|
|
|
|
Scienze politiche |
|
|
040423giolAPspo
L’Italia dei poveri: l’altra faccia
della medaglia
L’undici per cento delle famiglie italiane vive sotto la soglia
di povertà. “Da qualche anno a questa parte la disuguaglianza
sociale ha raggiunto livelli quasi intollerabili per una fetta troppo grossa
della popolazione”, commenta Alberto Tulumello, docente di Sociologia
economica Poco
poveri, ma molti. Da una recente ricerca dell’Istat è emerso
che l’11 per cento delle famiglie italiane ha un reddito annuo inferiore
alla soglia di povertà, ovvero 823,45 euro, e più della
metà di queste famiglie si trova al Sud. “E’ un dato
allarmante, non c’è dubbio, ma ricordiamoci che stiamo parlando
dell’Italia, la sesta potenza economica del mondo - commenta Alberto
Tulumello, docente di Sociologia economica alla facoltà di Scienze
politiche – e i nostri disoccupati non muoiono certo di fame, anzi,
se vivessero in un paese dell’Africa centrale sarebbero tra i più
ricchi”. Senza dimenticare che questi dati non tengono in considerazione
il fenomeno dell’economia sommersa: “C’è molta
gente al Sud che si mantiene con un lavoro in nero e con pensioni di invalidità
false, e questo è un fatto che non si può trascurare quando
andiamo a parlare di povertà”. Ciò non toglie che
il problema esiste: il 25,8 per cento delle famiglie povere dichiara almeno
un problema abitativo, come può essere per esempio l’aumento
degli affitti, e altre difficoltà riguardano il pagamento delle
utenze domestiche (8,9 per cento delle famiglie italiane), delle cure
mediche (6 per cento) e l’acquisto del cibo (3,6). “In un
paese come il nostro questo non dovrebbe succedere o comunque dovrebbe
riguardare un numero di persone sicuramente inferiore – continua
Tulumello -. Questi dati sono importanti, comunque, perché ci fanno
capire che la disuguaglianza sociale ha raggiunto livelli quasi intollerabili
per una fetta troppo grossa della popolazione”. Da qualche anno
a questa parte, all’interno dei paesi più industrializzati,
le differenze sociali aumentano e più questi paesi tendono ad arricchirsi,
più la soglia di povertà si sposta verso l’alto. “Il
meccanismo del welfare state ha la funzione di attenuare le disuguaglianze
– spiega Tulumello – ma la sua crisi e il suo ridimensionamento
hanno portato all’aumento delle differenze sociali e questo, in
parte, si traduce in un incremento delle persone che vivono sotto la soglia
di povertà”. Le prospettive per il futuro non sono rosee,
se si pensa che la quota di sanità privata è destinata ad
aumentare. “In questo paese abbiamo costruito una civiltà
dell’uguaglianza, dove tutti i cittadini hanno il diritto alla salute.
I tentativi di smantellare questo sistema, specialmente al Sud, rischiano
di aumentare il divario tra coloro che dispongono delle risorse finanziare
per permettersi certi servizi e coloro che invece non possono fare a meno
della sanità pubblica”. Il Mezzogiorno, in particolare, vive
una situazione delicata, tanto che qualcuno lo ha definito il «Terzo
mondo italiano». “Questo non è assolutamente vero perché
il Prodotto interno lordo medio, anche se più basso di quello nazionale,
è un Pil da paese industrializzato di fascia bassa. Non dimentichiamo
che due miliardi e mezzo di persone nel mondo hanno un reddito pro capite
inferiore ai due dollari l’anno – conclude Tulumello -. Sono
convinto che qualcosa, qui da noi, sta cambiando, soprattutto a livello
economico e sociale. L’approvazione, nel 1992, della legge 488,
che da un lato ha abolito il vecchio sistema degli aiuti per il Mezzogiorno
e dall’altro ha proposto un nuovo metodo di sostegno per le imprese
delle aeree depresse, quindi valido sia per il Nord che per il Sud, ha
costituito una svolta. L’economia meridionale, infatti, ha registrato
un crollo fino al 95/96, ma poi ha cominciato a migliorare, e oggi cresce
più di quella del nord Italia”.
Giorgio La Bruzzo
(23 aprile 2004)
rev mpu
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
Direttore: Giuseppe Silvestri. Direttore
responsabile: Dario Fidora
Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
laurea in Scienze della Comunicazione
Presidente: Antonio La Spina
|