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I grandi temi -
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040408alr
Internet,
la grande vittoria dei navigatori
Stop alle sanzioni per chi scarica file per uso privato
Modifica
nel decreto del ministro Urbani contro gli scambi di opere protette
dal
copyright. Rispetto al testo originale che prevedeva sanzioni pecuniarie,
non saranno più perseguibili coloro che scaricano da Internet
file senza fini di lucro. Il decreto, che ha sucitato polemiche, adotta
misure
restrittive finalizzate a controllare il traffico illegale di file condivisi
attraverso portali peer-to-peer, tecnologia basata sulla condivisione
di risorse informative tra più computer
Sospiro
di sollievo per i sostenitori delle libertà digitali. Sullonda
delle proteste il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, ha deciso
di cancellare dal decreto legge approvato dal governo e attualmente in
discussione alla Commissione Cultura della Camera, larticolo che
prevede sanzioni per i singoli utenti che scaricano da Internet file ad
uso personale. In virtù di questa rinuncia a perseguire anche chi
scarica file senza scopo di lucro, avvenuta grazie alla decisione di alcuni
deputati Ds di ritirare le questioni pregiudiziali di costituzionalità
presentate nei giorni scorsi, liniziativa del governo rappresenta
un primo passo verso lapertura di una discussione che dovrà
riguardare anche altri punti deboli del provvedimento. Tra questi i principali
riguardano lattribuzione al Dipartimento della pubblica sicurezza
di poteri dindagine spettanti allautorità giudiziaria,
il rischio della violazione della privacy degli utenti di Internet e la
disparità di tutela delle opere protette dal diritto dautore.
Reato scaricare film a fini di lucro
Valutata la straordinaria
necessità ed urgenza di emanare disposizioni per contrastare il
fenomeno della diffusione telematica abusiva di materiale audiovisivo
nonché per il sostegno finanziario e lo sviluppo delle attività
cinematografiche e dello spettacolo, il decreto nella sua forma originale
prevedeva delle sanzioni penali esclusivamente a carico di coloro che
venivano sorpresi a diffondere a scopo commerciale opere coperte dal copyright,
implicando sanzioni pecuniarie di modesta entità per chi scaricava
file per uso personale. Lobiettivo era quello di far comprendere
al popolo degli internauti, soprattutto ai giovani, che si trattava di
un comportamento lesivo dei diritti di altre persone, ovvero degli autori
delle opere cinematografiche. Pertanto mettere alcuni precisi paletti
significava distinguere ciò che era lecito da ciò che
non lo era per garantire il corretto utilizzo delle risorse tecnologiche
e
quindi per favorirne lo sviluppo.
Il decreto, già entrato in vigore a protezione del cinema e del
copyright, stabilisce che è reato scaricare film da Internet prevedendo
pene detentive per la pirateria a fini di lucro che andranno da sei mesi
a tre anni di reclusione e multe da 2500 sino a 15 mila euro. Il dibattito
sulla necessità di una proposta di legge verte anche sulla responsabilità
oggettiva dei providers che offrono la possibilità agli utenti
di scaricare file e sulla facilità di trovare in circolazione materiale
protetto da copyright. Secondo la legge, i providers diventerebbero dei
garanti tenuti a monitorare, a reprimere e a comunicare alle autorità
gli eventuali scambi illegali di opere protette dal diritto dautore. Polemiche
sul "peer-to-peer"
Il decreto, in particolare nella parte relativa alla tutela
del copyright cinematografico via reti telematiche, ha suscitato non
poche
polemiche. Se da un lato registi e attori, convinti che il fenomeno
della pirateria possa distruggere le industrie discografiche, sostengono
il
decreto come base fondamentale per la garanzia della democrazia e della
costituzione, dallaltro lampia platea dei navigatori, alcuni
giganti delle telecomunicazioni e soprattutto i providers hanno espresso
posizioni critiche nei riguardi del decreto, sostenendo che, per limpossibilità
di controllare uno per uno i file che gli utenti scambiano su Internet,
si finisce con il criminalizzare non un comportamento ma una certa tecnologia,
la cosiddetta peer-to-peer indipendentemente dal contenuto trasmesso.
Per capire limportanza che assume il peer-to-peer nel campo multimediale,
è utile ripercorrere le tappe che hanno caratterizzato levoluzione
di questo fenomeno, che rappresenta oggi uno dei problemi più grandi
che lindustria culturale e dellentertinement si trova a
dover contrastare.
Una storia di trenta'anni
Nata negli anni settanta per condividere file o risorse presenti
in computer collegati tra di loro attraverso una rete locale (LAN)
in
uffici e gruppi di lavoro, questa tecnologia, letteralmente computizzazione
punto a punto, viene oggi utilizzata in larga scala da milioni di utenti
per scambiarsi file di ogni genere (MP3, DVX, JPG). Questo scambio
noto
come file sharing o file swapping ha alla base quindi una comunità
di soggetti che utilizzano un software peer-to-peer per condividere le
loro risorse. Questo sistema, allinizio (anni Sessanta) poco valutato
nel panorama dellarchitettura dei calcolatori, negli anni Settanta
comincia ad essere apprezzato per la sua capacità di funzionare
in maniera totalmente decentrata ma anche per la potenza di calcolo che
permetteva di sviluppare grazie alla condivisione delle risorse. Il crescente
sviluppo delle tecnologie legate ai microprocessori ha rallentato la crescita
di questa tecnologia che, negli ultimi anni, in base alla propria architettura
definita client/client, si è pienamente affermata in quanto permette
alle macchine di comunicare direttamente senza passare per un server per
potere operare in rete. Tra le applicazioni più controverse del
peer-to-peer, si segnala il file sharing, cioè la condivisione
dei file in rete che, nato con lavvento del protocollo Napster,
permette di condividere una quota del proprio hard disk con gli altri
utenti che sono collegati al proprio PC.
Ma condividere file in rete è illegale?
Negli
Stati Uniti dove il peso delle major musicali si fa sentire in maniera
più sostanziosa è in vigore dal 28 ottobre 1998 il Digital
millenium copyright act (Dmca), lequivalente della nostra legge
sul diritto dautore, che garantisce per periodi di tempo limitati
ad autori ed inventori il diritto esclusivo ai rispettivi testi. In Italia
il fenomeno è sempre stato affrontato con sufficienza e, a questo
proposito, liniziativa del ministro Urbani orientata ad apportare
misure restrittive nelluso e nello scambio di file in rete, serve
a disciplinare una materia da sempre molto controversa. Il peer-to-peer
rappresenta una tecnologia in continua evoluzione che ha portato e che
continuerà a portare notevoli vantaggi a tutti gli utenti di
Internet, mettendo a disposizione risorse generalmente non disponibili
sul singolo
computer e influendo in maniera positiva sul processo di democratizzazione
della rete.
Antonio La Rosa
(21 aprile 2004)
rev.bute/sage
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al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
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