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Facoltà
di Lettere e Filosofia |
040607iriApLet
Viaggiare per crescere: il progetto Perù
Splendide foto dei paesaggi andini e dei tessuti dai
colori sgargianti, con cui i peruviani si coprono dal freddo hanno accompagnato
il racconto degli studenti partiti per il campo lavoro internazionale,
lanciato dall'Arces. Un progetto di cooperazione in Perù per
una formazione umana d'eccellenza, raccontato alla facoltà di
Lettere e filosofia
Paesaggi
mozzafiato, come quelli del Machu Picchu e degli altri rilievi andini,
con i loro imponenti ghiacciai. E' questo lo sfondo del viaggio ad Abancay
dei volontari dell'Arces. Un viaggio nel sud del Perù, una delle
zone più povere, ma anche più affascinanti, delle Ande.
Un'esperienza di vita indimenticabile quella dei volontari,
che hanno trovato il modo di fare delle vacanze intelligenti. Dice Giuseppe,
uno di loro,
che "questa idea risponde al desiderio di vedere un posto lontano,
ma permette anche di fare qualcosa che aiuta veramente a crescere".
Le testimonianze degli
studenti si accompagnano ad una proiezione di diapositive, che raffigurano
scene di vita dei poveri delle Ande, avvolti nei loro mantelli dai colori
sgargianti ed immersi in un panorama incontaminato.
L'Arces è un Collegio Universitario, che promuove
attività tese a favorire la formazione integrale della persona.
L'Ente, particolarmente sensibile ai problemi etici ed alla dimensione
sociale del lavoro, da diversi anni organizza campi lavoro sia all'estero
che nei quartieri di Palermo, costruendo progetti mirati per le specificità
territoriali. L'intento è quello di sviluppare la cooperazione
ed il volontariato, promuovendo, allo stesso tempo, "una formazione
umana d'eccellenza".
E'
la seconda volta che degli studenti siciliani realizzano un progetto in
quell'area. 
Nel 2001, infatti, il progetto Soleado, ha spedito a Piura, nel nord
del Perù una sessantina di ragazzi, che hanno realizzato una grande
opera: hanno installato dei pannelli solari in villaggi privi di energia
elettrica. Nel video, realizzato dai partecipanti, essi sorridendo, dicono
"abbiamo deciso di venire a contatto con una cultura molto diversa
dalla nostra, per portare loro aiuto".
Il progetto che, invece, raccontano i ragazzi presenti nell'Aula Magna
della Facoltà di Lettere è "Abancay 2003" e prende
il nome dalla cittadina che li ha ospitati, il capoluogo del dipartimento
dell'Apurimac.
Protagonisti del campo di lavoro sono stati studenti siciliani e peruviani,
una trentina in tutto. I ragazzi che abbiamo incontrato lo hanno definito
una sorta di "stage sulla solidarietà".
La realizzazione è stata possibile grazie alla collaborazione dell'Universidad
de Piura, partner locale dell'organizzazione, assieme alla Caritas di
Abancay, nella persona di padre Tomàs Garcìa, che ha pensato
agli aspetti logistici.
La storia dell'Universidad de Piura è legata a Josemarìa
Escrivà. Il fondatore dell'Opus Dei fece costruire un'università
nella regione più povera ed a più elevato tasso di analfabetismo,
prevedendo che chi non avesse avuto i mezzi per studiare, avrebbe pagato
le spese una volta trovata un'occupazione, dopo la laurea.
I volontari hanno incontrato, quindi, alcune personalità d'eccezione,
come un gelese che da quarant'anni vive in Perù. E' padre Giovanni
Salerno, fondatore del Centro Servi dei Poveri del Terzo Mondo, che ha
ospitato i ragazzi a Cuzco.
Tanti i lavori realizzati nelle tre settimane trascorse a Abancay: dalla
rete fognaria, che ha permesso a 200 famiglie di allacciarsi, alla realizzazione
di una cappella, alla ristrutturazione di abitazioni fatiscenti.
