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Farmacia
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Chiusura dell'anno accademico a Farmacia
Plescia: "Ci siamo ancorati al mondo del lavoro"
E' stato un anno ricco di novità, specialmente nei rapporti
con la produzione e la ricerca. Condotta in via Archirafi la
sperimentazione che ha portato alla registrazione del primo brevetto
di proprietà dell'Università
di Palermo. Proposta
la costituione di un assessorato regionale alla Ricerca
E' tempo di esami e di vacanze per gli studenti della facoltà di
Farmacia. Ma prima di salutarsi, il preside Salvatore Plescia ha voluto
organizzare una cerimonia ufficiale per la fine dei corsi e la chiusura
dell'anno accademico. D'altronde, per la facoltà di via Archirafi
questo è stato
un anno importante, caratterizzato soprattutto dall'ampia apertura
verso
il mondo del lavoro e delle professioni. "La chiusura dei corsi è un
importante momento di riconoscimento del lavoro svolto - ha detto il
pro-rettore Salvatore Di Mino,
aprendo l'incontro -. Sono sicuro che, anche se ora non la pensate così,
voi giovani ricorderete questo periodo come il più entusiasmante
della vostra vita".
Come molti dei recenti incontri organizzati dalla facoltà, anche
questa giornata si è svolta all'insegna della volontà
di ancorarsi saldamente alla realtà della produzione e della ricerca
industriale. "Nei nostri laboratori non perdiamo mai di vista le
richieste delle aziende", ha riferito Gaetano Giammona, direttore
del Dipartimento di Chimica e tecnologie farmaceutiche e docente straordinario
di Tecnologia, socioeconomia e legislazione farmaceutica. Proprio a
via
Archirafi appartiene il
primo brevetto registrato dall'Università degli Studi di Palermo.
"Si tratta di un nuovo biomateriale di natura macromolecolare
che potrà essere utilizzato come scaffolds per favorire
la ricostruzione di tessuti o organi danneggiati - ha spiegato -. Le
cellule
in pratica aderiscono alla matrice, si riproducono e moltiplicandosi
generano nuovo tessuto". Giammona, assieme a Giovanna Pitarresi,
del Dipartimento di Chimica e tecnologie farmaceutiche, e al dottorando
Fabio Palumbo, è stato
il responsabile della sperimentazione che ha portato a questo risultato. "Avevamo
due possibilità
- ha aggiunto -. Cedere la proprietà dei risultati
a un'azienda farmaceutica, o chiedere a nome dell'Università il
brevetto, potendo gestire momento della vendita della scoperta con
maggiore
libertà e autonomia". Il progetto ha attirato l'attenzione
della Pfizer, casa farmaceutica americana, che prossimamente, forse
proprio
entro il mese di giugno, dovrebbe finanziare un'ulteriore fase di ricerca.
"Alla Pfizer interessa il fatto che queste nanoparticelle creano
un rilascio modificato dei farmaci, in pratica possono agire come vettori
per il
direzionamento
di farmaci
al sistema nervoso centrale, per esempio nei casi di malattie dell'invecchiamento,
come l'alzheimer", continua Giammona.
La ricerca della facoltà procede, quindi, di pari passo con l'innovazione
tecnologica e industriale. E potrebbe essere
uno degli utenti più indicati per il progetto P.I.A.
Innovazione, sistema integrato di agevolazioni finanziarie, per
sostenere progetti di sviluppo pre-competitivo e l'industrializzazione
dei risultati,
presentato dal Ministero per le Attività produttive. "Ci
sono 118 milioni di euro a disposizione anche dei progetti universitari
- ha
spiegato Antonio Valenza, delegato del Liaison office -. Il nostro ufficio
funziona da tramite tra mondo accademico e istituzioni finanziarie".
Segnali di apertura sono arrivati anche dalla Regione. "I tempi
sono maturi per un dialogo inter-istituzionale", ha commentato
Fabio Marino, responsabile del Fondo sociale europeo presso l'assessorato
regionale
al Lavoro. "La
mia presenza qui lascia intendere la volontà dell'amministrazione
pubblica di interessarsi alle iniziative universitarie".
Per favorire questa interazione con gli enti locali, Girolamo Cirrincione,
direttore del Dipartimento Farmacochimico, tossicologico e biologico,
ha una proposta: "Proprio perchè ci sono risorse copiose da destinare
all'università, perchè non si pensa alla creazione di un assessorato
alla Ricerca. In Italia ce n'è uno solo e si trova in Campania - ha
detto -. Potrebbe essere un'idea per potenziare e valorizzare il capitale
umano delle tre università siciliane".
Maria Teresa Camarda
(3 giugno 2004)
rev mpu
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