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Facoltà di lettere e Filosofia

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Tra censura, informazione e satira
Il potere politico sbeffeggiato nel "Diario di Sabn Guzz"
Il rapporto tra satira e informazione, tra politica e censura, tra assetti proprietari e mass media. In una divertente, ma anche acuta, conferenza alla Facoltà di Lettere e Filosofia, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio hanno presentato i loro ultimi libri ed hanno anche dato qualche lezione di vita agli studenti

Pungente, divertente, irriverente, Sabina Guzzanti, la regina della satira, ha rapito gli ascoltatori
, che ieri hanno affollato l'Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia.
La Guzzanti e Marco Travaglio sono stati invitati da alcuni studenti della Facoltà a presentare i loro libri: "Il diario di Sabn Guzz" e "L'odore dei soldi".
Con acuto senso dell'humor i due hanno trattato temi attualissimi e scottanti, come il rapporto fra comunicazione e censura, giornalismo e satira, passando per gli "intrallazzi del Cavaliere", come Sabina Guzzanti ha scherzosamente detto, la legge Mammì prima e Gasparri dopo. La Rai ed il suo Consiglio d'Amministrazione.
"Il diario di Sabn Guzz" è un satirico resoconto delle vicissitudini che Sabina ha dovuto affrontare a causa delle querele e denunce che ha collezionato in tanti anni di satira, durante i quali ha sparato a zero su personaggi famosi.
Il libro è anche un divertente ritratto di uomini politici, che vengono descritti letterariamente, come uomini pieni di manie e di debolezze.
Il personaggio più bersagliato, sia dalla Guzzanti che da Marco Travaglio, è Silvio Berlusconi.
Esilerante il racconto di Sabina del loro primo incontro.
Era il 1989 e Sabina riceve la sua prima censura. Conduceva allora un programma diretto da Antonio Ricci, in cui sullo sfondo del coro di "Comunione e Liberazione", Moana Pozzi andava in giro nuda.
Berlusconi riceve lo staff del programma ad Arcore. A questo punto la scrittrice fa uno splendido ritratto del personaggio, in cui coglie, tramite piccoli tic (come il sorriso del Cavaliere che sembra non potersi spegnere mai ed il suo continuare a ripetere "ok?") dei tratti della sua personalità che ne rivelano ogni più intima contraddizione. La Guzzanti riporta le dichiarazioni più impensabili di Berlusconi "questo show non va perchè io faccio programmi per gente che compra detersivi, chi guarda questo programma non compra detersivi".
Gia dai suoi esordi la Guzzanti comincia a porsi il problema del rapporto tra censura e proprietà dei mass media.
Questo tema è ulteriormente approfondito da Marco Travaglio, che da tempo si occupa di sviscerare i segreti più nascosti degli uomini che ci governano. Celeberrime le indagini che Travaglio ha condotto sui presunti rapporti fra Berlusconi e mafia, droga, appalti, tangenti. Il suo "L' odore dei soldi" contiene la trascrizione di telefonate "losche", come egli le ha definite, e racconti degli incontri di Berlusconi con Craxi ed altri personaggi.
Uno dei più interessanti, per il rapporto media-proprietà, è quello dell'incontro fra l'attuale premier e Indro Montanelli.
Per il celebre giornalista era un momento difficile, si trovava in ospedale, dopo l'attentato delle Br. Lui e Berlusconi non si conoscevano ancora. Quando quest'ultimo vide Montanelli, non disse una parola ma cominciò a piangere a dirotto. Il giornalista seccato gli disse: "La smetta di piangere, hanno sparato a me e adesso mi tocca pure consolare lei!".
Di lì a poco, era il 1977, Berlusconi diventerà l'editore del "Giornale" di Montanelli. Quest'ultimo, però, pretese un accordo scritto in garanzia della sua indipendenza.
L'accordo è buono, ma dura poco. Infatti nel 1983 Bettino Craxi, i cui "intrallazzi e inciuci" non fanno più notizia, dice Travaglio, sale al governo.
