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Corso di laurea specialistica in Risorse
biologiche marine
Professionalità ed esperienza al servizio degli
ambienti marini
Il corso di laurea specialistica in Risorse biologiche marine privilegia
la fase sperimentale dello studio. L'obiettivo è creare professionisti
in grado di muoversi in modo indipendente nello studio dei sistemi acquatici.
I percorsi professionali spaziano dall'acquicoltura alla ricerca scientifica,
fino alla cura dei parchi protetti marini e delle zone costiere
Gli ambienti acquatici sono sistemi complessi, caratterizzati da equilibri
ecologici molto delicati. Riconoscerli, trattarli e tentare di gestirli
è un compito che richiede una professionalità elevata, che
coniughi un ampio sapere di base a una sicura preparazione pratica.
Il corso di laurea specialistica in Risorse biologiche marine punta proprio
a realizzare una figura professionale completa e ricca di esperienze,
privilegiando uno studio orientato sulla fase sperimentale e cercando
di fornire ai suoi studenti anche un approccio pratico alle professioni.
"Il nostro obiettivo - spiega Antonio Mazzola, presidente del corso
- non è solo dare una formazione astratta, ma creare figure professionali
autonome, in grado di lavorare in modo indipendente. Per questo abbiamo
dato vita a un programma che si fonda sulle sperimentazioni, in aula,
sul posto o in apposite imbarcazioni-laboratorio".
La durata del corso di laurea specialistica è ovviamente di due
anni, da affrontare al termine di una idonea laurea di primo livello.
A questo proposito, in un primo tempo i criteri di accesso erano più
restrittivi. "Adeguandoci a quelli che sembravano i principi nazionali
- chiarisce Mazzola - avevamo deciso che primo requisito fosse il conseguimento
della laurea di primo livello in Biologia marina. Chi proveniva da altri
corsi si ritrovava con un pesante debito da recuperare in termine di esami
supplementari. Altri atenei però hanno fissato limiti meno rigidi,
accettando anche studenti che provenivano da altri corsi e imponendo recuperi
di lieve entità. In questa situazione - conclude Mazzola - rimanere
nelle nostre posizioni avrebbe significato solo favorire l'emigrazione
di questi ragazzi, che è proprio il contrario di quanto ci proponiamo".
Oggi la laurea specialistica garantisce il transito anche dalle lauree
triennali in Scienze biologiche, ambientali e naturali. Il presupposto
è che "il gap di questi studenti sarebbe solo formale e non
culturale - come dice Mazzola - quindi brevi corsi integrativi e un uso
mirato dei crediti facoltativi sono sufficienti a colmare ogni lacuna".
In particolare, i laureati in Risorse biologiche marine devono acquisire
una solida preparazione culturale nella biologia di base e della biologia
degli organismi marini, nell'ecologia marina e delle popolazioni e delle
comunità acquatiche. Inoltre è necessaria una buona conoscenza
dei cicli di ricambio della sostanza organica e dei meccanismi che spiegano
i processi di adattamento degli organismi ai diversi ambienti, compresi
gli ambienti cosiddetti di interfaccia, come stagni, lagune, bassifondi
costieri e estuari.
Altre competenze sono quelle che riguardano i metodi per le principali
analisi strumentali, gli strumenti analitici stessi e i principi cardine
del controllo e della valutazione degli effetti delle azioni umane sugli
ecosistemi acquatici.
Ma prima di ogni altra competenza, è fondamentale l'acquisizione
di una buona padronanza del metodo scientifico d'indagine. Una padronanza
tale da permettere il lavoro in autonomia, e la partecipazione alla progettazione
ed interpretazione degli esperimenti.
Abilità apparentemente "laterali" ma in realtà
ritenute basilari sono un buon livello di conoscenza della lingua inglese,
della letteratura scientifica e delle tecniche informatiche, in modo da
permettere il confronto con la comunità scientifica internazionale,
il continuo aggiornamento e la capacità di presentare dati scientifici
utilizzando le metodologie più moderne.
Gli studenti si confrontano anche con tirocini di almeno tre mesi presso
enti di ricerca pubblici (come Cnr, Icram e Enea) o privati, nonché
aziende produttive convenzionate.
Il laureato che abbia svolto questo percorso si propone come figura professionale
ad alta qualificazione. Fra la sue competenze rientrano lo sviluppo e
la promozione di attività di innovazione scientifica e tecnologica
in campo marino, nonché di gestione e progettazione delle tecnologie
e delle attività professionali.
Gli specialisti in questo settore potranno trovare occupazione presso
svariati ambiti. I più esemplari sono centri di ricerca, enti pubblici
che gestiscono aree marine protette, consorzi di ripopolamento, imprese
di acquicoltura e maricoltura, società di consulenza floro-faunistica
e monitoraggio dell'ambiente, società che sovrintendono al controllo
ed al monitoraggio ambientale, imprese di pesca e di trasformazione dei
prodotti ittici, enti di consulenza nel campo della pesca e della gestione
della fascia costiera.
Giuseppe Troncale
(27
maggio 2004)
rev-nu
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo al n. 10 del
1/6/2001
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