Testata giornalistica dell'Università degli Studi di Palermo. - ateneo@unipa.it


www.ateneonline.info
portale d'informazione
dell'Università degli Studi
di Palermo

LE SEZIONI


Notiziario

>Esteri

>Interni

>Sicilia

>Palermo

>Sport e tempo libero

>News

>L'edicola online

>Rassegna stampa

>I grandi temi



I grandi temi - approfondimenti

040408alr
Internet, la grande vittoria dei navigatori
Stop alle sanzioni per chi scarica file per uso privato

Modifica nel decreto del ministro Urbani contro gli scambi di opere protette dal copyright. Rispetto al testo originale che prevedeva sanzioni pecuniarie, non saranno più perseguibili coloro che scaricano da Internet file senza fini di lucro. Il decreto, che ha sucitato polemiche, adotta misure restrittive finalizzate a controllare il traffico illegale di file condivisi attraverso portali peer-to-peer, tecnologia basata sulla condivisione di risorse informative tra più computer

Sospiro di sollievo per i sostenitori delle libertà digitali. Sull’onda delle proteste il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, ha deciso di cancellare dal decreto legge approvato dal governo e attualmente in discussione alla Commissione Cultura della Camera, l’articolo che prevede sanzioni per i singoli utenti che scaricano da Internet file ad uso personale. In virtù di questa rinuncia a perseguire anche chi scarica file senza scopo di lucro, avvenuta grazie alla decisione di alcuni deputati Ds di ritirare le questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate nei giorni scorsi, l’iniziativa del governo rappresenta un primo passo verso l’apertura di una discussione che dovrà riguardare anche altri punti deboli del provvedimento. Tra questi i principali riguardano l’attribuzione al Dipartimento della pubblica sicurezza di poteri d’indagine spettanti all’autorità giudiziaria, il rischio della violazione della privacy degli utenti di Internet e la disparità di tutela delle opere protette dal diritto d’autore.
Reato scaricare film a fini di lucro
Valutata la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per contrastare il fenomeno della diffusione telematica abusiva di materiale audiovisivo nonché per il sostegno finanziario e lo sviluppo delle attività cinematografiche e dello spettacolo, il decreto nella sua forma originale prevedeva delle sanzioni penali esclusivamente a carico di coloro che venivano sorpresi a diffondere a scopo commerciale opere coperte dal copyright, implicando sanzioni pecuniarie di modesta entità per chi scaricava file per uso personale. L’obiettivo era quello di far comprendere al popolo degli internauti, soprattutto ai giovani, che si trattava di un comportamento lesivo dei diritti di altre persone, ovvero degli autori delle opere cinematografiche. Pertanto mettere alcuni precisi paletti significava distinguere ciò che era lecito da ciò che non lo era per garantire il corretto utilizzo delle risorse tecnologiche e quindi per favorirne lo sviluppo.
Il decreto, già entrato in vigore a protezione del cinema e del copyright, stabilisce che è reato scaricare film da Internet prevedendo pene detentive per la pirateria a fini di lucro che andranno da sei mesi a tre anni di reclusione e multe da 2500 sino a 15 mila euro. Il dibattito sulla necessità di una proposta di legge verte anche sulla responsabilità oggettiva dei providers che offrono la possibilità agli utenti di scaricare file e sulla facilità di trovare in circolazione materiale protetto da copyright. Secondo la legge, i providers diventerebbero dei garanti tenuti a monitorare, a reprimere e a comunicare alle autorità gli eventuali scambi illegali di opere protette dal diritto d’autore. Polemiche sul "peer-to-peer"
Il decreto, in particolare nella parte relativa alla tutela del copyright cinematografico via reti telematiche, ha suscitato non poche polemiche. Se da un lato registi e attori, convinti che il fenomeno della pirateria possa distruggere le industrie discografiche, sostengono il decreto come base fondamentale per la garanzia della democrazia e della costituzione, dall’altro l’ampia platea dei navigatori, alcuni giganti delle telecomunicazioni e soprattutto i providers hanno espresso posizioni critiche nei riguardi del decreto, sostenendo che, per l’impossibilità di controllare uno per uno i file che gli utenti scambiano su Internet, si finisce con il criminalizzare non un comportamento ma una certa tecnologia, la cosiddetta peer-to-peer indipendentemente dal contenuto trasmesso. Per capire l’importanza che assume il peer-to-peer nel campo multimediale, è utile ripercorrere le tappe che hanno caratterizzato l’evoluzione di questo fenomeno, che rappresenta oggi uno dei problemi più grandi che l’industria culturale e dell’entertinement si trova a dover contrastare.
Una storia di trenta'anni
Nata negli anni settanta per condividere file o risorse presenti in computer collegati tra di loro attraverso una rete locale (LAN) in uffici e gruppi di lavoro, questa tecnologia, letteralmente computizzazione punto a punto, viene oggi utilizzata in larga scala da milioni di utenti per scambiarsi file di ogni genere (MP3, DVX, JPG). Questo scambio noto come file sharing o file swapping ha alla base quindi una comunità di soggetti che utilizzano un software peer-to-peer per condividere le loro risorse. Questo sistema, all’inizio (anni Sessanta) poco valutato nel panorama dell’architettura dei calcolatori, negli anni Settanta comincia ad essere apprezzato per la sua capacità di funzionare in maniera totalmente decentrata ma anche per la potenza di calcolo che permetteva di sviluppare grazie alla condivisione delle risorse. Il crescente sviluppo delle tecnologie legate ai microprocessori ha rallentato la crescita di questa tecnologia che, negli ultimi anni, in base alla propria architettura definita client/client, si è pienamente affermata in quanto permette alle macchine di comunicare direttamente senza passare per un server per potere operare in rete. Tra le applicazioni più controverse del peer-to-peer, si segnala il file sharing, cioè la condivisione dei file in rete che, nato con l’avvento del protocollo Napster, permette di condividere una quota del proprio hard disk con gli altri utenti che sono collegati al proprio PC.
Ma condividere file in rete è illegale?
Negli Stati Uniti dove il peso delle major musicali si fa sentire in maniera più sostanziosa è in vigore dal 28 ottobre 1998 il Digital millenium copyright act (Dmca), l’equivalente della nostra legge sul diritto d’autore, che garantisce per periodi di tempo limitati ad autori ed inventori il diritto esclusivo ai rispettivi testi. In Italia il fenomeno è sempre stato affrontato con sufficienza e, a questo proposito, l’iniziativa del ministro Urbani orientata ad apportare misure restrittive nell’uso e nello scambio di file in rete, serve a disciplinare una materia da sempre molto controversa. Il peer-to-peer rappresenta una tecnologia in continua evoluzione che ha portato e che continuerà a portare notevoli vantaggi a tutti gli utenti di Internet, mettendo a disposizione risorse generalmente non disponibili sul singolo computer e influendo in maniera positiva sul processo di democratizzazione della rete.
Antonio La Rosa

(21 aprile 2004)
rev.bute/sage

> torna alla Prima Pagina


Ateneonline
(www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo al n. 10 del 1/6/2001
Direttore: Giuseppe Silvestri. Direttore responsabile: Dario Fidora
Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di laurea in Scienze della Comunicazione
Presidente: Antonio La Spina