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Grandi temi - Approfondimenti

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Quando si puÚ parlare di tortura?
A Montecitorio si riapre il dibattito
Secondo un emendamento leghista approvato dal parlamento italiano, si puÚ parlare di tortura solo in caso di reiterazione. Scoppiano le polemiche. Líutilizzo della tortura, dai tempi degli antichi romani allíabolizione definitiva del XIX secolo. Ma poteri legittimi o meno continuano ad usare strumenti di tortura

"E' tortura solo se reiterata". E' questo il messaggio dell'emendamento leghista approvato alla Camera che ha provocato polemiche infinite e accuse da parte di opposizione e opinione pubblica di aver "sacrificato i principi costituzionali per dare un contentino alla Lega".
Nel codice penale attualmente in vigore non Ë previsto un reato specifico di tortura. Carenza che si sta cercando di colmare con l'aggiunta di un articolo, il 316 bis, nel codice penale. ìIl pubblico ufficiale che con violenze o minacce gravi infligge sofferenze fisiche o mentali allo scopo di ottenere confessioni, Ë punibile con la reclusione da 1 a 10 anniî così recitava il testo originale della proposta di legge. Ma l'emendamento della Lega ha modificato líespressione îcon violenze o minacce graviî, aggiungendo "e reiterateî. Le critiche non si sono fatte attendere: ci si Ë forse dimenticati del tempo trascorso per abolire totalmente la tortura dallo stato di diritto?
La tortura ieri. A Roma la tortura era il mezzo con cui il pater familias costringeva i servi a confessare le circostanze di fatto che li rendevano colpevoli. In seguito líantica costituzione cominciÚ a mutare, ed erano i giudici dello Stato che si facevano carico di ottenere le confessioni. Anche se in genere i giureconsulti romani non avevano fiducia nella tortura. La debolezza, dicevano, puÚ far confessare reati inesistenti, la resistenza fisica far tacere la veritý. Così veniva ammessa solo per gravi indizi di colpevolezza.
La societý medievale vide cancellata la tortura, nonostante nello stesso periodo la Santa Inquisizione la utilizzasse come pratica comune per frenare la diffusione delle eresie. Passato il periodo feudale, la tortura ricomparve, con metodi ancora più violenti nei comuni italici e nei grandi feudi nel resto díEuropa.
Gli eccessi ai quali dava luogo questo barbaro sistema di prove avevano indotto i governi a studiare una migliore organizzazione preventiva che rendesse meno facile il delitto e quindi pi˜ sicura la societý. Si determinÚ una forte reazione sociale alla tortura. Ma líabolizione di un cosÏ radicato sistema inquisitorio non poté essere necessariamente opera di un solo giorno. I primi accenni allíabolizione della tortura vanno ricercati in disposizioni legislative, riforme procedurali e richieste popolari. Si cercava di limitarla ai delitti pi˜ gravi o alle persone pi˜ indiziate. La pratica forense divenne quella di applicarla solo simbolicamente. Finalmente, quando la voce della scienza si affermÚ sempre pi˜ per líabolizione, culminando nellíopera del Beccaria, le legislazioni la fecero cadere in disuso. Prima la sostituirono con mezzi di afflizione corporale meno barbari e dolorosi, poi líabolirono del tutto. Fu il codice di Carlo Felice del 1827 ad abolirla definitivamente dall'Italia. Allíestero giý parecchi governi avevano prevenuto la riforma. Purtroppo líabolizione della tortura come strumento inquisitivo, non ha portato alla sua abolizione di fatto.
La tortura oggi. Il problema della tortura rientra in quello della difesa dellíindividuo dagli abusi del potere politico, pi˜ o meno legittimo. A subire violenze e umiliazioni di vario genere sono donne, bambini, rifugiati politici, extracomunicatori e omosessuali. Ogni giorno telegiornali e quotidiani sono pieni di notizie provenienti da ogni parte del pianeta su abusi di potere perpetrati con inaudita violenza nei confronti di gente comune. Amnesty International sottopone all'occhio dell'opinione pubblica anche alcuni casi che altrimenti passerebbero sotto silenzio. Esemplare è la storia di Tradigba Traorè, una donna della Guinea, che fu arrestata e torturata solo per aver partecipato ad una manifestazione per la liberazione di un dissidente. Anche i bambini subiscono spesso abusi da parte di un potere più o meno legittimo, solitamente al fine di ottenere la resa o la cattura di un adulto. La stessa associazione umanitaria sottolinea la storia del ghanese Arhine Kwesi, espulso dalla Germania perché irregolare, ma ucciso a bastonate dagli stessi agenti prima di lasciare il paese.
Aldo Cangemi

(18 maggio 2004)

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