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Facoltà di Lettere e Filosofia

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Viaggiare per crescere: il progetto Perù

Splendide foto dei paesaggi andini e dei tessuti dai colori sgargianti, con cui i peruviani si coprono dal freddo hanno accompagnato il racconto degli studenti partiti per il campo lavoro internazionale, lanciato dall'Arces. Un progetto di cooperazione in Perù per una formazione umana d'eccellenza, raccontato alla facoltà di Lettere e filosofia

Paesaggi mozzafiato, come quelli del Machu Picchu e degli altri rilievi andini, con i loro imponenti ghiacciai. E' questo lo sfondo del viaggio ad Abancay dei volontari dell'Arces. Un viaggio nel sud del Perù, una delle zone più povere, ma anche più affascinanti, delle Ande.
Un'esperienza di vita indimenticabile quella dei volontari, che hanno trovato il modo di fare delle vacanze intelligenti. Dice Giuseppe, uno di loro, che "questa idea risponde al desiderio di vedere un posto lontano, ma permette anche di fare qualcosa che aiuta veramente a crescere".
Le testimonianze degli studenti si accompagnano ad una proiezione di diapositive, che raffigurano scene di vita dei poveri delle Ande, avvolti nei loro mantelli dai colori sgargianti ed immersi in un panorama incontaminato.

L'Arces è un Collegio Universitario, che promuove attività tese a favorire la formazione integrale della persona. L'Ente, particolarmente sensibile ai problemi etici ed alla dimensione sociale del lavoro, da diversi anni organizza campi lavoro sia all'estero che nei quartieri di Palermo, costruendo progetti mirati per le specificità territoriali. L'intento è quello di sviluppare la cooperazione ed il volontariato, promuovendo, allo stesso tempo, "una formazione umana d'eccellenza".
E' la seconda volta che degli studenti siciliani realizzano un progetto in quell'area.

Nel 2001, infatti, il progetto Soleado, ha spedito a Piura, nel nord del Perù una sessantina di ragazzi, che hanno realizzato una grande opera: hanno installato dei pannelli solari in villaggi privi di energia elettrica. Nel video, realizzato dai partecipanti, essi sorridendo, dicono "abbiamo deciso di venire a contatto con una cultura molto diversa dalla nostra, per portare loro aiuto".
Il progetto che, invece, raccontano i ragazzi presenti nell'Aula Magna della Facoltà di Lettere è "Abancay 2003" e prende il nome dalla cittadina che li ha ospitati, il capoluogo del dipartimento dell'Apurimac.
Protagonisti del campo di lavoro sono stati studenti siciliani e peruviani, una trentina in tutto. I ragazzi che abbiamo incontrato lo hanno definito una sorta di "stage sulla solidarietà".
La realizzazione è stata possibile grazie alla collaborazione dell'Universidad de Piura, partner locale dell'organizzazione, assieme alla Caritas di Abancay, nella persona di padre Tomàs Garcìa, che ha pensato agli aspetti logistici.
La storia dell'Universidad de Piura è legata a Josem
arìa Escrivà. Il fondatore dell'Opus Dei fece costruire un'università nella regione più povera ed a più elevato tasso di analfabetismo, prevedendo che chi non avesse avuto i mezzi per studiare, avrebbe pagato le spese una volta trovata un'occupazione, dopo la laurea.
I volontari hanno incontrato, quindi, alcune personalità d'eccezione, come un gelese che da quarant'anni vive in Perù. E' padre Giovanni Salerno, fondatore del Centro Servi dei Poveri del Terzo Mondo, che ha ospitato i ragazzi a Cuzco.
Tanti i lavori realizzati nelle tre settimane trascorse a Abancay: dalla rete fognaria, che ha permesso a 200 famiglie di allacciarsi, alla realizzazione di una cappella, alla ristrutturazione di abitazioni fatiscenti.
I ragazzi dell'Arces ricordano le case del Perù: poco più che catapecchie costruite in adobes, cioè fango, con il tetto in lamiera.
Giuseppe, uno dei volontari, racconta di quando andò a riparare il tetto di Virginia, una signora molto anziana e malata che viveva sola e dormiva in un giaciglio per terra, nonostante il freddo degli altipiani andini.
Lo studente, colpito dalla storia di questa donna, alla quale mancava acqua, luce e cibo, non
può, ancora oggi, dimenticare il sorriso sincero e la gratitudine della donna, quando trovò la casa riparata e un nuovo pollaio, con dentro galli e galline.
Giuseppe dice "c'è una certa dignità e una direi quasi eleganza con cui viene affrontata la povertà estrema, che non può lasciarci indifferenti. Pensiamo alle nostre reazioni quando ci manca qualcosa di veramente superfluo e che però ci sembra imprescindibile. 'il telefonino non prende', 'non puoi mettere le scarpe marroni sotto il vestito grigio', ecc... Il nostro modo di vedere le cose va ridimensionato".
Del Perù, colpiscono le contraddizioni della capitale Lima, con i suoi grattacieli e grossi centri commerciali, affiancati da innumerevoli baracche fatiscenti, che ospitano la stragrande maggioranza degli otto milioni di abitanti, venuti dalle campagne per cercare lavoro.
Nella capitale abbondano le proteste dei poveri, delusi da un paese che non riesce a trovare la stabilità politica necessaria a fornire le precondizioni per lo sviluppo. Il nuovo presidente ha promesso miglioramenti, ma sul popolo disilluso, che manifesta, la polizia locale, sempre più spesso, lancia lacrimogeni per sedare gli animi. I volontari hanno visto questa scena ripetersi più volte.
Una situazione difficile, quella dei peruviani, che, però, a dire degli studenti che sono stati lì, sono un popolo forte e coraggioso.
Francesco, uno dei volontari, ricorda con gioia, la partecipazione dei bambini locali ai lavori intrapresi ed afferma che "questa, per loro, è una fantastica occasione per socializzare".
Il rapporto con i bambini è stato molto gratificante per gli studenti "con loro la differenza di lingua non è un problema" dicono. Compito dei volontari è stato quello di promuovere attività ludiche, finalizzate alla socializzazione. In un paese dove i bambini vivono sparsi in villaggi sperduti sulle montagne, spesso non parlano anche se hanno gia sei o sette anni, perchè non hanno molte possibilità di socializzare.
La scuola cerca di fornire soluzioni, ma sebbene, ad esempio, fornisca il materiale didattico, le sedi sono fatiscenti ed inadeguate.
Nell'intervallo ai bambini vengono fornite due gallette iperproteiche e un beverone multivitaminico. Per la stragrande maggioranza di loro è l'unico pasto della giornata.
I lavori portati a termine sono stati frutto di grande impegno per i volontari. Scherzando, Francesco afferma "facciamo una gran fatica perchè non siamo abituati a questo tipo di attività, noi che maneggiamo meglio libri e computer".

Dalle foto, scattate dai volontari, è nata anche una pubblicazione, a cura di Guido Vassallo, che raccoglie testimonianze ed immagini. I proventi del libro saranno destinati all'Ospedale Santa Teresa, in Perù.
Le iniziative dell'Arces vengono progettate ogni anno. Il prossimo appuntamento è in Romania, dove si costruirà un parco giochi all'interno di un orfanotrofio.
Un'occasione formativa importante, secondo Enrico "non voglio dire che una persona dopo aver fatto un'esperienza del genere cambi completamente, ma quanto meno quando si troverà davanti ad una difficoltà, di qualunque tipo essa sia, prima di lamentarsi o di demoralizzarsi rifletterà un attimo sul mondo che ha conosciuto".

Iriza Alma Orofino

(17 giugno 2004)

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