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Il greggio rischia di arrivare a 50 dollari il barile
Petrolio alle stelle, il G7 all'Opec: "Estraete di più"
Nell’ultimo anno il prezzo dell’”oro nero” è aumentato del 38%. Secondo i dati forniti, l'impennata non sarebbe dovuta alla guerra in Iraq, ma ai costi energetici decisamente elevati. I ministri finanziari dei Sette Grandi hanno così chiesto agli stati produttori di aumentare i ritmi di estrazione. In Italia, intanto, il governo annuncia interventi per ridurre le accise sui carburanti

Adesso è allarme vero. L’inarrestabile aumento del prezzo del petrolio, che rischia di raggiungere e superare i 50 dollari al barile, ha indotto i ministri finanziari dei del G7 a chiedere agli stati produttori di greggio di aumentare i ritmi di estrazione. L’obiettivo è frenare il caro-petrolio, che ha toccato negli scorsi giorni il massimo storico. Sono 41,82, infatti, i dollari necessari per acquistare un barile di “oro nero”.
Non si raggiungevano simili cifre dall’ottobre del 1990. Allora bastavano “appena” 41,70 dollari. Nell’ultimo anno il prezzo ha registrato un incremento del 38%: un’impennata dovuta a diverse ragioni, fra le quali la crescita della domanda grazie alla ripresa economica, l’aumento dei consumi energetici in Cina e le incertezze dovute alla precarietà politica in Iraq. I livelli raggiunti recentemente rischiano di avere pesanti effetti inflazionistici e di frenare lo sviluppo mondiale. L’iniziativa politica, secondo il parere degli esperti, può avere un peso decisivo nell’impedire un ulteriore rialzo.
E così è arrivato l’ultimatum del G7 all’Opec: “Le quotazioni del petrolio devono tornare a livelli compatibili con la prosperità e la stabilità economica, specie per le nazioni più povere”, si legge in una nota comune dei ministri delle sette potenze. In base alle informazioni fornite, l’economia mondiale appare in ottima salute (alla fine dell’ultimo biennio la crescita sarà del 4,25 per cento, ovvero l’incremento maggiore degli ultimi 15 anni). La preoccupazione principale, al momento, sarebbe da ricercare non nella guerra in Iraq o nelle altalene dei mercati valutari, ma nei costi energetici decisamente elevati.
Le decisioni dell’Opec sono ora rimandate al 3 giugno, in occasione di un incontro che si terrà a Beirut. Nel frattempo, il ministro delle finanze russo Alerei Kudrin, che è sulla stessa linea dei colleghi del G7, ha annunciato l’aumento della produzione dal 5 al 10% l’anno.
In Italia, intanto, il governo sta pensando a una riduzione delle imposizioni fiscali sui carburanti. “Confermo che, pur non avendo preso una decisione, non escludiamo di intervenire con riduzioni delle accise, seppure in modo transitorio”, dice il vicepremier Gianfranco Fini, intenzionato ad aumentare la pressione sui produttori per evitare nuovi rialzi della benzina. La maggioranza ha, inoltre, invitato le compagnie a non accrescere in modo automatico i prezzi alla pompa. Per evitare questo, nei giorni scorsi, si era anche parlato della possibilità di bonus ai produttori.
Francesco Paolo Leonardo

(25 maggio 2004)

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