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L’Ue si apre ad altri dieci stati Dal primo maggio Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Malta e Cipro, si sono unite ai dodici paesi membri dell’Unione. Un allargamento dei confini che costituisce un passo avanti nel processo di unificazione europea e che apre a questi stati nuove possibilità di sviluppo Un
giorno ricordato per la festa dei lavoratori ma che da quest’anno
segnerà anche una tappa importante nel complesso processo di creazione
dell’Unione europea. Dal primo maggio infatti altri dieci paesi sono
entrati a far parte della “famiglia europea”, aggiungendosi
ai quindici paesi membri già presenti.Sono Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Malta e Cipro. Dieci stati molto diversi fra loro ma accomunati da un unico obiettivo: entrare a far parte dell’Unione europea. Per farlo ognuno di loro ha dovuto, nel corso degli anni, inserire nel proprio ordinamento circa 80 mila pagine di normative comunitarie, che hanno garantito il passaggio da sistemi economici e sociali di tipo post-comunista a economie di mercato e stati di diritto. Da parte sua l’Ue si è impegnata a sostenere le economie dei nuovi candidati, stanziando, dal 1990 fino al 2006, 70 miliardi di euro d’aiuti ai nuovi stati. Uno sforzo notevole da entrambi le parti che ha reso possibile l’integrazione di questi paesi nel contesto europeo. Fra i nuovi stati membri il più povero è la Lettonia, dove nove cittadini su dieci hanno consumi inferiori alla media dei quindici stati membri e il Pil non supera il 35% di quello dell’Unione. Completamente diversa invece la situazione di Malta e Cipro che raggiungono alti livelli di ricchezza, soprattutto grazie al turismo e al commercio. Ma queste due isole non si limitano ad aggiungere all’Europa nuovi lidi per le vacanze. Malta, per la sua posizione a metà fra l’Italia e la Tunisia, rappresenta una cerniera tra Occidente e Oriente e, come ha detto il suo premier Lawrence Gonzi, si propone di fornire un contributo alla sicurezza e alla stabilità del Mediterraneo. Cipro, invece, sarà il ponte dell’Unione in Medio Oriente e potrebbe diventare la sede privilegiata per le trattative con quella parte del mondo. Grandi aspettative accompagnano poi l’entrata in Europa della Slovacchia e dell’Ungheria, per cui l’Ue rappresenta un bene per l’economia, una possibilità di avvicinamento agli Stati Uniti e l’uscita definitiva dal ricordo del comunismo. Meno convinti invece i cechi che sembrano più attratti dal modello anglosassone e dalla potenza degli Usa, piuttosto che dal modello di Bruxelles. Ad essere maggiormente entusiasti dell’entrata in Europa sono soprattutto i giovani di questi paesi per cui far parte dell’Ue rappresenta una nuova opportunità. Finalmente potranno viaggiare, scegliere dove lavorare e studiare le lingue, insomma fare tutto quello che per i loro coetanei occidentali è del tutto scontato e che invece per loro è una novità. Ma quali saranno concretamente i cambiamenti e i vantaggi a cui andranno incontro i cittadini dei paesi entranti? L’assistenza sanitaria, il riconoscimento del titolo di studi e l’estensione delle norme sul mercato, sulla tutela dell’ambiente e sulla sicurezza alimentare stabilite da Bruxelles, saranno alcune delle novità che immediatamente avranno attuazione. Bisognerà invece attendere alcuni anni perché i nuovi paesi membri adottino la moneta unica e aderiscano al trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone fra gli stati dell’Ue. Manuela Azzarello rev. bute/cave (18 maggio 2004)
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