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Cultura e spettacolo |
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Intervista al cantautore pugliese che ha cantato per Falcone
a Palermo
CapaRezza: la testa riccia fuori dagli schemi
Provocatorio
e surreale, il trentenne cantante di Molfetta attacca lo star-system,
il mondo delle discoteche e tutto ciò che è trendy. Crede
nella forza della comunicazione e nell’opera di Emergency ma ha
qualche conto in sospeso con lo sciacallaggio di Fuori dal tunnel.
La musica? "Una necessità
di chi ha voglia di comunicare. E noi del Sud abbiamo tanto da dire"
Ironico
e irriverente, a metà strada tra Woody Allen e Frank Zappa. Tutto
questo è Michele Salvemini, in arte CapaRezza, trentenne cantautore
pugliese.
Definire la sua musica è difficile, persino per lui. I critici
lo hanno collocato, all’inizio della sua carriera, nel panorama
della musica hip-pop. Un’etichetta lo fece andare su tutte le furie.
Le sue radici rap sono fuori discussione ma, al di là dei suoi
testi caustici e sfacciati, è un artista inclassificabile tra i
tradizionali generi musicali.
Presentatosi a Sanremo nel 1997 con scarso successo, con lo pseudonimo
di Miky Mix, diventa CapaRezza, in molfettano “testa riccia”,
nel 2000. Il suo album d’esordio, CapaRezza?!, si segnala
per la sua originalità ma il successo vero e proprio arriva tre
anni dopo, con il suo secondo disco. Il singolo Fuori dal tunnel diventa
un tormentone e lancia Verità supposte, i cui testi oscillano
tra Boito e Manzoni, passando per i cartoni animati giapponesi e Paolo
Limiti. La forza delle sue canzoni sta però nella dura critica
nei confronti dello star-system, del mondo delle discoteche e di tutto
ciò che è trendy. Questo non gli impedisce di essere un
superbo «animale da palco», un’enorme testa riccioluta
che salta altissima sugli strumenti e sui pupazzi ballerini che lo accompagnano
nelle sue esibizioni. L’ultima delle quali a Palermo, domenica 23
maggio, in occasione della commemorazione della strage di Capaci.
Cantare nel giorno di Falcone cosa ha significato per te?
“E’ stata un’esperienza molto importante perché
in questo momento, in cui continuano ad avvenire cose che si pongono contro
un’evoluzione della storia e contro il progresso dell’uomo,
smettere di parlare di temi come quello della mafia è pericoloso”.
Qual'è il tuo impegno per Emergency?
“Mi capita di devolvere parte degli incassi a quest’associazione,
ma soprattutto cerco di promuoverne l’immagine. Purtroppo non tutti
sono a conoscenza delle azioni di Emergency”.
Qual è il ruolo della musica oggi?
“La musica è una necessità di chi ha voglia di comunicare.
E noi del Sud abbiamo tanto da dire. L’ arte è comunicazione,
la comunicazione è importante e dunque l’arte può
spostare qualsiasi flusso di eventi. E’ moralmente, ma anche artisticamente
più elevata la musica che è incastonata nel suo momento
storico, influenzata socialmente da ciò che accade. La poesia lo
è sempre stata perché si è sempre basata sul liquido
amniotico circostante che è la società. Oggi, poi, ci sono
delle parole tipiche, come «preventiva», che servono a giustificare
qualsiasi tipo di azione: guerra preventiva, retate preventive, arresti
preventivi di cui non si sa ancora nulla. Anche durante il primo maggio
c’è stata una censura preventiva e oggi, ad essere a rischio,
è proprio la democrazia della comunicazione”.
Quanto c’è di “politico” nei tuoi testi?
”Sembra che i miei testi abbiano delle connotazioni politiche ma
in realtà sono espressioni di un mio pensiero. In fondo è
anche giusto che le due cose si confondano perché la politica non
è solo quella del parlamento. Oggi tutto è politica, ogni
azione che si fa, dalle cose che si comprano a ciò che si vede”.
Ti sei lamentato della cattiva interpretazione di Fuori dal
tunnel.
“E’ diventata l’inno dei bersagli della comunicazione.
I vari remix da discoteca che sono usciti non sono stati autorizzati e
lo stesso discorso vale per le suonerie dei cellulari. Allora cerco di
fare
controinformazione perché non trovo giusto che ci siano delle società
che si arricchiscono alle tue spalle”.
Dove si trova la luna di cui parli nel tuo ultimo singolo?
“La luna è possibile nella luna. Però non è
un’utopia, tutto può esistere”.
Giorgio La Bruzzo
(25 maggio 2004)
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al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
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