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Cultura e spettacolo

040603giol
Così nacque Frank Castle, meglio noto come The Punisher
Born, il fumetto americano che critica la guerra

Garth Ennis ripercorre la storia del Punitore in un racconto polifonico che non risparmia severe critiche verso la politica estera statunitense. Interessanti i disegni di Darick Robertson, artista dal tratto potente e dettagliato, tra primi piani e crude inquadrature d’insieme

Anche la Marvel contro la guerra in Iraq. Born, una sorta di prequel della saga del Punitore, pur essendo ambientato nel Vietnam degli anni Settanta, mostra un forte legame con l’attuale crisi irachena.
Nel fumetto viene ripercorsa la storia di Frank Castle, il marine che conosce in Asia il piacere di uccidere che lo porterà a diventare il violento vigilantes conosciuto come Punitore. La sua vicenda appare però come una sorta di pretesto per mostrare il vero volto della guerra, ora attraverso gli occhi spietati del capitano Castle ora attraverso lo sguardo impaurito del soldato semplice Goodwin.
Lo sceneggiatore Garth Ennis offre uno splendido racconto polifonico che, dietro le voci dei soldati statunitensi impegnati al confine con la Cambogia, esprime severe critiche verso la politica estera di Washington. “Tutti noi americani non avremmo mai dovuto venire qui - dice Angel, un militare di colore impegnato nella lunga guerra del Vietnam - Non facciamo altro che incasinare di più un posto che era già un gran casino”. Parole familiari di questi tempi, sentite dalla bocca di chi si è sempre dichiarato contrario al conflitto iracheno.
Il modo con cui Ennis approfondisce la psicologia dei suoi personaggi ne conferma il talento. Parte del merito va attribuito anche ai disegni di Darick Robertson. Il suo tratto, potente e dettagliato al contempo, gli consente, nel passaggio da una tavola all’altra, di allontanarsi progressivamente dai protagonisti e offrire crude e ampie inquadrature d’insieme.
Giorgio La Bruzzo
rev gept

(3 giugno 2004)

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