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I grandi temi - Inchieste


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Un altro allarme virus fa tremare Microsoft
Sasser, nuova minaccia per i pc di tutto il mondo
Dopo alcuni casi di attacco informatico nel recente passato, in questi giorni il nuovo baco di Windows ha infettato milioni di pc creando notevoli disagi in tutto il mondo. In Italia, colpiti Vimiinale e Ferrovie dello Stato. Sasser è un virus che sfrutta una vulnerabilità nel sistema operativo. La caratteristica di un virus è quella di replicarsi infettando un altro oggetto. Per minimizzare i rischi di contagio, esiste un dispositivo che blocca pacchetti indesiderati

Un nuovo episodio di attacco informatico getta delle ombre sulla invulnerabilità di Windows e mette in seria apprensione gli esperti di sicurezza informatica. Il worm Sasser, il nuovo virus del sistema operativo della Microsoft, ha sviluppato in questi giorni tutto il suo potenziale, infettando milioni di computer in tutto il mondo e creando notevoli disagi per gli utenti e gli amministratori di sistema che non hanno scaricato gli ultimi aggiornamenti per Windows 2000 e Windows XP. In base ad una stima della casa di sicurezza Panda Software, al momento sono circa 18 milioni i terminali colpiti mentre a risultare potenzialmente vulnerabili sarebbero circa 300 milioni di computer. In Italia, rientrato l’allarme per le Poste e per Telecom Italia da cui erano arrivate segnalazioni di qualche problema poi prontamente risolto, le situazioni più preoccupanti si sono verificate alle Ferrovie dello Stato e al Viminale dove i computer hanno smesso di funzionare correttamente a causa del virus.
In Finalndia, inoltre, la banca Sampo, terzo istituto di credito del Paese, ha dovuto chiudere oltre 130 filiali per contenere l’epidemia.
Ad uscire peggio da questa situazione è comunque Microsoft, i cui sistemi operativi risultano essere ancora una volta involontari veicoli di un contagio mondiale, tanto da indurre la società di Bill Gates a mettere in palio 250 mila dollari per chiunque comunicherà informazioni utili all’identificazione del creatore del virus.
Sasser è l’ennesima dimostrazione dei danni provocati dall’uso di sistemi non aggiornati. Si tratta di un worm particolarmente temibile, in quanto non si diffonde tramite posta elettronica. Le maggiori case di antivirus, inoltre, hanno assegnato a Sasser il livello di pericolosità più alto, temendo in particolare il fatto che molti utenti non aggiornano il proprio sistema operativo con grande frequenza.
Il caso Sasser è l’ultimo di una serie di episodi che nel recente passato hanno colpito Microsoft tenendo sotto scacco milioni di computer con ripercussioni serie e in alcuni casi particolarmente gravi, per il funzionamento dei network. Lo scorso agosto, ad esempio, il virus informatico Sobig ha attivato un impressionante traffico di email in entrata e in uscita che ha messo in crisi le reti e il worm Swen o Gibe, in grado di attivarsi anche senza che nessuno apra il file infetto, si è installato in molti pc, bloccando il funzionamento di molti programmi antivirus. Ma il caso più grave risale allo scorso febbraio quando la società di Bill Gates ha denunciato la diffusione illegale su Internet delle informazioni contenute nel codice sorgente di Windows.
Alla luce di questi fatti, qual è, dunque, la reale natura dei virus informatici e come è possibile difendersi dalle epidemie in rete per poter navigare senza rischio di “contagio”?
Quello dei virus è un fenomeno sempre più diffuso, grazie anche alla rapidità con cui riescono a propagarsi tramite Internet e ogni anno causano danni per diversi miliardi. Si tratta di una sequenza di istruzioni che il sistema è in grado di interpretare ed eseguire, ma a differenza dei programmi tradizionali, quali Word o Exel, il virus fa di tutto per non rendere visibile la sua presenza, almeno fino a quando non decide di palesarsi provocando danni al computer che ha infettato. Come i virus biologioci, inoltre, un baco informatico può replicarsi infettando un organismo ospite che può essere un programma presente nel nostro computer, un documento generato da applicazioni, una zona del floppy disk o dei dischi rigidi. Sicuramente Internet, ma in particolare la posta elettronica ha aiutato i virus a diffondersi in maniera sempre più veloce ed efficace. La mancanza quasi assoluta di antivirus installati nel computer dell’utente “medio” e la leggerezza nell’aprire allegati di posta elettronica di dubbia provenienza ha permesso ai virus di espandersi in pochi giorni a livello mondiale. Per difendersi dall’azione dei virus esistono delle regole di comportamento che permettono sia di minimizzare il rischio di infezione sia di contenere i danni nel caso in cui un virus riesca ad inserirsi nel sistema. Tra le armi più comuni, è consigliabile fare il back up dei dati, aggiornare regolarmente l’antivirus, non aprire mai direttamente un allegato di posta elettronica, rimuovere il floppy dalla sequenza di avvio ed eseguire con regolarità una scansione diretta del sistema. Ma per prevenire gli attacchi dei virus informatici, che colpiscono non solo i grandi server mondiali ma anche i pc dei privati, la scelta più seguita è quella di innalzare un muro di fuoco, il cosiddetto FireWall. Si tratta di un dispositivo, software o hardware, che si occupa di bloccare eventuali pacchetti indesiderati o sconosciuti attraverso il bloccaggio di accesso da parte di particolari indirizzi ritenuti pericolosi e la registrazione di tutto ciò che accade per fornire all’amministatore di sistema il quadro preciso della navigazione personale.
Il problema della sicurezza si inserisce in uno scenario che si presenta oggi sempre più complesso a chi opera nel mondo dell’informatica. Le cronache di tutti i giorni confermano che questo fenomeno è spesso sottovalutato in quanto molte aree informatiche pubbliche e private in tutto il mondo sono sprovviste di adeguati sistemi di protezione. Nonostante le tecnologie oggi consentano di mettere a punto valide difese contro le intrusioni, lo sviluppo di sistemi assolutamente sicuri è praticamente impossibile ed anche i sistemi più curati dal punto di vista della sicurezza possono poi rivelarsi vulnerabili, magari da parte di utenti legittimi che abusano di privilegi loro concessi.
Antonio La Rosa
rev.bute

(20 maggio 2004)

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