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Policlinico
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Basta
con le calorie. Ecco il metodo Montignac
Giunto in Italia
da qualche mese, il regime alimentare ideato dal francese ha suscitato
diverse
polemiche. Una su tutte: come si può dimagrire proponendo di mangiare
quanto si vuole? Abbiamo chiesto un parere a Maria Grazia Cristofalo, responsabile
dell’ambulatorio di Dietologia del Policlinico di Palermo
Una
dieta basata sul controllo dell’indice glicemico dei cibi anziché
sul conteggio delle calorie. E’ il regime alimentare proposto dal
francese Michel Montignac (nella foto),
ex obeso che sostiene di riuscire a fare dimagrire la gente continuando
a mangiare
normalmente. O quasi. Il suo metodo, infatti, prevede una dieta fatta
di molte proteine e zuccheri derivati dai vegetali. Una novità se si
pensa che ancora oggi gli elementi più considerati, quando si decide
di perdere peso, sono le calorie. “L’indice glicemico invece
- spiega Maria Grazia Cristofalo, responsabile dell’ambulatorio di
Dietologia presso la Medicina dello Sport del Policlinico di Palermo - si
basa sulla risposta dell’insulina, quell’ormone che, subendo
sbalzi rispetto ai livelli normali, porta all’immagazzinamento dei
lipidi causando l’aumento del peso corporeo”.
Ma cosa prevede precisamente la dieta proposta da Montignac? Il francese
propone un programma di due fasi: quella di dimagrimento e quella di
mantenimento.
La prima copre un periodo di qualche mese, fino a quando non si raggiunge
il peso ideale. Secondo Montignac in questa fase si può mangiare
quanto si vuole purché i pasti siano composti da cibi con indice
glicemico non superiore a 35 e da alimenti ricchi di proteine. “Questo
vuol dire - sottolinea la dottoressa Cristofalo - che si possono assumere
alimenti quali il pesce, le uova, formaggi freschi, ortaggi verdi, legumi,
latticini, marmellata senza zucchero e cioccolato amaro”. I cibi previsti
da Montignac in questa prima fase includono anche formaggi stagionati e
insaccati. “E’ vero che questi alimenti - continua Cristofalo
- contengono un basso indice glicemico, ma non per questo se ne può
fare abuso. Questi cibi, infatti, provocano il colesterolo, dunque bisogna
mangiarli con moderazione”.
Nella seconda fase del metodo Montignac, invece, si possono assumere
alimenti con indice glicemico non superiore a 50. “In questo caso - dice la
dietologa - il paziente può mangiare anche pane e pasta integrali
e le mele”. Per quanto riguarda la pasta c’è da fare
una precisazione. Se si mangia al dente fa ingrassare di meno rispetto se
si cucina scotta. “Questo accade perché nel primo caso gli
zuccheri vengono assimilati più lentamente, quindi si ha un minore
sbalzo glicemico e il livello insulinemico si mantiene costante”.
Sia nella fase di dimagrimento che in quella di mantenimento sono previsti
tre pasti giornalieri ad ore fisse. “Abituare il nostro organismo
- sottolinea Cristofalo - a mangiare sempre allo stesso orario è
importante per non causare troppi sbalzi a livello di insulina”. Sulla
questione dei tre pasti al giorno da consumare, la dietologa esprime qualche
dubbio. “Io consiglio di farne cinque: due completi accompagnati da
spuntini dilazionati nell’arco dell’intera giornata. In questo
modo si consuma quello che si mangia e si evitano quei momenti di troppa
fame che portano il paziente a ingerire di tutto”.
Giunta in Italia da qualche mese, la dieta di Montignac ha suscitato
seri dubbi, soprattutto sulla possibilità di potere mangiare quello che
si vuole ottenendo ottimi risultati. In realtà le cose sono ben diverse.
Il regime alimentare del francese prevede una lista di cibi uguali a tutte
le altre diete. Se si intende seguire il suo metodo, quindi, sono sempre
vietati il gelato, i cibi contenenti farina bianca, il riso, le patate fritte,
l’anguria, il burro e la margarina, e in generale i dolci preparati
con farina, zucchero e burro. No anche alla birra che contiene un indice
glicemico pari a 100. Sì, invece, ai legumi, all’insalata,
ai pomodori, ai broccoli, cavoli, spinaci, melanzane, frutta, pesce,
formaggi
freschi, uova e cioccolata amara.
Veronica Eracleo
(1 giugno 2004)
rev mpu
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al n. 10 del 1/6/2001
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