è quella sottomarina, la seconda è più di terra, quando il gruppo si appresta a documentare la Sicilia da un punto di vista antropologico e in questa fase si colloca, ad esempio Opera dei pupi del ’49. Infine, l’ultima, quella dei film a soggetto, tra cui Vulcano, la cui versione restaurata è stata presentata all’inizio del mese scorso al Tribeca Film Festival di New York alla presenza di Martin Scorsese”.

Noemi Brugarino

(7 giugno 2004)

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