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Ha rinunciato alla carica di premier
Sonia Gandhi, l’enigma indiano made in Italy
Nata in provincia di Vicenza cinquantasette anni fa, la vedova di Rajiv Gandhi ha portato il partito del Congresso a vincere le elezioni, rinunciando in seguito alla carica di premier. Gli avversari non hanno mai perdonato le origini straniere di colei che detestava la politica

E' un personaggio enigmatico Sonia Gandh. La leader del partito del Congresso, che ha deciso di rinunciare all'incarico di formare in qualità di primo ministro il nuovo governo indiano. Le cause della rinuncia sarebbero le polemiche sulle sue origini italiane. Tra incredulità e incompresione delle motivazioni, l'elettorato della Gandhi é rimasto sconcertato. La moglie di Rajiv Gandhi, infatti si è sempre dimostrata attenta alle esigenze degli strati più bassi della popolazione rispetto ai propri rivali politici ed è per questa ragione che molti non capiscono il perché della sua scelta. Nata nel 1946, in provincia di Vicenza, come Sonia Maino, l
'italiana più famosa d'India, conosce Rajiv Gandhi, figlio di Indira mentre frequenta l’Università di Cambridge e con lui legherà il suo nome alla politica indiana fin dall’indipendenza. La coppia si sposa nel 1968 in India, dove Sonia fissa la sua residenza. Il legame con la suocera, allora primo ministro, diventa, piano piano, sempre più forte, ma nonostante questo la sua avversione verso la politica non viene meno. Nel 1980, la morte in un incidente aereo del fratello Sanjay, erede designato della famiglia, spinge Rajiv verso la guida del partito del Congresso, al quale sono appartenuti tutti i componenti della dinastia Nehru - Gandhi. La reazione di Sonia è furiosa, al punto tale da minacciare il divorzio. “Preferirei vedere i miei figli chiedere l’elemosina nelle strade piuttosto che Rajiv entrare in politica”, confessa ad un amico. La paura di perdere il marito, però, è forte e alla fine cede, diventando cittadina indiana nel 1984, dopo la morte di Indira. Ben presto, Sonia si rende conto, che il successo del marito come primo ministro può essere in qualche modo influenzato dalla sua cittadinanza italiana. La moglie di Rajiv si lascia così coinvolgere, anche se marginalmente, da quella vita politica che aveva sempre detestato. Il 21 maggio 1991, quando una bomba nascosta in un mazzo di fiori le uccide il marito, Sonia Gandhi si ritira a vita privata. Abituata a nascondere le proprie emozioni, non esita però a mostrare tutto il suo dolore alcuni anni dopo, quando, ad Amethi, viene rinviato l’esame dell’omicidio di Rajiv. Le sue lacrime commuovono molti indiani e si fa largo la speranza di un suo ritorno in politica. Sonia declina le varie offerte, ma nel 1998, dietro le pressioni dei dirigenti del partito del Congresso, che vogliono continuare la tradizione dinastica, partecipa alla campagna elettorale. Le sue parole piene di passione catturano le masse popolari, che rivedono in lei il carisma di Indira. Il Congresso inizia a risorgere dalle sue ceneri, e nel 2004 vince finalmente le elezioni sul Partito nazionalista indù. Il partito è pronto a proporla come premier, ma lei rinuncia e si fa da parte. Nonostante, la sua vittoria elettorale, i suoi avversari continuano comunque a chiamarla, con disprezzo, l’italiana, rimproverandole di non aver parlato in modo fluente l’Hindi fino al suo ingresso in politica. Polemiche troppo pesanti da sopportare, anche per chi è entrato a far parte della famiglia più importante d’India.
Giorgio La Bruzzo

(9 giugno 2004)

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