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Ingegneria

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Per realizzare il prototipo almeno 10 anni di lavoro
Energia, il nucleare farà sparire i black out
Il direttore del dipartimeno di Ingegneria nucleare Vella: il processo di fusione porterebbe alla produzione di una quantità di energia praticamente illimitata, annullando le emissioni di anidride carbonica

Man mano che aumentano i consumi globali, e, contemporaneamente, anche i relativi costi unitari, crescono un pò in tutto il mondo le aspettative verso soluzioni tecnologiche che consentano di disporre finalmente di tutta l'energia di cui abbiamo bisogno, a costi accessibili e senza pesanti conseguenze a livello ambientale. La principale di queste nuove fonti per il futuro è con ogni probabilità la fusione nucleare. Essa, infatti, costituirebbe una fonte di energia praticamente illimitata, visto che le reazioni nucleari di interesse per la fusione potrebbero derivare da isotopi dell'idrogeno facilmente reperibili nell’acqua di mare. Inoltre questa nuova risorsa assicura uno scarso inquinamento atmosferico e una produzione di rifiuti radioattivi molto limitata e, comunque, di pericolosità non paragonabile rispetto a quella prodotta dagli scarichi degli attuali reattori nucleari a fissione. La fusione consente di ottenere una gran quantità di energia termonucleare non attraverso la rottura dei nuclei pesanti (in quel caso avremmo proprio la fissione), ma tramite l’aggregazione di elementi molto leggeri. “La fusione di due isotopi dell’idrogeno, come il deuterio e il trizio, può portare, sotto opportune condizioni, alla produzione di elio e all’emissione di neutroni dotati di energia cinetica - spiega Giuseppe Vella, direttore del dipartimento di Ingegneria Nucleare dell’Università di Palermo - Complessivamente circa l’80 per cento dell’energia è associata ai neutroni, mentre il restante 20 per cento appartiene all’elio. In seguito, grazie a una serie di processi tecnologici, ricaveremo da questa quantità energia elettrica”. Tuttavia, per vincere la repulsione elettrostatica di due nuclei, portatori di carica elettrica dello stesso segno, è necessaria una grande agitazione termica, che si realizza solo a temperature estremamente elevate. Una condizione, questa, che rende notevolmente più complicata la realizzazione di reattori a fusione. “Questo tipo di macchinari consentirebbe di disporre di una quantità di energia inesauribile e permetterebbe il risparmio dei combustibili tradizionali - aggiunge Vella - Un altro significativo vantaggio riguarda lo scarso impatto sull’ambiente del nucleare. Si tratta, infatti, di una risorsa, il cui trattamento non produce anidride carbonica. Tuttavia, perché si possa realizzare una fusione è necessario dotare i nuclei di un’elevata energia cinetica. Un traguardo possibile solo con un considerevole aumento della temperatura che porterebbe alla formazione di un nuovo stato della materia, ovvero il plasma, vero e proprio generatore di corrente”.
La complessità degli studi e delle sperimentazioni per la fusione, unita alla necessità di mobilitare risorse ingenti, ha convinto i responsabili dei principali programmi di ricerca operanti nel mondo ad affrontare congiuntamente questa sfida. L’Unione Europea, il Giappone, gli Stati Uniti e persino la Russia, integrando le rispettive esperienze, stanno collaborando ormai da oltre 15 anni alla progettazione di Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), una macchina a cui è affidato il compito di dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica della fusione come fonte di energia. La realizzazione di Iter, attualmente in fase di avanzata progettazione, ha attirato recentemente anche l’interesse di Cina e Repubblica di Corea, ma non sarà un’impresa di poco conto. Si stima, infatti, che richiederà un lavoro di almeno 10 anni. Da questa esperienza si dovrà poi passare alla realizzazione di una macchina dimostrativa che, a sua volta, farà da modello a un prototipo commerciale. “In Italia - conclude Vella - abbiamo diversi gruppi di ricerca che si occupano di aspetti diversi del processo di fusione. Il nostro Dipartimento studia l’ambito ingegneristico dei principali componenti delle macchine attualmente in via di realizzazione. Una di queste è proprio Iter”.
Francesco Paolo Leonardo

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(24 maggio 2004)

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