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NOTIZIARIO / Fotoreportage

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Il fumetto tra impressionismo e stile lineare
Alla riscoperta del poliedrico Alessandrini
Un appuntamento d'arte intrigante nella forma e assolutamente originale nel contenuto. Un'occasione di incontro con un autore che non nasconde nulla di sè, ma si propone in assoluta semplicità. La mostra di Giancarlo Alessandrini è una sorta di viaggio scanzonato ricco di personaggi ed avventure che vuole valorizzare il fumetto, genere tradizionalmente considerato meno impegnativo rispetto alla pittura, scultura e fotografia. Un diversivo, un gioco della moda, della fantasia collettiva: modi di vedere che l'artista vuole confutare.
Promossa dalla Galleria Affiche in collaborazione con la Provincia regionale di Palermo, ed allestita all'Orto Botanico, la mostra conta circa 400 tavole. Si spazia dai primi disegni giovanili utilizzati dall'artista per la creazione dei suoi giochi fino alle ultime produzioni presentate in Francia e solo successivamente in Italia. Passando attraverso schizzi, tavole di prova e produzione destinata a manifesti per eventi culturali sino a tavole realizzate per puro piacere personale.

Queste tavole inedite sono state presentate da Alessandrini come provino di presentazione al Corriere dei Ragazzi. L'opera, che racchiude il percorso cronologico dell'artista, ha uno stile espressionistico anche se ancora non c'è un carattere stilizzato dei personaggi.
Con i disegni dedicati a Ken Parker, eroe del fumetto western moderno, l'artista è riuscito ad esternare tutte le sue potenzialità espressive, connotando fortemente i personaggi senza mai perdere l'entusiasmo nei confronti di questo mezzo narrativo. L'opera esalta lo stile impressionistico o chiaroscurale che nasce dal contrasto luminoso, più o meno accentuato, tra i bianchi e i neri.
A proposito di eroi di fumetti, Martin Mystere è il personaggio creato visivamente da Alessandrini. L'opera dimostra che l'artista ha trovato nella semplicità, leggerezza e libertà della linea, il segreto di un'espressività grafica agile, flessibile ed essenziale, in perfetto equilibrio tra il segno d'autore ed una facile ed immediata leggibilità.
Con "L'uomo di Mosca" viene rappresentato uno spaccato del fumetto sia d'autore che seriale. Qui, nell'ambito del disegno, trovano analoga corrispondenza due tradizioni pittoriche, affermatesi nel corso dei secoli, quella fiorentina e quella veneta. Nella prima è la linea che costruisce l'immagine poi vivacizzata dal colore. Nella seconda è il colore con le sue ombreggiature e lumeggiature a costruire l'immagine priva di una netta linea di contorno.
 
Anastasia Brown è un eroe che l'autore ha sempre amato Un personaggio diverso dagli altri stereotipi del fumetto classico d'avventura, una figura con la quale ha potuto sbizzarrirsi in espressioni, situazioni e atmosfere assolutamente "fuori" dagli schemi del fumetto seriale. Il tratto caratteristico è l'elemento umoristico che si lega a quella sperimentazione della linea "chiara" cominciata con "l'Uomo di Mosca".
A conclusione del suo percorso grafico, va segnalata la sua ultima produzione presentata in Francia in quattro volumi. In essa ogni vocazione impressionistica o chiaroscurale viene definitivamente abbandonata. L'opera segna infatti la conversione alla tradizione della "linea chiara", ritenuta dalla critica il suo inconfondibile marchio di fabbrica. Questo stile è diffuso nel fumetto franco-belga ed è basato su una precisa linea di contorno.
Fotoreportage di Antonio La Rosa

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