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Inchiesta
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Fiat Melfi, storia di cinquemila
e cinquecento operai
Per lo
stabilimento lucano nato nel settembre del '93 è stata calcolata
una capacità produttiva
di 450 mila vetture l'anno per 7 mila adetti. Nel '96 si ridurranno
a 5 mila 900. Oggi gli operai dello stabilimento di San Nicola sono
in sciopero dallo scorso 19 aprile
Gli
operai dello stabilimento di Melfi, 5 mila e cinquecento circa, sono
in sciopero dal 19 aprile scorso. Le motivazioni: i turni di lavoro,
la
busta paga, le sanzioni, la partecipazione dei lavoratori, i carichi
di lavoro.
Nel mirino della Fiom c'è quella che in termini tecnici
viene definita la "doppia battuta": in pratica per due settimane
di lavoro il turno resta lo stesso, pertanto, chi fa il terzo turno
(e lo fanno
anche
le donne), per metà mese lavora solo di notte.
A Melfi infatti
la produzione va avanti 24 ore su 24, esclusa la domenica. La settimana
lavorativa è divisa in 18 turni, tre al giorno, e cisacuno dura 8 ore,
di cui 7 e
un quarto
lavorate, mezz’ora
per la mensa, 15 minuti di riduzione. La giornata di lavoro è articolata
su tre turni, che iniziano rispettivamente alle 6, alle 14 e alle 22.
La turnazione è fatta
in modo che si lavori due settimane sei giorni di fila, la terza settimana
per tre giorni.
Rispetto agli altri stabilimenti, è diversa la maggiorazione
della paga oraria per gli straordinari. Normalmente è del 60,4%,
a Melfi la percentuale scende a quota 45. Viene poi contestato alla
Fiat un uso esagerato dei richiami e
dei provvedimenti disciplinari. Gli operai
denunciano di non essere ascoltati anche quando hanno qualcosa
da proporre o da obiettare. Il Tmc2, il regolamento dei tempi di lavoro, è contestato
perché
organizzato sulla base delle capacità normali, mettendo in crisi
tutti i sottodotati.
La storia. Melfi è stato l’ultimo
investimento, degno di nota, attuato nel Mezzogiorno dopo il 1990.
"La
costruzione dello stabilimento lucano viene annunciata il
28 novembre
del 90, linvestimento previsto è di 4 mila 671 miliardi,
di cui 1.370 a carico dello Stato", racconta Gabriele Polo, giornalista
del quotidiano il manifesto. Nel giugno del 91 iniziano
i lavori, che termineranno due anni dopo. Nel settembre 93 il
nuovo stabilimento di San Nicola di Melfi, nuovo come la denominazione
che lo
caratterizza, Sata (che sta per Società automobilistica tecnologica
avanzata), inizia a produrre le prime "Punto".
Uno stabilimento con due milioni di metri quadrati di superficie, "a
cui vanno aggiunti - spiega Polo, autore di testi che raccontano la
storia
della più grande azienda automobilistica del Belpaese - gli altri
700 mila delle principali imprese fornitrici, che qui, a differenza
di
quanto accadeva per la 'tradizionale' fabbrica fordistica,
sorgono a stretto contatto di gomito con la 'casa-madre' per
permettere il flusso delle forniture in tempo reale, cioè nei
tempi e nelle quantità strettamente necessarie alla produzione,
evitando le scorte di magazzino (è la logica del just in time)".
Le previsioni. I 7 mila addetti previsti (700 impiegati,
mille e 800 professionalizzati, 4 mila e 500 operai generici), senza
contare
quelli dell'indotto, dovranno produrre 450.000 vetture l'anno. In realtà
a fine 96 gli addetti erano 5 mila e 900 (più 2 mila dellindotto).
Arrivano poi i contributi governativi e la rottamazione: "Le porte
della Sata di Melfi - aggiunge il giornalista - si sono riaperte per
lassunzione
(a tempo determinato, fino a quando durerà leffetto rottamazione) -
di alcune centinaia di nuovi operai".
Mirafiori versus Melfi: il confronto. Lo
stabilimento lucano è più piccolo, Mirafiori ha una superficie
di oltre tre milioni di metri quadrati, ed è più vuoto: "Nei
momenti di maggior occupazione - continua Polo - a Mirafiori 'vivevano'
60.000 lavoratori. Soprattutto Melfi è più produttiva: nel
momento del suo massimo sviluppo, alla fine degli anni Sessanta, la
produzione giornaliera
di Mirafiori era di poco superiore alle 7.000 vetture, con una produttività
annua per addetto di 9,5 auto".
