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Cultura
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La velocità di un proiettile
nell'ultimo libro dell'autrice, ieri all' "Area"
Isabella
Santacroce a
colpi di "Revolver" a Palermo
Nel locale
"contenitore arte contemporanea" di piazza Rivoluzione, la scrittrice
di Riccione ha incontrato ieri i suoi lettori. Il suo prossimo lavoro:
una donna nata con un arto piumato. Oggi a Catania per la seconda tappa
di "femminile plurale", la rassegna letteraria ideata da Luisa
Fiandaca e Leontine Regine, domani l'autrice di "Destroy" e
"Fluo" sarà a Siracusa
A
vederla arrivare sembra una bambola di porcellana un po' bistrattata,
in netto contrasto con la luce del giorno. Tra facezie in stile punk e
pizzi di reminiscenza curiana, Isabella Santacroce sembra rientrare perfettamente
nella definizione che di lei hanno dato di "dark lady della narrativa
italiana", anche se lei sembra non essere d'accordo. "Basta
indossare qualcosa di nero è ti considerano dark", risponde
la scrittrice quando le chiedo se le piace la cornice in cui è
stata inquadrata.
Apripista di una serie di incontri tutti al femminile e siciliani, organizzati
dalle librerie
Kalòs di Palermo, Tertulia di Catania e dal Biblos Cafè
di Siracusa.
Isabella pensi che ci sia differenza fra uno scrittore e una scrittrice?
"Nel mio caso, probabilmente sì. Se sei donna e parli di violenza
e sesso devi avere più coraggio. Ancora oggi la donna è
pensata come una madre benevola, scomoda quando urla e per questo da mettere
a tacere. Inoltre è stato detto che scrivo come un maschio, perché
uso la dolcezza in altro modo. Non parlo di sesso in modo romantico."
Ma come sono le donne di Isabella?
"Le donne che racconto sono quelle da cui scappare, da vedere come
inesistenti perchè non corrispondono allo stereotipo comodo all'uomo,
per cui dovrebbero essere meno potenti. Come Angelica di "Revolver"
(ultimo libro dell'autrice edito da Mondadori, ndr.). Angelica fa paura,
ma si tratta di una donna di cui ci si dovrebbe subito innamorare. E'
scomoda, con una lucidità enorme, dolce e terribile allo stesso
tempo perché le è stato tolto tutto subito."
Quanto c'è di autobiografico nei tuoi personaggi?
"Nelle mie donne ci sono moltissimo io, ma anche la vita degli altri,
delle persone che incontro e assorbo. Mi sento di avere l'inchiostro negli
occhi, osservo molto. Nel caso di Revolver è stato importante avere
conosciuto una donna argentina. Segnata dal tempo, aveva bisogno di aiuto
per chiamare il figlio, che era nel paese di origine. Comunque credo che
sia necessario che qualcuno osservi, magari più degli altri e poi
racconti."
Cosa è cambiato rispetto ai tuoi primi lavori, come "Destroy",
"Luminal"?
"Con quei libri mettevo paillettes sullo squallore. Adesso sento
di avere più coraggio, ho studiato il dettaglio. In Revolver c'è
tantissima speranza, ma non si tratta di quella che ti acceca, rendendoti
immobile e in attesa di qualcosa, di quella che con il tempo si trasforma
in rimpianto. La speranza di Revolver è la rivolta: tutti abbiamo
diritto al nostro sogno e cioé noi stessi."
Stai lavorando a qualcosa di nuovo?
"Sì, un racconto illustrato da Talexi, che ha già lavorato
per "Luminal", dal titolo "Dark Demonia", sempre per
la Mondadori. Racconterò di una donna chiusa in un castello e nata
con un arto piumato. Spero che diventi anche un lavoro teatrale."
Tra gli scrittori o scrittrici, c'è qualcuno a cui ti ispiri,
che preferisci?
"Se bisogna accostarmi a qualcuno le artiste a cui mi sento più
vicine sono delle fotografe. Mi piace molto Diane Arbus, soprattutto la
sua foto "una madre con la figlia scimmia".
Anche tu fotografi?
Faccio degli autoscatti con la Polaroid.
E come ti vedi?
Mi sento una donna elefante per come sento in modo amplificato, con delle
deformità all'interno del corpo, un mostro. Siamo tutti dei mostri.
Carla Incorvaia
rev cave
(23 aprile 2004)
(in alto una foto
di Diane Arbus)
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Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
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