Il giornalista nel suo libro riporta la trascrizione di una telefonata dell'allora capo del governo al giovane Berlusconi: Craxi si lamenta per quello che Montanelli scrive sul "Giornale" contro il governo ed il partito socialista. Travaglio scrive: "il rapporto che aveva Berlusconi con Craxi è quello che ha ora con Bush, se prima era lo Schifani di Craxi, adesso è lo Schifani di Bush".
Lo scrittore continua, poi, con un pezzo importante della storia italiana: tangentopoli e il crollo della Prima Repubblica, Berlusconi la sua discesa in campo.
Entrato in politica, l'attuale premier, chiede a Montanelli di creare un giornale di partito. E' a questo punto che si verifica la rottura e Montanelli, che aveva persino rifiutato la carica di senatore a vita "perchè un giornalista non deve entrare in politica", fonda "La Voce", con la quale comincia a denunciare quelli che egli chiama i "rischi di regime".
Cominciano allora le sue invettive contro Berlusconi, in difesa soprattutto della libertà ed indipendenza dei giornalisti. E' rimasto famoso l'editoriale in cui il giornalista commenta la trasmissione "Porta a Porta", nel corso della quale i turni di conversazione sono egemonizzati da Silvio Berlusconi: "ho provato un senso di frustrazione per gli abusi a cui i giornalisti devono prostrarsi".
Come dimenticare, poi, rimanendo in tema di tv, quando nel corso della trasmissione "Satyricon", arrivò la telefonata in diretta del premier "Santoro, si controlli! Lei è un dipendente pubblico!". Montanelli scrisse "questo è il linguaggio con cui i fascisti andarono al potere".
Questi ed altri gli esempi proposti da Marco Travaglio e Sabina Guzzanti per porre sotto gli occhi di tutti il problema del rapporto censura-politica-giornalismo.
Secondo la Guzzanti "denunce e querele vengono sempre più spesso strumentalizzate per censurare i giornalisti".
Effettivamente, di censura, la conduttrice ne sa qualcosa. Il suo Raiot è il primo programma nella storia ad essere interrotto, perchè censurato, mentre è ancora in corso, per giunta dopo la prima puntata.
E quel che è peggio, secondo la Guzzanti è che "la stampa non si è indignata più di tanto, concentrando l'attenzione su pettegolezzi e creando dibattiti finti per nascondere il fatto che la Commissione di Vigilanza non ha agito".
Sabina Guzzanti si è sentita, così, lesa nel suo diritto di critica e di informazione a 360 gradi. Risponde così a Previti che aveva affermato che "la satira non crea opinione pubblica, ma serve a renedre simpatici i personaggi famosi".
Oltre a denunciare "la complicità fra stampa e classe politica", Sabina Guzzanti ha anche divertito gli spettatori con una imitazione di Lucia Annunziata, ex presidente della Rai.
Lei e Marco Travaglio hanno simulato, in un piccolo sketch, un'intervista proprio alla Annunziata.
Annunziata - "Ma, signor Berlusconi, non si potrebbe riassumere Santoro?-
Berlusconi - "No"-
Annunziata - "Va bene".
L'esilerante sketch ha riscosso un successo grandioso fra il pubblico della Facoltà di Lettere, che ha risposto con un applauso lungo due minuti.
La conferenza è stata un mix di intrattenimento, informazione e controinformazione, denunce nei confronti del sistema televisivo italiano e della Rai in particolare, che "ha mandato fuori quelli che facevano più audience - dice Marco Travaglio - ma mantiene Socci, che registra solo il 3,4% di share in prima serata". Lo scrittore propone, allora, una forma di protesta: "andiamo tutti davanti alla Rai, imbavagliati, con un cartello con su scritti i nomi di Santoro, Biagi, Luzzati e Guzzanti".
Marco Travaglio lancia un appello ai giornalisti, affinchè non si facciano irretire dal potere politico e mantengano la loro indipendenza nel rispetto delle norme deontologiche ed etiche. Ai giovani studenti Sabina Guzzanti ha raccomandato di tenere gli occhi aperti e di non lasciarsi manipolare: "Svegliamoci, siamo un popolo di rincoglioniti!".

Iriza Alma Orofino

(4 giugno 2004)

rev. Mpu

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