|
|
|
|
Grandi temi - Approfondimenti
|
|
|
040426aldo
Quando si puÚ parlare di tortura?
A Montecitorio si riapre il dibattito
Secondo
un emendamento leghista approvato dal parlamento italiano, si puÚ parlare
di tortura solo in caso di reiterazione. Scoppiano le polemiche. Líutilizzo
della tortura, dai tempi degli antichi romani allíabolizione definitiva
del XIX secolo. Ma poteri legittimi o meno continuano ad usare strumenti
di tortura
"E' tortura solo se reiterata".
E' questo il messaggio dell'emendamento leghista approvato alla Camera
che ha provocato polemiche infinite e accuse da parte di opposizione e
opinione pubblica di aver "sacrificato i principi costituzionali
per dare un contentino alla Lega".
Nel codice penale attualmente in vigore non Ë previsto un reato specifico
di tortura. Carenza che si sta cercando di colmare con l'aggiunta di un
articolo, il 316 bis, nel codice penale. ìIl pubblico ufficiale che con
violenze o minacce gravi infligge sofferenze fisiche o mentali allo scopo
di ottenere confessioni, Ë punibile con la reclusione da 1 a 10 anniî
così recitava il testo originale della proposta di legge. Ma l'emendamento
della Lega ha modificato líespressione îcon violenze o minacce graviî,
aggiungendo "e reiterateî. Le critiche non si sono fatte attendere:
ci si Ë forse dimenticati del tempo trascorso per abolire totalmente la
tortura dallo stato di diritto?
La
tortura ieri. A Roma la tortura era il mezzo con cui il pater familias
costringeva i servi a confessare le circostanze di fatto che li rendevano
colpevoli. In seguito líantica costituzione cominciÚ a mutare, ed erano
i giudici dello Stato che si facevano carico di ottenere le confessioni.
Anche se in genere i giureconsulti romani non avevano fiducia nella tortura.
La debolezza, dicevano, puÚ far confessare reati inesistenti, la resistenza
fisica far tacere la veritý. Così veniva ammessa solo per gravi
indizi di colpevolezza.
La societý medievale vide cancellata la tortura, nonostante nello stesso
periodo la Santa Inquisizione la utilizzasse come pratica comune per frenare
la diffusione delle eresie. Passato il periodo feudale, la tortura ricomparve,
con metodi ancora più violenti nei comuni italici e nei grandi
feudi nel resto díEuropa.
Gli eccessi ai quali dava luogo questo barbaro sistema di prove avevano
indotto i governi a studiare una migliore organizzazione preventiva che
rendesse meno facile il delitto e quindi pi˜ sicura la societý. Si determinÚ
una forte reazione sociale alla tortura. Ma líabolizione di un cosÏ radicato
sistema inquisitorio non poté essere necessariamente opera di un
solo giorno. I primi accenni allíabolizione della tortura vanno ricercati
in disposizioni legislative, riforme procedurali e richieste popolari.
Si cercava di limitarla ai delitti pi˜ gravi o alle persone pi˜ indiziate.
La pratica forense divenne quella di applicarla solo simbolicamente. Finalmente,
quando la voce della scienza si affermÚ sempre pi˜ per líabolizione, culminando
nellíopera del Beccaria, le legislazioni la fecero cadere in disuso. Prima
la sostituirono con mezzi di afflizione corporale meno barbari e dolorosi,
poi líabolirono del tutto. Fu il codice di Carlo Felice del 1827 ad abolirla
definitivamente dall'Italia. Allíestero giý parecchi governi avevano prevenuto
la riforma. Purtroppo líabolizione della tortura come strumento inquisitivo,
non ha portato alla sua abolizione di fatto.
La tortura oggi. Il problema della tortura rientra in quello della
difesa dellíindividuo dagli abusi del potere politico, pi˜ o meno legittimo.
A subire violenze e umiliazioni di vario genere sono donne, bambini, rifugiati
politici, extracomunicatori e omosessuali. Ogni giorno telegiornali e
quotidiani sono pieni di notizie provenienti da ogni parte del pianeta
su abusi di potere perpetrati con inaudita violenza nei confronti di gente
comune. Amnesty International sottopone all'occhio dell'opinione pubblica
anche alcuni casi che altrimenti passerebbero sotto silenzio. Esemplare
è la storia di Tradigba Traorè, una donna della Guinea,
che fu arrestata e torturata solo per aver partecipato ad una manifestazione
per la liberazione di un dissidente. Anche i bambini subiscono spesso
abusi da parte di un potere più o meno legittimo, solitamente al
fine di ottenere la resa o la cattura di un adulto. La stessa associazione
umanitaria sottolinea la storia del ghanese Arhine Kwesi, espulso dalla
Germania perché irregolare, ma ucciso a bastonate dagli stessi
agenti prima di lasciare il paese.
Aldo Cangemi
(18 maggio 2004)
rev. bute/cave
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
Direttore: Giuseppe Silvestri. Direttore
responsabile: Dario Fidora
Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
laurea in Scienze della Comunicazione
Presidente: Antonio La Spina
|