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Dieci anni fa moriva il grande pilota brasiliano
Ayrton Senna, un campione senza limiti

L’affetto profondo verso il Brasile e la sua famiglia, il legame indissolubile con i motori: “Sono tutto per me, vivere senza poter provare il brivido del rischio e il sapore della competizione non ha senso”. Tre volte campione del mondo, nel 1994 la sua vita si spegne contro un muro del circuito di Imola

“Se io avessi un incidente che eventualmente mi costasse la vita, io spero che sia sul colpo. Se io devo vivere, io voglio vivere pienamente. Molto intensamente, perché sono una persona intensa. La mia vita sarebbe rovinata se dovessi vivere parzialmente”. Era questo Ayrton Senna, pilota brasiliano di 34 anni, scomparso il primo maggio del 1994, in un tragico incidente sul circuito di Imola. La sua classe e la sua umanità hanno conquistato milioni di tifosi di tutto il mondo, facendo di lui uno dei campioni sportivi più amati da sempre.
In ogni intervista parlava della sua famiglia e del suo Brasile, la terra a cui era profondamente legato, e ricordava quante necessità c'erano e quanti bambini erano destinati a una vita di povertà e di stenti. Ma la vita del pilota brasiliano era soprattutto legata al mondo dei motori. “Sono tutto per me, vivere senza poter provare il brivido del rischio e il sapore della competizione non ha senso”.
Il padre gli costruisce il primo kart a 4 anni e nel 1984 Senna fa il suo esordio in Formula 1. Il suo talento è immenso e, nonostante non abbia mai la possibilità di guidare un’automobile di grandissimo livello, riesce a vincere per tre volte il campionato mondiale piloti. Nel 1994 lascia, tra le polemiche, la McLaren e passa alla Williams-Renault. Nei primi due gran premi, Brasile e Pacifico, ottiene la pole position ma non riesce a terminare la gara. E’ uno smacco troppo grande per un campione del suo livello e il circuito di San Marino sembra l’occasione giusta per riscattarsi. Sarà, però, un week-end maledetto. Durante le prove libere di venerdì, il suo migliore amico, Rubens Barrichello, ha un bruttissimo incidente alla guida di una Jordan, ma riporta solo danni al collo. Il giorno dopo, invece, muore il giovane pilota austriaco Roland Ratzenberger.
Senna rimane fortemente scosso dalla morte del collega e soprattutto da come la F1 non volesse fermarsi neppure davanti ad una tragedia del genere. Il pilota brasiliano non avrebbe più voluto correre domenica e passa la mattina della gara guardando e riguardando il filmato della fatale uscita di strada di Ratzenberger. Alle ore 14:17 la Williams di Senna si schianta, a oltre 250 km/h, contro il muro di cemento all’esterno della curva del Tamburello. Nell’urto un oggetto acuminato, probabilmente un pezzo della sospensione anteriore destra rimasto attaccato alla ruota, viene scaraventato violentemente verso l'abitacolo perforando la parte superiore della visiera del casco e il cranio del pilota. Le ferite riportate da Senna sono gravissime e alle 18:40, all’ospedale di Bologna dove è stato ricoverato, viene constatata la sua morte.
Il 20 febbraio 1997 si apre, davanti al pretore di Imola, il “processo Senna”: secondo il pm Maurizio Passarini, la Williams è responsabile della rottura del piantone dello sterzo che avrebbe provocato l’uscita di pista del pilota. L’accusa è di concorso in omicidio colposo, ma tutti gli imputati vengono assolti per insufficienza di prove sia in primo che in secondo grado. Il 27 gennaio 2003 la Corte di Cassazione annulla la sentenza e ora il processo d’appello è tutto da rifare.
Difetti di progettazione, errore di guida, gomme fredde, asfalto "sporco": tante sono state le ipotesi sulla morte del pilota brasiliano, ma dopo dieci anni la causa rimane ancora un mistero. Rimane però il ricordo di un grande campione, ma soprattutto di un grande uomo. “Ci sono cose che ti fanno capire quanto tu sia fragile. A un certo momento tu stai facendo qualcosa che nessun altro è capace di fare. In quello stesso momento sei visto come il migliore, il più veloce, ma sei enormemente fragile. Perchè in un piccolo secondo, è tutto finito”.
Giorgio La Bruzzo
rev. bute/cave

(28 aprile 2004)

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