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I Grandi temi

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Scalfari, il direttore e comandante, detto "Barbapapà"
La Repubblica dedica ad Eugenio Scalfari, storico direttore e fondatore, una raccolta dei suoi articoli
in cinquant'anni di carriera e celebra i suoi ottant'anni all'insegna di lotte interne, sorpassi e rotture insanabili

Il 6 aprile scorso ha compiuto 80 anni e La Repubblica ha festeggiato l'evento dedicandogli diverse pagine e pubblicando in cinque volumi tutti i suoi articoli. Eugenio Scalfari è stato lo storico fondatore di "La Repubblica", il quotidiano nato a Roma nel 1976 e che ha diretto per 20 anni, e dell'Espresso, nato grazie alla collaborazione con Arrigo Benedetti nel 1955. Scalfari era un funzionario della Banca Nazionale del Lavoro e grazie alla sua attività in campo economico cominciò a collaborare con Il Mondo di Mario Pannunzio e con L'Europeo dello stesso Benedetti. Questi due settimanali rivoluzionarono la stampa del tempo perché erano diretti ad una specifica classe politica e ad un pubblico di intellettuali e si proponevano di continuare la tradizione istituita dal liberalismo di Benedetto Croce, dalle teorie di Giovanni Amendola, dalle lezioni di moralità di Gaetano Salvemini.
Grazie alla passione per l'economia Scalfari cambiò radicalmente il modo di scrivere gli articoli su argomenti tecnici trasformandoli in pezzi di letteratura.
Nel '55 nacque L'Espresso, finanziato da Adriano Olivetti, ma che non brillava a livello di vendite. Nel frattempo il '68, il divorzio, l'aborto, la "guerra dei sei giorni" tra Egitto e Israele, il terrorismo, portarono alla rottura tra Benedetti e Scalfari e quest'ultimo si dedicò subito alla fondazione di un quotidiano.
Nella primavera del '76 nasce così Repubblica, che suscita reazioni note come quella di Giancarlo Pajetta che la chiamò ironicamente "Repubblichina", in onore a quella di Salò. Repubblica si caratterizzò subito per una precisa identità politico-culturale vicina alla sinistra liberal: laicismo, memoria storica, antifascismo, liberalismo, progressismo, distacco dalla chiesa e dal comunismo. Ma le innovazioni furono anche sul campo strettamente giornalistico: le pagine tematiche, l'interesse per i retroscena, l'eliminazione della sezione sport, formato tabloid, titolazione più accattivante contro quella compassata del Corriere e degli altri giornali del tempo, tutti elementi che portarono alla nascita del primo quotidiano d'opinione radicato su tutto il territorio nazionalela. Ma le vendite all'inizio non decollarono.
Finalmente negli anni '80, grazie a situazioni favorevoli, come l'episodio della P2 che coinvolgeva il Corriere della sera, la crisi della stampa di sinistra, si realizzò il tanto agognato sorpasso. Dopo anni di successi Scalfari, al quale era stato affibbiato il nome di "Barbapapà" per via della sua direzione paterna, decise nel '94 di lasciare per diverse ragioni, come il mutamento dei rapporti tra la redazione e il personale tecnico e la stanchezza. Ma a causa della vittoria di Berlusconi Scalfari cambiò idea perché le dimissioni sarebbero apparse come una resa. Nacque, poi, il sodalizio con Ezio Mauro, attuale direttore del quotidiano romano, che lo trattenne in redazione come collaboratore.
La superiorità professionale di Scalfari, l'attitudine al comando, la dedizione nel lavoro, la fiducia e l'ottimismo che suscitava nella redazione, la grande bontà furono modi scalfariani di dirigere il gruppo e di portarlo a grandi successi. Il modo che Scalfari usava per caricare il gruppo era leggere ogni mattina il bollettino delle vendite annunciando i vari sorpassi ai danni del Messaggero, della Stampa, del Corriere. Il suo rapporto con i giornalisti era fatto di lettere strettamente personali su cui Scalfari scriveva: "Caro giornalista, il tuo pezzo è inferiore alle tue capacità...". "Messa cantata" così veniva definita la riunione di redazione che il direttore più che condurre officiava, tanto era la solennità dell'abituale appuntamento. Il suo rapporto con i politici, invece, si basava su il rispetto, ma mai sul timore perché Scalfari sapeva di essere più furbo e più intelligente di loro. Ad uno sgarbo rispondeva con un altro sgarbo, ammonendo l'interlocutore così: "Attento, d'ora in poi lei passeggia davanti alla bocca del cannone".
Aurora Sammartano
rev.bute

(19 maggio 2004 )

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