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Scienze della
formazione
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Quando pubblicare una notizia? Il
dilemma del giornalista
Il
quotidiano Libero riporta interamente i verbali secretati delle dichiarazioni
di Calisto Tanzi sul caso Parmalat, gli altri quotidiani no. Franco Nicastro,
docente di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico allíUniversità di
Palermo, chiarisce le diverse scelte editoriali. I rischi penali
"La
notizia, se c'è va data". Bastano poche parole
per capire l'opinione
di Franco Nicastro, docente di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico
all'Università di Palermo, sulla pubblicazione o meno di verbali
secretati. Le dichiarazioni di Calisto Tanzi sui presunti finanziamenti
illeciti
a politici di entrambi gli schieramenti in cambio di favori, hanno riportato
l'attenzione su un problema che da sempre interessa il giornalismo: è
deontologicamente corretto pubblicare notizie coperte da segreto istruttorio?
Il quotidiano Libero ha deciso di rendere noto il contenuto dei verbali
di cui è venuto in possesso un suo giornalista. Gli altri quotidiani
hanno scelto di non seguire le notizie pubblicate dal quotidiano diretto
da Feltri. Come insegnano tutti i manuali di giornalismo, la pubblicazione
di un fatto deve seguire certi criteri di notiziabilità. "Nella
vicenda Parmalat l'interesse oggettivo c'è - afferma Nicastro
- e basta una semplice lettura dei verbali per accorgersene. E' interesse
di tutti sapere se dietro le vicende dell'economia ci fosse un alto
tasso di inquinamento e di collusione con la politica". Va apprezzata
quindi la scelta editoriale di Libero che ha sfruttato le fonti a propria
disposizione per un importante
scoop giornalistico. Nicastro sottolinea però la scelta di Repubblica,
l'altro quotidiano che, insieme con Libero, aveva ottenuto i verbali
secretati delle dichiarazioni di Tanzi. Il quotidiano diretto da Ezio
Mauro, dopo aver pubblicato il primo giorno, solo parzialmente, il contenuto
dei verbali, ha deciso di non proseguire. La scelta presa dal quotidiano
fondato da Eugenio Scalfari nella vicenda è "da
apprezzare perché lo scoop l'ha fatto - aggiunge Nicastro -
poi ha considerato il resto delle dichiarazioni un dettaglio, di interesse
prettamente specifico. Materiale utile più agli addetti ai lavori
che ai lettori di un quotidiano". Appurato che una notizia di cui si è entrati
in possesso, dev'essere pubblicata, resta comunque fondamentale il fattore
morale. Quanta cautela bisogna avere nel riportare notizie che, in questo
caso, riguardano presunti
illeciti commessi da politici e imprenditori? "La soglia delle
cautele si abbassa quanto maggiore è la notorietà delle
persone coinvolte; ci si preoccupa maggiormente, ed è giusto
che sia così, di tutelare il cittadino comune, che non riveste
un ruolo pubblico".
Secondo Nicastro i rischi maggiori sono altri; infatti, i verbali con
le dichiarazioni
di un imputato, riportate
parola per parola, "tendono a far sembrare realtà quello
che è invece
soltanto esclusiva visione di una parte processuale". Illuminante
in tal senso è il caso "Mani pulite", nel quale "l'informazione
produsse effetti, anche disastrosi, sulla vita di persone coinvolte
solo marginalmente, ma additate dall'opinione pubblica come dei ladri
solo per una foto sul giornale". Ancora una volta emerge chiaramente
l'importanza dell'autonomia professionale del giornalista che deve essere
in grado di raccontare tutto,
controllando sempre l'attendibilità delle fonti. Resta da chiarire
un ultimo punto fondamentale: è penalmente perseguibile chi pubblica
verbali secretati? L'articolo 329 del nuovo codice di procedura penale
impone la segretezza per gli atti di indagine compiuti dal Pubblico ministero
o dalla polizia giudiziaria fino a quando l'imputato non ne venga messo
a conoscenza, "per tutelare i diritti delle persone coinvolte
e per evitare che le prove non vengano influenzate da fattori esterni".
Quindi si commette un illecito pubblicando verbali secretati. Svariati
sono
i casi di giornalisti
processati e condannati per aver violato il segreto istruttorio. "Io
stesso - continua il docente - sono stato più volte incriminato,
senza conseguenze penali, per violazione del segreto d'ufficio. Ma il
caso
più eclatante è senza dubbio legato alla vicenda di Fabio
Isman, giornalista del Messaggero, che finì in carcere per aver
pubblicato verbali secretati sulle brigate rosse". Le mani dei cronisti
non sono comunque così legate:
l'articolo 200, sul segreto professionale del giornalista, afferma infatti
che è
concesso non rivelare le proprie fonti a meno che non sia indispensabile
ai fini della prova del reato per cui si procede. L'importante per chi
scrive è conservare sempre e comunque la propria autonomia professionale
e "produrre informazione utilizzando un rapporto corretto con
le fonti".
Aldo Cangemi
(5 aprile 2004)
rev mpu
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al n. 10 del 1/6/2001
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