I ragazzi dell'Arces ricordano le case del Perù: poco più
che catapecchie costruite in adobes, cioè fango, con il tetto in
lamiera.
Giuseppe, uno dei volontari, racconta di quando andò a riparare
il tetto di Virginia, una signora molto anziana e malata che viveva sola
e dormiva in un giaciglio per terra, nonostante il freddo degli altipiani
andini.
Lo studente, colpito dalla storia di questa donna, alla quale mancava
acqua, luce e cibo, non può, ancora oggi, dimenticare il sorriso
sincero e la gratitudine della donna, quando trovò la casa riparata
e un nuovo pollaio, con dentro galli e galline.
Giuseppe dice "c'è una certa dignità e una direi quasi
eleganza con cui viene affrontata la povertà estrema, che non può
lasciarci indifferenti. Pensiamo alle nostre reazioni quando ci manca
qualcosa di veramente superfluo e che però ci sembra imprescindibile.
'il telefonino non prende', 'non puoi mettere le scarpe marroni sotto
il vestito grigio', ecc... Il nostro modo di vedere le cose va ridimensionato".
Del Perù, colpiscono le contraddizioni della capitale Lima, con
i suoi grattacieli e grossi centri commerciali, affiancati da innumerevoli
baracche fatiscenti, che ospitano la stragrande maggioranza degli otto
milioni di abitanti, venuti dalle campagne per cercare lavoro.
Nella capitale abbondano le proteste dei poveri, delusi da un paese che
non riesce a trovare la stabilità politica necessaria a fornire
le precondizioni per lo sviluppo. Il nuovo presidente ha promesso miglioramenti,
ma sul popolo disilluso, che manifesta, la polizia locale, sempre più
spesso, lancia lacrimogeni per sedare gli animi. I volontari hanno visto
questa scena ripetersi più volte.
Una situazione difficile, quella dei peruviani, che, però, a dire
degli studenti che sono stati lì, sono un popolo forte e coraggioso.
Francesco, uno dei volontari, ricorda con gioia, la partecipazione dei
bambini locali ai lavori intrapresi ed afferma che "questa, per loro,
è una fantastica occasione per socializzare".
Il rapporto con i bambini è stato molto gratificante per gli studenti
"con loro la differenza di lingua non è un problema"
dicono. Compito dei volontari è stato quello di promuovere attività
ludiche, finalizzate alla socializzazione. In un paese dove i bambini
vivono sparsi in villaggi sperduti sulle montagne, spesso non parlano
anche se hanno gia sei o sette anni, perchè non hanno molte possibilità
di socializzare.
La scuola cerca di fornire soluzioni, ma sebbene, ad esempio, fornisca
il materiale didattico, le sedi sono fatiscenti ed inadeguate.
Nell'intervallo ai bambini vengono fornite due gallette iperproteiche
e un beverone multivitaminico. Per la stragrande maggioranza di loro è
l'unico pasto della giornata.
I lavori portati a termine sono stati frutto di grande impegno per i
volontari. Scherzando, Francesco afferma "facciamo una gran fatica perchè
non siamo abituati a questo tipo di attività, noi che maneggiamo
meglio libri e computer".
Dalle
foto, scattate dai volontari, è nata anche una pubblicazione, a
cura di Guido Vassallo, che raccoglie testimonianze ed immagini. I proventi
del libro saranno destinati all'Ospedale Santa Teresa, in Perù.
Le iniziative dell'Arces vengono progettate ogni anno. Il prossimo appuntamento
è in Romania, dove si costruirà un parco giochi all'interno
di un orfanotrofio.
Un'occasione formativa importante, secondo Enrico "non voglio dire
che una persona dopo aver fatto un'esperienza del genere cambi completamente,
ma quanto meno quando si troverà davanti ad una difficoltà,
di qualunque tipo essa sia, prima di lamentarsi o di demoralizzarsi rifletterà
un attimo sul mondo che ha conosciuto".
Iriza Alma Orofino
(17 giugno 2004)
rev feb
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