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Scienze matematiche, fisiche, naturali - dipartimenti

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Incontri al dipartimento in via Archirafi
La matematica che schiaccia l'occhio alla cultura
Il corso di laurea in Matematica per l'informatica e la comunicazione scientifica ha organizzato un ciclo di seminari sui rapporti della disciplina con l'arte, la multimedialità e il teatro, in collaborazione con il liceo classico Garibaldi

"La matematica non è solo formule e sistemi chiusi in se stessi, ma intrattiene rapporti con il mondo della cultura". Da ciò nasce secondo Aldo Brigaglia, docente di Matematiche complementari del dipartimento di Matematica e applicazioni, il collegamento tra la matematica e arte, tema del seminario "Euclide e Piero della Francesca: geometria e arte". L'incontro è stato organizzato dal corso di laurea in Matematica per l'informatica e la comunicazione scientifica, attivato dalla facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali, ed è stato tenuto da Franco Ghione, ordinario di Geometria e da Laura Catastini, docente di Matematica e Fisica, entrambi dell'Università degli studi Tor Vergata di Roma. L'incontro ha anche visto la collaborazione del Liceo classico "Giuseppe Garibaldi".
"La matematica è uno strumento usato dall'arte per realizzare la prospettiva, attraverso le regole matematiche, gli effetti tridimensionali e - dichiara Ghione - per questo viene usata per interpretare il reale, anche se ciò è molto difficile da applicare".
Il seminario si propone di ripercorrere la storia della prospettiva e i diversi esempi di dipinti che ne fanno uso.
Per esempio, nel disegnare un volto umano, c'è il problema dei rapporti tra le parti e il tutto e per questo bisognava usare un canone che si proponeva di dividere il viso in tre parti uguali, che riporta alla lezione di Vitruvio. Già Leonardo aveva ripreso questo modello attraverso schizzi e disegni che miravano a rappresentare il volto umano.
Cimabue, nel 1200 circa, aveva creato nei suoi dipinti delle incongruenze geometriche. Anche Duccio di Buoninsegna, circa cento anni dopo, tentò di realizzare un ambiente tridimensionale, ma nei quadri presentò ancora una incoerenza sostanziale tra le parti.
Giotto, invece, nella "morte di San Francesco" inserisce i personaggi in un ambiente reale perché si avvale di una tecnica vera e propria e il suo tentativo di prospettiva ha esiti diversi rispetto a quelli di Duccio o di Cimabue.
Per trovare una forma che oggettivizzi la rappresentazione dello spazio da un punto di vista geometrico si deve attendere il Rinascimento, periodo in cui si riprendono l'arte greca e i testi del periodo. Grazie a questo contributo il pittore Ambrogio Lorenzetti nei suoi quadri manifesta ua prospettiva lineare che converge verso un punto di fuga univoco.
Leon Battista Alberti pubblicherà, in seguito, il "De pictura", un testo che svela i segreti della prospettiva nelle botteghe degli artisti. Nel libro Alberti afferma l'importanza della geometria nella formazione di un pittore. "Dipingere è come proiettare su un vetro una struttura geomerico-astratta: - dichiara Ghione - piani di base, punti, quadrati, segmenti sono pura geometria".

Nel 1480 Piero della Francesca scrive il "De prospectiva pingendi" che recupera il pensiero ellenista che è la base del ragionamento scientifico dei 12 libri dei teoremi di Euclide. Questo trattato sulla prospettiva è matematico e mette a punto una rappresentazione grafica degli oggetti.
Euclide studia la matematica applicata all'arte per ottenere delle previsioni corrette sugli oggetti e sulle loro grandezze reali. Il matematico adotta la teoria "emissionista" che afferma che dagli occhi partono dei raggi che colpiscono gli oggetti e che generano la percezione visiva. Al contrario la teoria "estromissiva" ritiene che siano gli oggetti a colpire con dei fasci luminosi il nostro occhio e a stimolare la nostra percezione.
Grazie ai teoremi di ottica di Euclide, Piero della Francesca e Leon Battista Alberti attuarono una tecnica prospettica perfetta.
Esempio di perfetta prospettiva sono il teatro di Epidauro,in cui si può applicare il teorema di ottica del matematico greco che fa sì che tutti gli spettatori possano vedere la scena nello stesso modo. Altro esempio è l'"Ultima cena" di Leonardo da Vinci in cui tutte le linee del soffitto convergono perfettamente verso il punto di fuga che si colloca sopra la testa di Cristo.
Aurora Sammartano

(14 maggio 2004)

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