A Melfi si producono in media 1.500 vetture al giorno, ma il singolo
addetto produce 61 auto allanno, sei volte di più che nella
gigantesca Mirafiori. Lo stabilimento lucano ha tempi produttivi per
mansione del
20 per cento inferiori a quelli degli altri stabilimenti italiani della
Fiat, "grazie
allintroduzione del Tmc.2, per un indice di rendimento individuale
che
passa da quota 133 a 160 - scrive Polo - Così la saturazione
individuale media degli
operai arriva al 94,3% (410,4 minuti di 'tempi attivi' al giorno)
contro
lantico 86% (387 minuti); anche perché a Melfi vige il regime
del recupero
per le fermate tecniche (quelle dovute alle disfunzioni del ciclo produttivo),
che vengono recuperate con laccelerazione della linea".
Melfi è così la seconda fabbrica europea dellauto
per produttività,
dopo lo stabilimento Opel di Russelsheim, in Germania, nei pressi di
Francoforte. "Un vero e proprio miracolo di uomini e macchine".
La nascita. E' il 21 ottobre 89, quando in una
villa della collina torinese, a Marentino, durante "un meeting
di quadri dirigenti e manager di corso Marconi - racconta il giornalista
- convocati da Cesare Romiti (alla
presenza anche dellavvocato Giovanni Agnelli) per imprimere allazienda
quella che passerà alla storia come 'la svolta della qualità totale',
nasce l'idea di Melfi".
Alla fine degli anni '80 Romiti controlla completamente il gruppo Fiat, "dopo aver eliminato la scomoda concorrenza dellingegner
Ghidella, il padre della Uno e luomo che sognava una grande
alleanza con la Ford". Cesare Romiti, "osservando lo stato
della Fiat-auto, scopre labisso di unazienda burocratizzata,
sempre meno competitiva, con prodotti di scarsa qualità e con
il futuro avvolto nelle nebbie di un mercato sempre più globale
e sempre più esigente", aggiunge Polo.
Scarso anche il livello di competitività del prodotto Fiat: "Il
grado di difettosità - dice il giornalista - di un modello sfornato
da corso Marconi è di tre volte superiore a quello dei costruttori
tedeschi, di cinque volte superiore a quello dei giapponesi. E le
previsioni
per il futuro indicano come 'a rischio' almeno due delle grandi
case automobilistiche europee: in fondo alla classifica della qualità
ci sono la francese Psa e la Fiat".
Occorre rivoluzionare l'assetto interno ed è così che nasce
lo stabilimento di Melfi, "la fabbrica della 'qualità
totale': abbattimento del numero dei fornitori e loro stretta integrazione
nella realizzazione del prodotto, snellimento della gerarchia interna
e conseguente riduzione dei dipendenti non direttamente produttivi, abbandono
della robotizzazione esasperata (modello Cassino) e riscoperta delle
'risorse umane', grande flessibilità (umana e organizzativa), just
in time e nessun magazzino. E, naturalmente - qui Polo ironizza
con amarezza - il 'prato verde', cioè un nuovo inizio in
un luogo senza memoria operaia, con lavoratori giovanissimi, che dovrebbero
essere
coinvolti
completamente
nellottica
aziendale, contando sulla loro piena disponibilità, con lobbiettivo
di conquistare anche la loro anima".
Mirafiori "condiziona la costruzione dello stabilimento lucano
allaccettazione
sindacale di un sistema di orari - spiega il giornalista - improntato
alla massima utilizzazione degli impianti". I giovani operai lucani "si
vedono firmare un accordo che prevede il lavoro notturno anche per le
donne e lo slittamento
dei riposi settimanali; in pratica si lavorerà per sei giorni
la settimana per due settimane di seguito, recuperando il sabato lavorativo
alla fine della terza settimana. Così la fabbrica produrrà
sempre (domeniche a parte) giorno e notte. Inoltre lo stipendio dei
nuovi operai Fiat sarà di circa il 20% più basso di
quello dei loro colleghi di Mirafiori e Rivalta, perché a Melfi
non si applicheranno gli accordi integrativi maturati nel corso degli
anni,
spiega Polo. E
le assunzioni saranno tutte fatte con contratti di formazione-lavoro,
da cui risulteranno esclusi coloro che hanno più di 32 anni".
Carla Incorvaia
rev sage
(6 maggio 2004)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
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