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040511toti
Dal rapporto Inail sugli infortuni nel 2003
Quando il lavoro può uccidere
Si conferma la tendenza al calo degli ultimi anni, ma i dati restano
allarmanti. Ogni giorno in Italia muoiono 4 lavoratori. Ancora più
preoccupante la situazione nel mondo, con più di due milioni di vittime
all’anno
Il
lavoro nobilita l’uomo, secondo un famoso proverbio. Ma in certi
casi può anche condurre a malattie, menomazioni, perfino alla morte.
A ricordarlo è l’Inail (Istituto nazionale assicurazione
contro gli infortuni sul lavoro), che ogni anno fornisce dei dati utili
a fare luce sulle ombre del mondo del lavoro in Italia. L’ultimo
rapporto dell’ente (relativo all’andamento infortunistico
del
2003) è stato presentato in occasione della IX giornata per la
sicurezza e la salute sul lavoro. I dati fotografano una realtà
preoccupante. Anche se gli indici di variazione mostrano segnali confortanti,
i valori assoluti sono spaventosi. Nello scorso anno gli incidenti sono
stati 952 mila, con 1311 morti. Conforta però il calo dell’1,8
per cento rispetto al 2002, quando gli infortuni sfioravano la quota 970
mila e le cosiddette “morti bianche” erano 1397. La tendenza
al calo degli incidenti registrata con le ultime rilevazioni conferma
il risultato positivo ottenuto nel 2002, quando la diminuzione degli infortuni
complessivi era stata del 3,6 per cento.
Analizzando meglio le cifre, si scopre che il livello medio degli incidenti
è superiore per i lavoratori stranieri (55,6 per mille contro il
43,3 degli italiani). Scorrendo poi le pagine del rapporto relative ai
dati locali, la Puglia si conquista la palma di regione più “virtuosa”,
con un calo del 9 per cento rispetto al 2002 (4080 incidenti in meno).
In Sicilia il calo di infortuni è stato dell’1,3 per cento.
Preoccupa la situazione del Trentino Alto Adige, dove nel 2003 si sono
verificati 1444 incidenti in più rispetto all’anno precedente
(aumento del 5,2 per cento).
Gli infortuni nel complesso sono diminuiti, ma l’analisi dei casi
mortali segnala un’allarmante “forbice” tra il dato
dei lavoratori maschi (- 8,3 per cento) e quello delle lavoratrici, che
vede addirittura un incremento dello 0,9 per cento. Il dato risente anche
dell’aumento dell’occupazione femminile, che nel 2003 è
stato dell’1,5 per cento.
Ma al di là delle variazioni in termini relativi, i valori assoluti
del fenomeno restano inquietanti. “Quattro morti al giorno è
un prezzo che non possiamo pagare”, ha detto Maurizio Castro, direttore
generale dell’Inail. Anche Pietro Mercandelli, presidente dell’Associazione
nazionale mutilati e invalidi del lavoro (Anmil), conferma l’allarme:
“Qualche decimale in più o in meno non nasconde il fatto
che siamo di fronte a una situazione gravissima, il numero delle vittime
sembra il bollettino di una guerra che va avanti da decenni”.
Alla giornata per la sicurezza sul
lavoro si è anche discusso dei dati mondiali sul fenomeno. Ogni
anno nel mondo muoiono 2,2 milioni di
persone nello svolgimento del loro lavoro. La frequenza delle “morti
bianche” nel mondo è pesantissima: 6 mila al giorno. E’
come se ogni 24 ore sparisse un piccolo centro abitato. I dati, presentati
dall’Organizzazione internazionale del lavoro, parlano anche di
270 milioni di incidenti e 160 milioni di lavoratori che contraggono “malattie
professionali”. I casi di morte più frequenti sono dovuti
all’esposizione a sostanze tossiche (specie l’amianto), che
ogni anno provoca circa 440 mila morti. Le strategie proposte dagli esperti
per mettere fine a questa “guerra” sono un mix di prevenzione
e repressione dell’illegalità. Molti incidenti avvengono
infatti in condizioni totalmente fuori dalle norme di sicurezza, anche
le più semplici. Inoltre è sempre forte il legame tra il
fenomeno degli infortuni e quello del lavoro nero. Tutti concordano sul
fatto che a strumenti legislativi forti va affiancata una diffusione della
cultura della sicurezza, che coinvolga le aziende, i sindacati e i lavoratori.
E’ infatti necessario che il contesto in cui si svolge una mansione
sia sicuro e confortevole. Per evitare che le ore lavorative assomiglino
sempre di più a una lotta continua per la sopravvivenza.
Salvatore Trapani
rev. bute - mpu
(18 maggio 2004)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
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